Buttafuoco incontra La Russa. La Biennale: “Sanzioni rispettate”
di Serena RiformatoROMA – Nel giorno in cui il ministero della Cultura riceve le carte della Biennale sulla controversa riapertura del padiglione russo, il presidente della fondazione veneziana Pietrangelo Buttafuoco è a Roma. E tuttavia, non bussa alla porta del Collegio romano, sede del Mic. La sua destinazione si trova a 750 metri di distanza. Alle 14.51 viene avvistato da Repubblica mentre varca l’ingresso principale di Palazzo Madama. Una volta dentro, sale due piani e raggiunge gli uffici della seconda carica dello Stato: ha appuntamento con il presidente del Senato Ignazio La Russa. Amico di lunga data, sodale di militanza e sicilianità.
Buttafuoco si sarebbe rivolto al colonnello di FdI in cerca di una mediazione. Da quando ha promosso e difeso la presenza dei ru…
ROMA – Nel giorno in cui il ministero della Cultura riceve le carte della Biennale sulla controversa riapertura del padiglione russo, il presidente della fondazione veneziana Pietrangelo Buttafuoco è a Roma. E tuttavia, non bussa alla porta del Collegio romano, sede del Mic. La sua destinazione si trova a 750 metri di distanza. Alle 14.51 viene avvistato da Repubblica mentre varca l’ingresso principale di Palazzo Madama. Una volta dentro, sale due piani e raggiunge gli uffici della seconda carica dello Stato: ha appuntamento con il presidente del Senato Ignazio La Russa. Amico di lunga data, sodale di militanza e sicilianità.
Buttafuoco si sarebbe rivolto al colonnello di FdI in cerca di una mediazione. Da quando ha promosso e difeso la presenza dei russi alla Biennale 2026, le ostilità pubbliche con il ministro della Cultura Alessandro Giuli sono sempre più aspre. E l’irritazione verso il caso presto diventato internazionale è forte anche ai vertici del governo. Palazzo Chigi, pur silente sul tema, in questi giorni ha lasciato che il Mic facesse da ariete di sfondamento. Ora ai protagonisti sarebbe stato richiesto un cambio di passo: basta gettare benzina sul fuoco, almeno finché non ci si sarà lasciati il referendum alle spalle.
Ieri, dopo aver inviato «tutta la documentazione richiesta», la Biennale si è difesa con una nota: «Si coglie l’occasione per precisare che nessuna norma è stata violata e che le sanzioni verso la Federazione Russa sono state rispettate integralmente come da nostro dovere». È la risposta piccata al Collegio romano, che nel carteggio vuole verificare proprio la compatibilità con le leggi Ue introdotte per isolare Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. Gli uffici legislativi stanno scandagliando il fascicolo.
L’ipotesi, tra i parlamentari meloniani, è che Buttafuoco abbia chiesto a La Russa di parlare con il Mic e i vertici di FdI per mettere un punto alla querelle degenerata in uno scontro di carte bollate. Fino a far temere un esito estremo, tra i corridoi della Biennale: il commissariamento. Un finale a cui il ministero della Cultura spera di non dover mai arrivare.
La riconciliazione è urgente. Dopo la presentazione del 10 marzo a cui il ministro ha inviato solo un video di esplicito disappunto, domani la frattura tra i protagonisti sarà di nuovo sotto i riflettori. La Biennale aprirà il padiglione centrale ristrutturato con i soldi del Pnrr. E Giuli, salvo ripensamenti last minute, non sarà a Venezia di persona. Una scelta che sarà in ogni caso concordata con il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari, con il quale le interlocuzioni sono quotidiane.
Il rischio è che si vada avanti così fino all’inaugurazione ufficiale dell’esposizione, il 9 maggio: un evento di prima grandezza disertato dal governo. Quasi tutto, almeno. Buttafuoco potrà sempre contare sul vicepremier Matteo Salvini e sulla sua Lega, difensori tanto del gas, quanto del padiglione russo. «Alla Biennale sono attesi artisti di ben 99 Paesi, alcuni dei quali purtroppo coinvolti in guerre», ha commentato ieri il partito in una nota. «Il nostro auspicio è che nessuno venga escluso». È vero che le contestazioni non si limitano più al solo Cremlino. Il collettivo Art Not Genocide Alliance, con una lettera firmata da 178 artisti, curatori e operatori dell’esposizione d’arte, ha chiesto ai vertici della Biennale di ostacolare la partecipazione ad Israele.