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La premier e il rapper. L’eterna ricerca del “wow” dei politici in difficoltà

Giorgia Meloni ospite di Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra (ansa)
Lui il “comunista con Rolex” lei per parlare ai giovani, uno ha bisogno dell’altra per fare notizia. I precedenti di Tajani e Vannacci
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ROMA – Nell’odierno e sgangherato immaginario pop è difficile capire certe sorprese repentine, per non dire certi voltafaccia e cortocircuiti, senza aver visto un sacco di serie televisive; là dove in pratica non esiste più una fine e ogni sviluppo narrativo è benvenuto purché inneschi nel pubblico il cosiddetto “momento wow!”.

Così l’intrepida Meloni va da Fedez e Fedez, in nome della par condicio, accoglie Meloni con i reciproci vantaggi e pericoli che derivano da un format pur sempre intitolato Pulp Podcast.

Purtroppo non è dato conoscere le trattative che hanno reso possibile e gonfiabile l’evento. Ma a costo di alimentare l’hype, o attesa spasmodica nel linguaggio social, vale qui far presente che qualche mese fa, ospitando nel suo selvatico studio l’ilare e scravattato ministro degli Esteri Tajani, Fedez si fece ritrarre accanto a lui con indosso una maglietta gialla canarino su cui spiccava l’ipnotica scritta “Nesquirt”, crasi in forma di marchio tra una polvere al cacao e una …

ROMA – Nell’odierno e sgangherato immaginario pop è difficile capire certe sorprese repentine, per non dire certi voltafaccia e cortocircuiti, senza aver visto un sacco di serie televisive; là dove in pratica non esiste più una fine e ogni sviluppo narrativo è benvenuto purché inneschi nel pubblico il cosiddetto “momento wow!”.

Così l’intrepida Meloni va da Fedez e Fedez, in nome della par condicio, accoglie Meloni con i reciproci vantaggi e pericoli che derivano da un format pur sempre intitolato Pulp Podcast.

Purtroppo non è dato conoscere le trattative che hanno reso possibile e gonfiabile l’evento. Ma a costo di alimentare l’hype, o attesa spasmodica nel linguaggio social, vale qui far presente che qualche mese fa, ospitando nel suo selvatico studio l’ilare e scravattato ministro degli Esteri Tajani, Fedez si fece ritrarre accanto a lui con indosso una maglietta gialla canarino su cui spiccava l’ipnotica scritta “Nesquirt”, crasi in forma di marchio tra una polvere al cacao e una pratica femminile assai in voga nel porno.

Nessun attaché della Farnesina aveva evidentemente preso le misure del Pulp, ma il brivido — così come il vicendevole silenzio sulle condizioni d’ingaggio — fa parte del gioco mediale o intrattenitorio che sia. È da tempo che va così: i politici cedono quel po’ di autorevolezza che ancora credono di possedere e l’artista-influencer, affittandogli fresca e massiva audience giovanile, acquista un illusorio ruolo di mediatore fra mondi in realtà ormai assai meno distanti di quanto siano nella realtà di questo tempo.

Sennonché, come avviene nelle serie, per funzionare il dispositivo ha bisogno di continui imprevisti, scarti e dissonanze. Per cui quando in quella stessa sede si presentò il generale Vannacci, Fedez si fece trovare con una canna appena accesa e generosamente ne offrì al futuro leader del Futuro nazionale; così come, mentre Calenda s’infervorava a parlare, per lo più di se stesso, ecco che leggendo i commenti che arrivavano dal cuore nero della socialità digitale, l’onnipotente conduttore ha alzato le braccia al cielo come un profeta del Vecchio Testamento per poi esplodere: «Che due palle!».

Ci sarebbe adesso, è vero, anche il referendum. Ma a parte il fatto che la premier ha registrato la puntatona di Pulp Podcast, forse recandosi addirittura a Milano, durante giornate di guerra, poco dopo che il suo ministro della Difesa aveva spiegato che «siamo sull’orlo dell’abisso», pare qui limitativo ricondurre la faccenda alla necessità di rosicchiare qualche sì in quanto, secondo il Fatto quotidiano, autore del benemerito scoop, risulterebbe al momento «disperata».

Meloni, di cui tutto si può dire ma non che manchi di genuino coraggio e di comprovate risorse sceniche, sa benissimo che Fedez, già «comunista col Rolex», terrore del concerto del Primo Maggio e pietra dello scandalo a Sanremo, si è apertamente schierato a favore dei migranti e della legge Zan, ha scritto un inno per i cinque stelle, si è accapigliato con Gasparri, ha fatto scherzi telefonici a Salvini, ha bruciato la foto nazista di Bignami e baciato in bocca Rosa Chemical. Ma proprio per questo, e più in generale per tutto quello che il suo occasionale partner di podcast è e rappresenta, pelle istoriata, turbolenze coniugali, lancio e commercio di smalti per uomo, hit con Lauro e Orietta Berti, iniziative filantropiche, guai giudiziari, foto esotica con noce di cocco a coprire le vergogne, Meloni ha bisogno di lui, anche di lui, pur restare al centro dell’attenzione — e questo articoletto ne è la conferma.

Allo stesso modo Fedez, per cui pure diverse volte e per varie ragioni è stata invocata la categoria della disperazione, ha bisogno di fare la pace con Gasparri, di andare con Cruciani dai giovani di Forza Italia e di farsi trovare in vacanza a Cala Volpe sullo stesso yacht di Santanchè, Ignazio e Apache La Russa. Ben venga dunque il Pulp Podcast con Meloni, perché in un mondo dominato dai consumi e dagli spettacoli le star sono più star se si mettono insieme ad altre star — fino a quando è un mistero che mette un po’ paura.

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