MILANO – Maledetti social, croce e delizia del centrodestra. È la quarta volta in pochi giorni: interventi di esponenti della maggioranza sul referendum, pronunciati in contesti considerati “sicuri”, un po’ di nicchia e dove si pensa di poter parlare liberamente, che invece finiscono online e scatenano il putiferio, vista la gravità e scompostezza delle dichiarazioni.
L’ultimo caso è quello del senatore di FdI Franco Zaffini, presidente della commissione Sanità e Lavoro. Ad un convegno per il sì a Terni spiega, riferendosi ai magistrati: «La capo di gabinetto del ministro ha detto che è come finire davanti a un plotone di esecuzione. Io dico che è peggio, è come se ti diagnosticano un cancro. Perché quando finisci davanti a un plotone di esecuzione tu sai che stai per morire, per il cancro puoi vivere o morire ma ti curano i medici. Ma se vai nelle mani della magistratura non sai cosa ti capiterà». La clip viene poi diffusa dai 5 Stelle ternani e ovviamente diventano un caso. Dal…
MILANO – Maledetti social, croce e delizia del centrodestra. È la quarta volta in pochi giorni: interventi di esponenti della maggioranza sul referendum, pronunciati in contesti considerati “sicuri”, un po’ di nicchia e dove si pensa di poter parlare liberamente, che invece finiscono online e scatenano il putiferio, vista la gravità e scompostezza delle dichiarazioni.
L’ultimo caso è quello del senatore di FdI Franco Zaffini, presidente della commissione Sanità e Lavoro. Ad un convegno per il sì a Terni spiega, riferendosi ai magistrati: «La capo di gabinetto del ministro ha detto che è come finire davanti a un plotone di esecuzione. Io dico che è peggio, è come se ti diagnosticano un cancro. Perché quando finisci davanti a un plotone di esecuzione tu sai che stai per morire, per il cancro puoi vivere o morire ma ti curano i medici. Ma se vai nelle mani della magistratura non sai cosa ti capiterà». La clip viene poi diffusa dai 5 Stelle ternani e ovviamente diventano un caso. Dal Movimento i componenti delle commissioni Giustizia di Camera e Senato parlano di «insanabile rancore e sete di vendetta». La destra «ha liberato i peggiori istinti, è qualcosa di indecente», commenta Giuseppe De Cristofaro (Avs). Per la dem Debora Serracchiani si tratta di «un linguaggio che offende non solo le istituzioni, ma anche migliaia di malati che ogni giorno combattono con dignità contro la malattia. È una deriva allarmante».
Come detto, non è la prima volta che la “verità vera” emerge così. Dapprima fu la leghista Simonetta Matone, intervenuta da remoto a un convegno della Lega: non aveva ben compreso che si trovava ad un evento pubblico e non ad una riunione di partito. Allora si lasciò scappare, parlando di Nordio: «Lui confonde ciò che si può dire in un salotto (il ministro ne ha dette diverse, parlando di “Csm sistema paramafioso” e di vero obiettivo della riforma “mettere la magistratura sotto controllo”, ndr) da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente, perché abbiamo dato il “la” ad una ripresa del fronte del No». Solo che, ironia della sorte, quel giorno si era confusa lei sul dove stesse parlando.
Poi è arrivato il turno di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto di Nordio, ospite di una tv locale siciliana. «Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è... che sono plotoni d’esecuzione», disse. Tempo due giorni e la sua intemerata diventa un caso politico nazionale. L’ultimo in ordine di tempo, tre giorni fa, il deputato di FdI Aldo Mattia: in un evento elettorale in Basilicata ha invitato a usare anche «il solito sistema clientelare» per «vincere la battaglia». Casomai non si fosse capito, Mattia si era addentrato nella spiegazione del metodo: «Avete gli argomenti per poter discutere ma se non dovesse servire, “non ci credi, beh fammi questo favore. Perché tu sei mio cugino, ti ho fatto questo favore. Aiutami per quest’altra questione perché io te ne ho fatti tanti”».