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Rush finale sul referendum, Meloni: resto comunque. Schlein: c’è clientelismo

Firenze 16 Marzo 2026 Teatro Cartiere Carrara l'evento dal titolo “Vuoi liberare la giustizia dalla politica? Sì!” a sostegno della campagna per il "Sì" al referendum sulla giustizia. NELLA FOTO Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio Carlo Bressan / CGE Fotogiornalismo 

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La premier in tv: “Preoccupata solo di perdere una occasione storica”. La leader dem: “In FdI invitano a fare reati per modificare la Carta”
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Lo ripetono come un mantra. Ancor di più adesso che la data del 22 e 23 marzo è sempre più vicina e il risultato del voto è incerto. Se la riforma della giustizia dovesse essere bocciata il governo resterà comunque in carica. A differenza di Matteo Renzi, «io non lego il mio destino all’esito del referendum», dice Giorgia Meloni ospite di Quarta Repubblica, «perché la riforma della giustizia per me è una cosa super importante, dopodiché è una delle 400, 500, 600, 1000 cose che abbiamo fatto in questi quattro anni». Quindi la premier garantisce che non si dimette e che arriverà a fine legislatura. Quanto al merito della riforma, Meloni è convinta che metterà «le basi per risolvere la gran parte dei problemi che abbiamo nella giustizia, che sono problemi legati a un’imparzialità del giudice sulla quale spesso abbiamo avuto tutti quanti dei dubbi».

Il mood è questo. Insistente. «Non è un voto sull’esecutivo Meloni», ribadisce anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, A…

Lo ripetono come un mantra. Ancor di più adesso che la data del 22 e 23 marzo è sempre più vicina e il risultato del voto è incerto. Se la riforma della giustizia dovesse essere bocciata il governo resterà comunque in carica. A differenza di Matteo Renzi, «io non lego il mio destino all’esito del referendum», dice Giorgia Meloni ospite di Quarta Repubblica, «perché la riforma della giustizia per me è una cosa super importante, dopodiché è una delle 400, 500, 600, 1000 cose che abbiamo fatto in questi quattro anni». Quindi la premier garantisce che non si dimette e che arriverà a fine legislatura. Quanto al merito della riforma, Meloni è convinta che metterà «le basi per risolvere la gran parte dei problemi che abbiamo nella giustizia, che sono problemi legati a un’imparzialità del giudice sulla quale spesso abbiamo avuto tutti quanti dei dubbi».

Il mood è questo. Insistente. «Non è un voto sull’esecutivo Meloni», ribadisce anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, in un’intervista su Rete4. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è netto: «Ci sono persone che voteranno no al referendum nella vana speranza di dare una spallata a questo governo».

Il titolare di via Arenula respinge le accuse di aver alzato i toni e butta la palla nel campo degli avversari. «Abbiamo cercato di tenere la tenzone nell’ambito dei contenuti - dice il ministro - ma non è andata così. L’appello alle armi è stato fatto dalle opposizioni, lo ha fatto Dario Franceschini a pochi metri da me in Aula, alla Camera, con un discorso molto forbito, molto aggressivo, con una soavità vescovile tipica di un intellettuale democristiano, però molto duro». Secondo Nordio il discorso pronunciato dall’ex segretario dem «suonava così: una chiamata alle armi dell’opposizione e della magistratura per opporsi al governo Meloni». E invece Franceschini da qualche giorno va dicendo ai suoi che adesso è il momento che il centrosinistra abbassi i toni della battaglia politica contro la premier, proprio per non dare agli elettori di destra dei motivi per andare a votare al referendum.

In questo clima, sia il Guardasigilli sia Meloni provano a lanciare segnali distensivi e aprono alle toghe, annunciando un tavolo di lavoro a palazzo Chigi con magistrati e avvocatura per la stesura dei decreti attuativi in caso di vittoria del sì.

Non si placa però la bufera scatenata dalle frasi del deputato di FdI Aldo Mattia, che in un evento elettorale in Basilicata ha invitato a usare anche «il solito sistema clientelare» per «vincere la battaglia». I leader del campo largo incalzano. «Non si può invitare a fare un reato per cambiare la Costituzione», scandisce la segretaria del Partito democratico Elly Schlein. «Il partito di Meloni va a caccia sui territori del peggior voto clientelare pur di far passare questa riforma», attacca il presidente del M5S Giuseppe Conte. Che invita la premier a prendere le distanze dalle affermazioni del deputato. La stessa richiesta arriva anche dai leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni: «Ora comprendiamo perché non sopportano le inchieste della magistratura».

Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ricorda che al vicepremier Antonio Tajani «è scappata una frase di una gravità assoluta perché ha detto che stanno pensando di togliere la polizia giudiziaria dalla disponibilità del pubblico ministero sul piano investigativo e di farla passare sotto l’esecutivo». Secca la replica di Forza Italia: «Politicizza il referendum e danneggia l’Italia».

Il fronte del no intanto si prepara alla manifestazione di domani a piazza del Popolo. Saranno presenti Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli e sul palco si alterneranno anche uomini e donne del mondo dello spettacolo e della cultura come Maurizio De Giovanni, Pif, Elio Germano, Giancarlo De Cataldo, Chiara Giannetta. L’evento si concluderà sulle note di Daniele Silvestri.

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