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Savino, vicepresidente Cei a Md: io spinto a rinunciare dal frastuono, ma giudici restino autonomi

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Il vescovo è schierato al fianco “dell’indipendenza della magistratura e dei valori costituzionali”
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Una sedia vuota. Lasciata apposta sul palco dei lavori di Magistratura democratica, in un cinema del Pigneto, quasi periferia di Roma. L’immagine simboleggia la forzata defezione del vicepresidente della Cei con delega al Sud, Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio, che è schierato al fianco “dell’indipendenza della magistratura e dei valori costituzionali”, ma a cui è stato infine suggerito di non accogliere più quell’invito a parlare, che pure aveva accettato come segno di “ascolto e condivisione”.

Una scelta sofferta, Savino - già in passato autore di analisi critiche sulle riforme della destra e di severe riflessioni contro l'autonomia differenziata ("Per come è stata pensata ed articolata è un macigno sulle spalle del Paese e delle future generazioni"), ora obbedisce, ma non sta zitto. E spiega in una limpida e serena lettera. “Ho deciso di rinunciare alla mia presenza, con l’amarezza di chi vede la sostanza soffocata dal frastuono, ma anche con il dovere di custodire le…

Una sedia vuota. Lasciata apposta sul palco dei lavori di Magistratura democratica, in un cinema del Pigneto, quasi periferia di Roma. L’immagine simboleggia la forzata defezione del vicepresidente della Cei con delega al Sud, Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio, che è schierato al fianco “dell’indipendenza della magistratura e dei valori costituzionali”, ma a cui è stato infine suggerito di non accogliere più quell’invito a parlare, che pure aveva accettato come segno di “ascolto e condivisione”.

Una scelta sofferta, Savino - già in passato autore di analisi critiche sulle riforme della destra e di severe riflessioni contro l'autonomia differenziata ("Per come è stata pensata ed articolata è un macigno sulle spalle del Paese e delle future generazioni"), ora obbedisce, ma non sta zitto. E spiega in una limpida e serena lettera. “Ho deciso di rinunciare alla mia presenza, con l’amarezza di chi vede la sostanza soffocata dal frastuono, ma anche con il dovere di custodire le istituzioni…”.

Così il convegno di Md (la corrente di sinistra delle toghe, segretario uscente Stefano Musolino, presidente Silvia Albano) che ha aperto oggi il suo XXV congresso - dopo la lunga maratona di ieri per il no, durata fino quasi a notte con Maurizio de Giovanni, don Luigi Ciotti, Rosi Bindi, Erri De Luca, Giovanni Bachelet e i contributi di Lino Guanciale, di Pif, Viola Ardone - scopre subito un nervo scoperto interno alla Chiesa, non solo in ossequio a regole e stile che si è data la Conferenza episcopale italiana.

“La mia annunciata partecipazione a un’iniziativa promossa da Magistratura democratica ha dato luogo a letture e interpretazioni polarizzate, rischiando di spostare l’attenzione dai contenuti a dinamiche di contrapposizione. Per questo, con l’amarezza di chi vede la sostanza soffocata dal frastuono e con il dovere di custodire le istituzioni, ho deciso di rinunciare alla mia presenza – scrive Savino – nell’auspicio che tale scelta contribuisca a ricondurre il confronto in un registro più sobrio e costruttivo, rispettoso e realmente orientato al bene comune”.

Ma il tema del congresso, “Proteggere la Costituzione per proteggere il futuro”, sottolinea il vescovo, merita ogni attenzione: “La Costituzione è l’infrastruttura istituzionale della coesione sociale: non un marcatore di parte, ma una casa comune che precede le maggioranze e non umilia le minoranze; una “legge superiore” perché ricorda a tutti – soprattutto a chi esercita potere – che esistono limiti invalicabili: la dignità della persona, i diritti inviolabili, le garanzie”.

Dunque, chiarisce ancora Savino, mai avrebbe partecipato per dare “un’indicazione di voto sul referendum. Non compete a un vescovo suggerire un’opzione elettorale: sarebbe improprio sul piano istituzionale e riduttivo su quello spirituale. Ciò che compete, invece, è richiamare alcuni criteri di responsabilità civica che, in questo tempo, appaiono più necessari che mai”.

Il primo tra tutti: “custodire l’equilibrio tra i poteri dello Stato. L’autonomia reciproca non è una formalità, ma una garanzia per tutti. E quando i poteri smettono di bilanciarsi e di contenersi, la liberà diventa fragile; e a pagare per primi il prezzo di ogni squilibrio sono sempre i più deboli, i meno protetti, chi dispone di minori risorse culturali o relazionali per difendersi”.

Savino nella sua lettera sviluppa i tre "principi di responsabilità civica, che appaiono - sottolinea - più necessari che mai in questo tempo". "Primo: custodire l'equilibrio tra i poteri". Secondo: "riconoscere che l’indipendenza della magistratura non è un privilegio di categoria, ma una tutela sostanziale dello stato di diritto", perché "la giustizia per essere giustizia, non può mai diventare prossima al potere". Non a caso il vescovo cita Rosario Livatino, la figura che la Chiesa ha innalzato sugli altari, (diventato un simbolo sempre citato da magistrati-politici di destra ) e di cui il vescovo ricorda però il suo essere magistrato "come servizio reso alla persona e alla comunità". Terzo, "la partecipazione". Un invito forte a recarsi alle urne: perché "senza cittadine e cittadini che pensano e partecipano, lo spazio pubblico si restringe e la politica si riduce a comunicazione, o peggio a politica come brandizzazione". Parole su cui torna l’opposizione, attaccando il clima avvelenato indotto dalla campagna della destra. A cominciare dal presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, a margine del congresso. "Don Ciccio Savino, permettetemi di chiamarlo così perché per me resta il parroco di Bitonto di 25 anni fa, è sempre stato accanto agli ultimi. è la sua unica stella polare. Coloro che si sono permessi di criticarlo, hanno commesso veramente un grave errore a soffiare sul fuoco. Fino a non consentire a una grande personalità di essere qui con noi. Rispettiamo la sua scelta, evidentemente saggia, visto il contesto in cui siamo - sottolinea il capogruppo – e il clima che la presidente del consiglio ha creato anche con le dichiarazioni di ieri“. E Peppe De Cristofaro, da Avs: “Il vicepresidente della Cei è oggetto da giorni di una campagna al limite del diffamatorio da parte dei giornali della destra che lo ha costretto a rinunciare per evitare speculazioni. Siamo al punto che decidono le forze di maggioranza se uno può partecipare o no a determinate iniziative. Ieri le enormi bugie dette dalla Meloni sulla riforma Nordio-Bartolozzi, oggi la rinuncia di Monsignor Savino. Come se non bastassero già i mille motivi per votare No, questa campagna contro Monsignor Savino è un'ulteriore ragione per bocciare la riforma della giustizia”.

A intervenire anche il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi: "Io ho avuto l'onore di far parte del Consiglio Superiore della Magistratura tra il 2002 e il 2006. Di quel Consiglio facevano parte il vicepresidente Virginio Rognoni e il professore ed ex ministro Luigi Berlinguer. Ne faceva parte anche il professore Spanger, attuale portavoce dello schieramento del sì al referendum. Ecco, io faccio fatica, anzi mi riesce impossibile, associare o anche solo accostare i nomi che ho fatto ad un sistema paramafioso, non ce la faccio proprio".

Consiglio Superiore della Magistratura tra il 2002 e il 2006. Di quel Consiglio facevano parte il vicepresidente Virginio Rognoni e il professore ed ex ministro Luigi Berlinguer. Ne faceva parte anche il professore Spanger, attuale portavoce dello schieramento del Sì al referendum. Ecco, io faccio fatica, anzi mi riesce impossibile, associare o anche solo accostare i nomi che ho fatto ad un sistema paramafioso, non ce la faccio proprio". Lo ha detto il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, intervenuto con un messaggio di saluto al congresso di Md.

"Vorrei che mi spiegassero cosa ci fosse di paramafioso in quel sistema. Delle due l'una: o si capisce poco di mafia o si capisce poco o nulla di magistratura e di Csm e le due cose insieme vanno decisamente poco bene e certamente non ci fanno bene", ha aggiunto.

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