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Iran, Carfagna: “Adesso prevalga il senso di responsabilità, non si rompe con gli alleati”

Mara Carfagna, segretaria nazionale di Noi moderati

 

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La segretaria nazionale di Noi moderati: “Le scelte americane dai dazi alla crisi ucraina provocano disagio in chi era abituato alla solidarietà tra Europa e Usa. Ma la storica amicizia va salvaguardata”
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Mara Carfagna, segretario di Noi Moderati, quello in Kuwait è il quarto attacco contro le basi che ospitano i nostri soldati. Cosa bisogna fare: tenerli o farli rientrare?

«In momenti caotici come questi la priorità è tenere insieme la sicurezza dei nostri contingenti con il rispetto degli impegni internazionali. Sono due dati fortemente collegati: un’Italia che si dimostrasse anello debole delle alleanze diventerebbe obbiettivo privilegiato di ogni attacco».

La maggioranza però è divisa

«Chi dice che il ritiro ci tirerebbe fuori dal conflitto sbaglia politicamente e concettualmente. È vero, la guerra è impopolare, riportare i nostri soldati a casa potrebbe sembrare a qualcuno una soluzione semplice per metterci in sicurezza. In realtà è il contrario: rompere il fronte delle alleanze ci renderebbe più isolati, più attaccabili dai nemici dell’Europa e dell’Occidente. Un conto è riposizionare le truppe, come si sta facendo in alcune aree, un altro è abbandonare i nostri alleati».

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Mara Carfagna, segretario di Noi Moderati, quello in Kuwait è il quarto attacco contro le basi che ospitano i nostri soldati. Cosa bisogna fare: tenerli o farli rientrare?

«In momenti caotici come questi la priorità è tenere insieme la sicurezza dei nostri contingenti con il rispetto degli impegni internazionali. Sono due dati fortemente collegati: un’Italia che si dimostrasse anello debole delle alleanze diventerebbe obbiettivo privilegiato di ogni attacco».

La maggioranza però è divisa

«Chi dice che il ritiro ci tirerebbe fuori dal conflitto sbaglia politicamente e concettualmente. È vero, la guerra è impopolare, riportare i nostri soldati a casa potrebbe sembrare a qualcuno una soluzione semplice per metterci in sicurezza. In realtà è il contrario: rompere il fronte delle alleanze ci renderebbe più isolati, più attaccabili dai nemici dell’Europa e dell’Occidente. Un conto è riposizionare le truppe, come si sta facendo in alcune aree, un altro è abbandonare i nostri alleati».

La Lega vedrebbe con favore il ritiro.

«Credo che anche nella maggioranza, in momenti come questo dovrebbe prevalere il senso di responsabilità: Giorgia Meloni sta cercando di aprire un dialogo anche con le opposizioni, sarebbe sbagliato far venir meno la solidarietà della coalizione di centrodestra».

Tajani è stato rassicurante: non siamo un obiettivo specifico. La convince?

«Perché non dovrebbe convincere me o chiunque? Ha informazioni dirette di certo affidabili, rapporti militari e di intelligence che analizzano i fatti con accuratezza».

La premier è in imbarazzo rispetto all’atteggiamento da tenere con Trump?

«Non posso certo parlare per la premier. Parlo per me: le scelte di Trump, dai dazi alla crisi Ucraina, provocano disagio in chi era abituato alla solidarietà assoluta tra Europa e Usa. Ci stiamo confrontando con una delle presidenze più imprevedibili della storia americana, ma il nostro dovere è salvaguardare uno storico rapporto di amicizia che prescinde da chi occupa la Casa Bianca».

Ma fino a che punto è lecito trincerarsi nell’attendismo?

«Questo conflitto, come è stato detto chiaramente sia dalla premier sia dal presidente Mattarella, è fuori dal diritto internazionale, ma non possiamo dimenticare che Trump ha agito per neutralizzare la minaccia nucleare e terroristica che l’Iran rappresenta fin dagli anni Ottanta».

Come uscire dal caro benzina?

«Gli stessi analisti sono in difficoltà. Il vero punto è capire la durata del conflitto: se si esaurisse in una o due settimane, i contraccolpi sarebbero gestibili e credo che l’Europa non avrebbe difficoltà ad adottare un piano. Se si prolungasse, la situazione dovrebbe essere affrontata in modo ben più radicale: da oggi a Bruxelles ci si confronterà anche su questo».

Le sanzioni alla Russia vanno confermate?

«Sicuramente sì. Ogni scelta va concordata con l’Europa, altrimenti avrebbe un costo enorme per l’Italia».

La guerra avrà un impatto sul referendum?

«Senza il conflitto l’attenzione sarebbe stata rivolta quasi esclusivamente al voto. Ma sono decenni che si discute della riorganizzazione del sistema giudiziario e finalmente è arrivato il momento in cui si può passare dalle parole ai fatti. Non ci sarà un’altra occasione e credo che l’opinione pubblica l’abbia capito».

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