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Referendum, Pd: “Scandaloso monologo di Meloni a Rete4, Agcom sanzioni”. Scontro sulla par condicio

La premier Giorgia Meloni ospite della trasmissione di Rete4 "Quarta Repubblica" (ansa)

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Protestano i parlamentari dem in commissione di Vigilanza Rai. Nel mirino la puntata di lunedì di Quarta Repubblica: quarantacinque minuti con ospiti schierati per il sì
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La puntata va in onda in prima serata, il riequilibrio arriva nella notte. È su questo scarto che esplode lo scontro sulla par condicio a pochi giorni dal referendum sulla giustizia.

Al centro c’è la puntata di lunedì di Quarta Repubblica, su Rete4. I parlamentari del Pd in commissione di Vigilanza Rai parlano apertamente di “un monologo di mezz’ora in prima serata senza contraddittorio”, riferendosi all’intervista alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Sembrava di essere tornati indietro di decenni”, attaccano, denunciando la violazione delle regole e chiedendo all’Agcom “una sanzione esemplare” e un intervento immediato di riequilibrio.

La struttura della trasmissione finisce nel mirino. In apertura quindici minuti su un errore giudiziario con Gaia Tortora in studio. Poi mezz’ora di intervista alla premier, quasi interamente sul referendum. A seguire altri quindici minuti sul caso Tortora, ancora con riferimenti diretti alla riforma.

Il confronto tra le due posizioni ar…

La puntata va in onda in prima serata, il riequilibrio arriva nella notte. È su questo scarto che esplode lo scontro sulla par condicio a pochi giorni dal referendum sulla giustizia.

Al centro c’è la puntata di lunedì di Quarta Repubblica, su Rete4. I parlamentari del Pd in commissione di Vigilanza Rai parlano apertamente di “un monologo di mezz’ora in prima serata senza contraddittorio”, riferendosi all’intervista alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Sembrava di essere tornati indietro di decenni”, attaccano, denunciando la violazione delle regole e chiedendo all’Agcom “una sanzione esemplare” e un intervento immediato di riequilibrio.

La struttura della trasmissione finisce nel mirino. In apertura quindici minuti su un errore giudiziario con Gaia Tortora in studio. Poi mezz’ora di intervista alla premier, quasi interamente sul referendum. A seguire altri quindici minuti sul caso Tortora, ancora con riferimenti diretti alla riforma.

Il confronto tra le due posizioni arriva solo in un segmento, con un esponente Pd e Piero Sansonetti. Poi la trasmissione torna su un’unica linea: quarantacinque minuti con ospiti schierati per il sì – Sallusti, Ruggieri, Zanon, Iacobazzi, Borselli, Concia – più un’intervista a un magistrato favorevole alla riforma e il tentativo, non riuscito, di coinvolgere Nicola Gratteri. In chiusura altri venticinque minuti con Giuseppe Cruciani, ancora sullo stesso fronte.

Ma è nelle ore successive che emerge un altro livello della vicenda. Tra domenica e lunedì, nei palinsesti Mediaset compaiono servizi dedicati alle ragioni del No. Il punto, però, sono gli orari. Alle 1.45 su Canale 5 va in onda un servizio di due minuti e cinquanta con un lungo intervento del presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Alle due Studio Aperto trasmette un servizio di circa tre minuti con dichiarazioni di Avs, M5s, Pd e dei comitati per il No. Lo stesso contenuto viene replicato dal Tg4 alle 2.40 e alle 6.10 del mattino, e poi rilanciato da Tgcom.

Uno schema simile si era visto anche la notte precedente, tra le 3.30 e le 5.30, con servizi più brevi ma costruiti allo stesso modo. Una programmazione che formalmente serve a riequilibrare i tempi di parola, ma che di fatto concentra il No nelle fasce con meno pubblico.

«Siamo molto preoccupati per il racconto di questa campagna referendaria e per gli squilibri evidenti – spiega il presidente Enrico Grosso –. Lo spazio riservato alle ragioni del no è ridotto, come denunciato da più parti. L’auspicio è quello di un intervento dell’Agcom, perché esistono delle norme ed è necessario farle rispettare».

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