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Caso Moro, quel pedinamento contro l’ambasciata in Nicaragua nei file desecretati sul br Casimirri

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Nell’anniversario del sequestro dello statista democristiano, nuove carte sull’unico brigatista di via Fani mai arrestato in Italia nonostante i sei ergastoli
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È una foto dei primi anni Sessanta. Alessio Casimirri, l’unico brigatista del caso Moro che non è mai stato arrestato, vi è ripreso con i calzoni corti accanto a Papa Paolo VI il giorno della prima comunione. Con lui ci sono i genitori, papà Luciano, mamma Maria Ermanzia Labella, cittadina vaticana, i nonni, il fratello Tommaso, la sorella Silvia. Una famiglia cattolica nell’Italia del boom, avviata alle più severe delle esistenze.

Luciano Casimirri è il responsabile della Sala stampa del Vaticano. La guida sotto tre Papi: Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI. Quindici anni dopo quella foto, durante il sequestro Moro, sarà proprio Paolo VI a supplicare in ginocchio i terroristi a liberare il presidente dc, di cui è amico. Non sa ancora che Alessio Casimirri è uno di via Fani, la strada di Roma Nord dove il 16 marzo 1978 le Brigate rosse hanno sequestrato Moro, il politico più importante del Paese, e uccidendo gli uomini della scorta.

L’immagine è tra le carte desecretate della Commission…

È una foto dei primi anni Sessanta. Alessio Casimirri, l’unico brigatista del caso Moro che non è mai stato arrestato, vi è ripreso con i calzoni corti accanto a Papa Paolo VI il giorno della prima comunione. Con lui ci sono i genitori, papà Luciano, mamma Maria Ermanzia Labella, cittadina vaticana, i nonni, il fratello Tommaso, la sorella Silvia. Una famiglia cattolica nell’Italia del boom, avviata alle più severe delle esistenze.

Luciano Casimirri è il responsabile della Sala stampa del Vaticano. La guida sotto tre Papi: Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI. Quindici anni dopo quella foto, durante il sequestro Moro, sarà proprio Paolo VI a supplicare in ginocchio i terroristi a liberare il presidente dc, di cui è amico. Non sa ancora che Alessio Casimirri è uno di via Fani, la strada di Roma Nord dove il 16 marzo 1978 le Brigate rosse hanno sequestrato Moro, il politico più importante del Paese, e uccidendo gli uomini della scorta.

L’immagine è tra le carte desecretate della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dal pd Giuseppe Fioroni, che da ieri, in occasione del 48esimo anniversario del sequestro, sono disponibili sul sito dell’Archivio storico della Camera, su impulso del presidente Lorenzo Fontana. Sono 64 dossier. Migliaia di pagine a disposizione di giornalisti, storici, studiosi. E ve ne sono altre, di immagini. Mostrano Casimirri con la famiglia, la moglie Raquel Garcia, i figli Valeria, Aleyandro, Pedro Paolo, nel Nicaragua degli anni Novanta.

Casimirri oggi ha 75 anni. Ha fatto il ristoratore a Managua. Su Tripadvisor si potevano leggere i commenti che i clienti lasciavano nella pagina dedicata al suo locale, di cucina italiana, El Buzo, celebre per il pesce che il titolare, provetto sub, era solito pescare. A più riprese, a partire dall’ottobre 1993, i governi italiani hanno cercato di riportarlo in Italia, per fargli scontare la pena all’ergastolo: ne ha ben sei. Nessuno ci è mai riuscito.

Protetto a più livelli riuscì, dopo il sequestro, a far perdere le sue tracce, riparando prima a Parigi, poi in Libia, quindi a Cuba. Dal 1982 è in Nicaragua, difeso dai sandinisti. Ha ottenuto, grazie al governo di Daniel Ortega, la cittadinanza nicaraguense nel 1988, con tanto di articolo sul giornale.

Tra le nuove carte c’è un documento che dice molto della sua personalità. Risale al 15 novembre 1995. L’ambasciata italiana a Managua in una lettera inviata alla Farnesina e al Ministro della Giustizia, denunciava le sue minacce nei confronti del personale diplomatico: “Da circa un mese, tramite la stampa e la televisione nicaraguensi, ha intrapreso una campagna di intimidazione e di denigrazione nei confronti di questa ambasciata. Con toni così violenti che il personale temette per la propria incolumità. Casimirri esegue continui pedinamenti – anche dei familiari del personale – fotografando gli stessi durante le varie ore del giorno e nelle loro abituali attività unitamente elle automobili e loro targhe. Dopodiché le fotografie vengono pubblicate sul giornale El Nuevo Diario e mostrate, con ampio rilievo, in televisione sul Canal4, contrabbandando le persone ritratte come agenti segreti dello Stato italiano illegalmente in servizio in Nicaragua ed ai fini di un eventuale sequestro del Casimirri per la sua deportazione in Italia”.

Il governo era quasi riuscito ad estradarlo, tramite la consegna al Costa Rica, ma all’ultimo momento l’estradizione saltò. Casimirri si diceva perseguitato, costretto a vivere come un desaparecido”.

Tra tutti i brigatisti del caso Moro è stato quello più borghese, figlio di una famiglia in vista, e poi il più irriducibile. In un’intervista rilasciata al Nuovo Diario il 2 febbraio 2004 raccontò della sua infanzia in Vaticano, del nonno materno, Tommaso Labella, reduce della prima guerra mondiale e poi segretario del Vaticano dal 1907 al 1957. “Io giocavo a calcio tra i giardini del Vaticano e la Cappella sistina e un giorno che correvano con mia sorella e il figlio del capo della guardia vaticana ci fermò Papa Giovanni XXII e ci disse di fare meno chiasso. La messa per la mia prima comunione la celebrò Paolo VI. Mio padre fu soldato a Cefalonia, dove si ribellò ai tedeschi. La sua figura ha ispirato il capitan Corelli nel film poi interpretato da Nicholas Cage e Penelope Cruz. Non so come vennero a sapere della storia, ma io so che la signora di cui si innamorò mio padre a Cefalonia vive in Argentina: si chiama Nadda”.

Scrisse l’ambasciata italiana dopo i pedinamenti subiti: “Il suo atteggiamento crea fortissime preoccupazioni specialmente in considerazione della persona che lo pone in atto che si è macchiato nel passato di feroci ed innumerevoli delitti per i quali è stato condannato in Italia a più ergastoli”.

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