ROMA – Se la definitiva trincea si misura sul peso tutto politico di un voto contro la destra di governo, la premier prova a rovesciare la paura, e sfida gli elettori. «Se tu oggi voti no per mandare a casa la Meloni, rischi di tenerti sia la Meloni sia la giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone», dice a Pulp Podcast, il programma di Fedez e Mr.Marra, dove la presidente risponde a tutti i dubbi, strizzando l’occhio a pubblici diversi e a più generazioni. Ma ai ragazzi, ai meno garantiti la riporta Elly Schlein, da una gremita Stazione marittima di Napoli: sono «tanti giovani, per colpa di questo governo, non potranno votare». Un pensiero «di solidarietà alla ragazza fuorisede che ha protestato davanti a Montecitorio – batte sul punto la segretaria del Pd – a lei, come ad altri 5 milioni di persone, è stato negato il diritto al voto». L’opzione che era concessa ai fuorisede «sia alle ultime Europee, sia alle Politiche, è cancellata, non si poteva fare, non si sa perché».
…ROMA – Se la definitiva trincea si misura sul peso tutto politico di un voto contro la destra di governo, la premier prova a rovesciare la paura, e sfida gli elettori. «Se tu oggi voti no per mandare a casa la Meloni, rischi di tenerti sia la Meloni sia la giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone», dice a Pulp Podcast, il programma di Fedez e Mr.Marra, dove la presidente risponde a tutti i dubbi, strizzando l’occhio a pubblici diversi e a più generazioni. Ma ai ragazzi, ai meno garantiti la riporta Elly Schlein, da una gremita Stazione marittima di Napoli: sono «tanti giovani, per colpa di questo governo, non potranno votare». Un pensiero «di solidarietà alla ragazza fuorisede che ha protestato davanti a Montecitorio – batte sul punto la segretaria del Pd – a lei, come ad altri 5 milioni di persone, è stato negato il diritto al voto». L’opzione che era concessa ai fuorisede «sia alle ultime Europee, sia alle Politiche, è cancellata, non si poteva fare, non si sa perché».
Meno tre giorni all’apertura delle urne per il referendum costituzionale. Duelli agli sgoccioli, come quello su Sky tra il ministro Nordio e il professore Enrico Grosso. O l’incontro con Giorgia alla consolle dei rapper, mentre a valle i parlamentari meloniani si scatenano. Il senatore FdI Zaffini paragona l’azione dei giudici «a un cancro. Anzi peggio...». Il deputato Mollicone, pure lui dei Fratelli, dal cosiddetto “comizio d’amore” per il sì condotto dall’auletta della Camera insieme ad esponenti della sinistra, addirittura riesce a trascinare in un sol colpo, sul suo lato della barricata, tre grandi figure: Falcone, Borsellino e Pasolini. Scintille e escalation prima della chiusura della campagna del no – oggi, in piazza del Popolo – con l’arcipelago di Cgil, Anpi, Arci, Acli, il presidente del comitato Giovanni Bachelet e i leader Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli. con Gualtieri e la rete dei sindaci di Ali.
La premier asso-pigliatutto di spazi, al tavolo con Fedez, gioca la carta della collaborazione. «La scelta dei laici con il sorteggio? La lista, se passa la riforma, dovrà essere costruita insieme all’opposizione. Voglio mantenere la soglia dei tre quinti: in modo che nessuna maggioranza deciderà da sola». Così cadrebbe, secondo Meloni, il disequilibrio che prevede la lotteria secca per scegliere le toghe, e il sorteggio da un “elenco” già precompilato, invece, per avvocati e professori scelti dal Parlamento. Meloni ne è consapevole e va oltre: pensano a una norma, nei decreti attuativi, «che impedisca, almeno per un periodo di tempo, a chi fa politica di entrare al Csm: per rafforzare ancora di più l’autonomia, è l’obiettivo della riforma». Schlein invece spinge, la meta sembra a un passo: «Vi chiedo un ultimo sforzo, ce la giochiamo fino all’ultimo voto. Da qui a domenica ogni voto è importante». E punta il dito sulla propaganda: «La presidente del Consiglio la smetta di attaccare i giudici, usando ogni fatto di attualità, ogni episodio di cronaca». Pierluigi Bersani accende la folla: «Se vinciamo comincia a cambiare l’aria. È un insulto, il sorteggio. Dicono che lo fanno per liberare i magistrati dalle correnti. Vai a liberare gente che non vuol essere liberata? O vuoi liberare la Santanchè o Delmastro?». Intanto il ministro Nordio torna ad attaccare il Csm nel faccia a faccia in tv: «Dal Csm solo giustizia addomesticata, ci sarà più responsabilità dopo la riforma». E Grosso: «Ma se lei giudicava così imbarazzante il bilancio del disciplinare, perché non ha mai impugnato una decisione, perché non esercita le prerogative che la legge le offre?». Il ministro: «Perché abolirei questo ruolo del ministro, non mi piace».
L’ultima aggressione colpisce ancora il Csm. Che minaccia querele, insieme all’ex presidente e ai membri di una vecchia commissione d’esame per magistrati, contro il professore Fabrizio Criscuolo. Era stato infatti lui, in un convegno per il sì, a gettare discredito sul sistema di Valutazione: «Persino il sistema delle tracce d’esame viene votato dalle correnti». È il gioco del fango, ribattono gli altri. E si preparano a fronteggiarsi in tribunale.