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Secolo XIX, Bucci: “Era il direttore a chiedermi di scrivergli, poi ha cambiato idea. Ecco le chat”

Il presidente della regione Liguria Marco Bucci

 (ansa)

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Il governatore ligure sui dossier all’editore del giornale: “Solo rassegne stampa”
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È il 22 novembre 2025 quando il presidente della Regione Marco Bucci scrive al direttore del Secolo XIX Michele Brambilla e gli inoltra un documento: una rassegna di articoli usciti nelle settimane precedenti con annotazioni dell’ufficio stampa regionale, conteggi delle righe, contestazioni sulle didascalie, polemiche sulla scelta delle fotografie. «Ti mando alcuni resoconti delle ultime settimane che sono stati elaborati dal mio ufficio stampa. Senza alcuno spirito polemico, alcune osservazioni, anche da parte nostra, potrebbero essere esagerate… ma per proseguire quello che ci siamo detti nel nostro ultimo incontro».

È lo scambio che Bucci indica come prova della sua versione nella polemica sui dossieraggi della Regione a carico del quotidiano genovese, denunciati dal dir…

È il 22 novembre 2025 quando il presidente della Regione Marco Bucci scrive al direttore del Secolo XIX Michele Brambilla e gli inoltra un documento: una rassegna di articoli usciti nelle settimane precedenti con annotazioni dell’ufficio stampa regionale, conteggi delle righe, contestazioni sulle didascalie, polemiche sulla scelta delle fotografie. «Ti mando alcuni resoconti delle ultime settimane che sono stati elaborati dal mio ufficio stampa. Senza alcuno spirito polemico, alcune osservazioni, anche da parte nostra, potrebbero essere esagerate… ma per proseguire quello che ci siamo detti nel nostro ultimo incontro».

È lo scambio che Bucci indica come prova della sua versione nella polemica sui dossieraggi della Regione a carico del quotidiano genovese, denunciati dal direttore del Secolo e oggetto di un’indagine dell’Ordine dei giornalisti e ora anche della procura. «Non erano dossier ma rassegne stampa», sostiene il governatore. «Gli unici documenti emersi sono rassegne stampa di cui, peraltro, sarebbe serenamente legittimo parlare con chiunque». Ma presidente, è davvero normale preparare, a spese del contribuente, documenti di questo tipo? «Mi richiamo all’articolo 21 della Costituzione. Nessuno può dire che un cittadino, anzi che il presidente dei liguri, non possa far sapere la sua opinione». Lei mandava quei documenti, però, all’editore, che è anche un imprenditore con interessi in Liguria. Non ritiene che sia una forma di pressione, come ha detto la sindaca Silvia Salis nell’intervista a Repubblica? «Non l’ho mai fatto e nemmeno pensato. Nessuno ha mai tentato di condizionare una campagna elettorale. Se parlavo con l’editore del Secolo, a cui non ho mai mandato quelle rassegne stampa ma con cui certo ho espresso le mie opinioni, non parlavo con l’imprenditore. Ma con l’editore».

Bucci rivendica l’interlocuzione con Brambilla citando le chat. In un caso viene girata al direttore la protesta del sindaco di Sestri Levante per un’intervista ritenuta troppo morbida con una esponente dell’opposizione. Brambilla risponde che ne parlerà con la redazione e ribadisce il mandato di «essere imparziali e dare spazio a tutti». Il direttore, in realtà, quando legge i dossier-rassegne stampa non resta zitto. «Lasciami dire — scrive — che sono molto dispiaciuto del tono che usa il tuo ufficio stampa, brutto davvero». Mentre quando a maggio Bucci — che protestava spesso, «ma lo faccio con tutti e in trasparenza, è il mio ruolo», rivendica oggi — gli gira un messaggio di un utente su Facebook contro il Secolo, il direttore si arrabbia: «La maleducazione e la malafede non conoscono limiti. Sono davvero stanco. Facciamo un giornale onesto. E stop».

«Io», dice Bucci a Repubblica, «mandavo a Brambilla perché era lui che me le aveva chieste. Era lui che mi ha scritto: “Avvisami quando vuoi precisare così non si accumulano rassegne”. Ma è inaccettabile che si dicano bugie». Il riferimento è ancora alla sindaca Salis. «Dice cose non vere, sembra che sappia un sacco di cose, chissà chi gliele ha dette. Mi meraviglia che non si accerti quale sia la verità». Tra le «cose non vere» Bucci cita un documento allegato all’indagine dell’Ordine, del quale ha dato conto Repubblica mercoledì, con indicazioni per la campagna elettorale. «Non ho mai visto quel documento. Lo dirò anche martedì in consiglio regionale». Ma il direttore del Secolo conserva e mostra le chat con quel documento, inviato all’editore. Ecco perché questa storia è appena cominciata.

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