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Guerini: “Il governo lasci la postura sovranista e agisca con gli alleati Ue”

Il presidente Copasir Lorenzo Guerini 

 

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L’ex ministro della Difesa e presidente del Copasir: “Fatta salva l’emergenza, noi dobbiamo mantenere inalterata la presenza dell’Italia nella regione che è cruciale per la sicurezza”
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ROMA – Due volte ministro della Difesa e presidente del Copasir, Lorenzo Guerini suona l’allarme: «Di fronte all’allargarsi del conflitto nel Golfo, frutto di un’operazione militare unilaterale di Stati Uniti e Israele che rischia di destabilizzare la regione e sta danneggiando l’Italia sotto il profilo della sicurezza e dei nostri interessi nazionali, a partire dall’impennata dei prezzi del petrolio che pesa su cittadini e imprese», il governo «deve abbandonare la postura sovranista e l’accondiscendenza nei confronti di Trump per agire di concerto con gli alleati europei».

La premier può continuare a far finta di nulla ora che Trump ha anche sospeso le sanzioni per chi acquista greggio russo, facendo un grosso favore a Putin?

«No perché quest’ultima, assai discutibile scelta della Casa Bianca, che è un effetto indiretto della guerra in Iran, offre a Mosca nuova linfa e maggiori risorse per affondare il colpo in Ucraina».

Come sono collegati i due fronti?

«A fine gennaio il …

ROMA – Due volte ministro della Difesa e presidente del Copasir, Lorenzo Guerini suona l’allarme: «Di fronte all’allargarsi del conflitto nel Golfo, frutto di un’operazione militare unilaterale di Stati Uniti e Israele che rischia di destabilizzare la regione e sta danneggiando l’Italia sotto il profilo della sicurezza e dei nostri interessi nazionali, a partire dall’impennata dei prezzi del petrolio che pesa su cittadini e imprese», il governo «deve abbandonare la postura sovranista e l’accondiscendenza nei confronti di Trump per agire di concerto con gli alleati europei».

La premier può continuare a far finta di nulla ora che Trump ha anche sospeso le sanzioni per chi acquista greggio russo, facendo un grosso favore a Putin?

«No perché quest’ultima, assai discutibile scelta della Casa Bianca, che è un effetto indiretto della guerra in Iran, offre a Mosca nuova linfa e maggiori risorse per affondare il colpo in Ucraina».

Come sono collegati i due fronti?

«A fine gennaio il ministro delle finanze russo aveva dichiarato che le casse della Federazione erano in uno stato tale da imporre un taglio dei servizi o un aumento delle tasse. La sospensione delle sanzioni e il rincaro del petrolio a livello mondiale produce un boom di entrate per il Cremlino, che può vendere il suo sui mercati e incassare più soldi per finanziare la guerra contro Kiev. Bene ha perciò fatto l’Europa a stigmatizzare i riflessi che la crisi nel Golfo può avere sul conflitto in Ucraina».

Fino a quando Meloni potrà evitare di schierarsi, nascondendosi dietro la formula del “non condanno né condivido”?

«La posizione di attendismo iniziale credo non sia più sostenibile, occorre che il nostro paese si allinei immediatamente agli altri paesi europei. E mi pare che il Consiglio superiore di Difesa abbia dato indicazioni importanti: ha detto che l’Italia non partecipa alla guerra ed espresso giudizi severi sui potenziali rischi. Quelle conclusioni sono la bussola da seguire in questa fase complicata».

È concreto il rischio terrorismo in Italia?

«C’è sempre quando si alza la tensione sulla scena internazionale. Il Copasir, non a caso, ha dedicato diverse sedute ai potenziali rigurgiti terroristici della crisi iraniana sul versante interno. E abbiamo audito il ministro Piantedosi».

Fa bene il governo a ritirare i nostri soldati da Erbil o è un errore?

«Penso che abbia tutti gli elementi per valutare le condizioni di sicurezza dei militari basati all’estero e la completa titolarità ad assumere decisioni, incluso il rientro temporaneo di alcuni contingenti più esposti. Certo, fatta salva l’emergenza, noi dobbiamo mantenere inalterata la presenza dell’Italia nella regione che è cruciale, sia per la sicurezza sia per la tutela dei nostri interessi strategici, a iniziare dalla stabilità delle rotte commerciali nel Mediterraneo. Da lì passano il gas, il petrolio e alcune materie prime fondamentali. Se le navi non arrivano, si hanno ricadute negative anche su porti e logistica».

Meloni ha proposto un tavolo di consultazione con le opposizioni. È sincera o è perché è in difficoltà?

«Io ho subito auspicato che si creasse una modalità di comunicazione per aggiornamenti info-operativi, peraltro più volte utilizzata in passato, in occasione di crisi internazionali significative. Di sicuro questo canale andava aperto prima, cosa che non si è fatta probabilmente per la difficoltà di Meloni a biasimare l’offensiva militare di Trump. Ciò detto, adesso che si è mossa penso sia doveroso da parte di tutti farlo funzionare».

Conte però ha risposto picche: il Pd si è accodato per non nuocere alla costruzione della coalizione?

«Nel momento in cui il governo sollecita un confronto — al di là delle opinioni giustamente critiche delle opposizioni sulla mancanza di una linea chiara della premier sul conflitto scatenato dagli Usa — ritengo sbagliato dire no. E bene ha fatto la segretaria Schlein a offrire la sua disponibilità al dialogo, ancorché informale: è una testimonianza di maturità politica».

Intanto sulla politica estera continuate a essere divisi: martedì avete presentato 5 mozioni diverse. Ci sarà prima o poi il chiarimento più volte invocato in seno all’alleanza?

«A onor del vero sull’Iran abbiamo avuto una posizione unitaria ed è positivo. È sull’Ucraina che le distanze sono maggiori ed è su questo che occorre chiarirsi, anche per dare credibilità alla nostra alternativa alla destra, sul tema divisa almeno quanto noi».

Ma come ci riuscirete, e quando?

«Sono consapevole che un’alleanza si realizza anche attraverso mediazioni, ma per me ci sono alcune linee invalicabili: una di queste è Kiev e il sostegno alla lotta di resistenza del popolo ucraino. Per arrivare a un negoziato si devono fare sì dei compromessi, non tali però da tradursi in una resa alle richieste di Putin. Occorrono garanzie di sicurezza per l’Ucraina e opporsi al riconoscimento dei territori che Mosca non è riuscita a conquistare con le armi».

In uno scenario così drammatico, l’Europa cosa dovrebbe fare?

«Sul fronte ucraino continuare ad agire con determinazione, invitando l’amministrazione Usa a non compiere scelte che possano favorire il Cremlino. E su quello mediorientale avviare subito un negoziato su quattro punti: mantenere il giudizio critico su una guerra che sta allargando l’instabilità; lavorare per il cessate il fuoco, condannando la reazione dell’Iran contro gli altri paesi del Golfo; mettere in campo dispositivi di solidarietà europea, come è stato fatto con Cipro; difendere i diritti del popolo iraniano».

L’Italia saprà ritagliarsi uno spazio da protagonista?

«Mi pare ormai chiaro che soli siamo più deboli. È urgente abbandonare la postura sovranista per investire sulla coesione europea: è la sola strada per affrontare le crisi che stanno infiammando il mondo».

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