Si vota tra una settimana per confermare o meno la riforma della giustizia voluta dal governo Meloni e dal ministro Nordio. I cittadini sono chiamati a votare per la separazione delle carriere tra pm e e giudici e la campagna referendaria si scalda.
Ma quali sono le ragioni di uno e dell’altro schieramento? Ecco i punti principali che i due comitati sostengono per far valere le proprie ragioni.
Perché votare sì
“Rendere autonomi e complementari giudici e pubblici ministeri, affinché l'arbitro sia libero da ogni vincolo e da ogni influenza, distinto da chi esercita l’accusa".
È uno degli argomenti centrali dei sostenitori del 'sì' al referendum sulla riforma della Giustizia.
Per il comitato 'Camere penali per il sì', in particolare, "un giudice terzo è la prima garanzia di libertà, perché altrimenti non ci può essere il necessario riequilibrio del potere del pubblico ministero". Quindi "la separazione delle carriere rafforza la figura del giudice e restituisce fiducia, equilibrio …
Si vota tra una settimana per confermare o meno la riforma della giustizia voluta dal governo Meloni e dal ministro Nordio. I cittadini sono chiamati a votare per la separazione delle carriere tra pm e e giudici e la campagna referendaria si scalda.
Ma quali sono le ragioni di uno e dell’altro schieramento? Ecco i punti principali che i due comitati sostengono per far valere le proprie ragioni.
Perché votare sì
“Rendere autonomi e complementari giudici e pubblici ministeri, affinché l'arbitro sia libero da ogni vincolo e da ogni influenza, distinto da chi esercita l’accusa".
È uno degli argomenti centrali dei sostenitori del 'sì' al referendum sulla riforma della Giustizia.
Per il comitato 'Camere penali per il sì', in particolare, "un giudice terzo è la prima garanzia di libertà, perché altrimenti non ci può essere il necessario riequilibrio del potere del pubblico ministero". Quindi "la separazione delle carriere rafforza la figura del giudice e restituisce fiducia, equilibrio e credibilità alla giustizia". Da qui la convinzione che la riforma - predisponendo due distinte tipologie di carriere, requirenti e giudicanti - "riporterebbe chiarezza in un sistema in cui oggi pm e giudici appartengono alla stessa organizzazione".
Per il Comitato, "questa separazione assicura l’autonomia del giudice rispetto al pubblico ministero e aiuta a difendere l’indipendenza della magistratura da ogni condizionamento politico, ideologico o corporativo, rafforzando la sua funzione di garanzia". In Italia si realizzerebbe quindi ciò che avviene "in tutte le democrazie consolidate in Europa", perché "l’Italia rappresenta oggi un’anomalia assoluta" e "si allineerebbe così ai modelli liberali ed evoluti, per coerenza con la propria Costituzione e con il principio di separazione dei poteri".
Lo schieramento del 'sì' sostiene anche il "sorteggio dei componenti del Csm, affinché vengano "superate le logiche del correntismo che condizionano nomine e carriere, facendo prevalere l’appartenenza sul merito e sulle competenze". Inoltre "l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare - i cui componenti sarebbero selezionati per sorteggio e in parte nominati dal Presidente della Repubblica - garantirebbe finalmente che le responsabilità dei magistrati siano valutate con terzietà e trasparenza".
Perché votare no
"Con la riforma la politica tenta di ridimensionare l’autonomia della magistratura, rendendo meno efficace la sua opera di bilanciamento e controllo".
È la tesi dei sostenitori del 'no' al referendum sulla riforma della Giustizia.
"Il Consiglio superiore della magistratura garantisce che i giudici rispondano solo alla legge, non ai governi" mentre invece "la riforma lo divide, lo svuota dei suoi poteri e lo limita nel suo ruolo costituzionale essenziale", sostiene il comitato 'Giusto dire no', che respinge la tesi secondo cui il sorteggio casuale dei componenti del Csm rappresenti la soluzione al 'correntismo', specificando al contrario: "Così l'organo finirà per essere composto da giudici che non hanno motivazione o competenza necessarie per un ruolo così delicato, e non è detto che questi, solo perché sorteggiati, non possano formare gruppi di potere".
Inoltre per il fronte del no alla riforma, "con il sorteggio dei membri laici (non magistrati), presi da una lista decisa dalla maggioranza parlamentare, la politica potrà scegliere chi inserire nella lista e orientare così la composizione dell’organo. I membri laici apparterranno a un gruppo 'organizzato' mentre i membri togati (i magistrati), scelti a caso, saranno soli".
Secondo il Comitato 'Giusto dire no', "con la riforma si crea un sistema meno equilibrato, dove il pm è reso un 'super poliziotto' che non avrebbe un Csm forte a contrastarlo mentre le interferenze esterne peseranno di più: il pubblico ministero sarebbe più vicino al potere politico e più docile nei procedimenti 'scomodi' ". Infine l'eventuale Alta Corte disciplinare sarebbe "inevitabilmente un organo più esposto alle influenze politiche esterne: i magistrati potrebbero talvolta essere giudicati da collegi composti per la maggioranza da non magistrati e non potranno più avvalersi del controllo della Corte di Cassazione sulla legalità della sentenza".