Biennale, Zaia: “Capisco le proteste di Kiev e non ci si genuflette a Mosca ma commissariare è un errore”
di Gabriella CeramiROMA – Si rischia «di tornare all’inquisizione». Il leghista Luca Zaia, ex ministro ed ex presidente regionale del Veneto, sostiene sia sbagliato «censurare» la presenza della Russia alla Biennale di Venezia e respinge ogni ipotesi di commissariamento della Fondazione: «No alle carte bollate».
Attorno alla Biennale c’è uno scontro tutto interno al centrodestra tra chi come la Lega è a favore della presenza della Russia e chi, come il ministro della Cultura Alessandro Giuli, è contrario?
«Io penso che sia legittimo che venga posto il problema della presenza della Russia, ma c’è un limite oltre il quale non si può andare considerato che l’istituzione Biennale ha una storia lunghissima e c’è una comunità di Paesi che da decenni investe per avere i suoi padiglioni. La Russia per esempio è presente dal 1914 con un proprio spazio di proprietà. Pensare di censurare la presenza della Russia è un qualcosa di fuori tema».
ROMA – Si rischia «di tornare all’inquisizione». Il leghista Luca Zaia, ex ministro ed ex presidente regionale del Veneto, sostiene sia sbagliato «censurare» la presenza della Russia alla Biennale di Venezia e respinge ogni ipotesi di commissariamento della Fondazione: «No alle carte bollate».
Attorno alla Biennale c’è uno scontro tutto interno al centrodestra tra chi come la Lega è a favore della presenza della Russia e chi, come il ministro della Cultura Alessandro Giuli, è contrario?
«Io penso che sia legittimo che venga posto il problema della presenza della Russia, ma c’è un limite oltre il quale non si può andare considerato che l’istituzione Biennale ha una storia lunghissima e c’è una comunità di Paesi che da decenni investe per avere i suoi padiglioni. La Russia per esempio è presente dal 1914 con un proprio spazio di proprietà. Pensare di censurare la presenza della Russia è un qualcosa di fuori tema».
Chi però è contrario dice che la Russia è un Paese belligerante. L’intera Ue sta criticando la Biennale e vuole togliere i finanziamenti, cosa risponde?
«La mia posizione è la posizione di tutti noi, Biennale compresa. Abbiamo ben chiaro che l’aggressore è la Russia e l’Ucraina invece è l’aggredita. Posso capire le rimostranze di Kiev perché è parte in causa. Ma noi non siamo chiamati a schierarci. Siamo chiamati alla responsabilità affinché l’arte resti libera».
Ventidue Paesi hanno firmato un appello affinché non sia presente la Russia. Qualcuno dovrà pur rispondere, non trova?
«Resta non comprensibile che 22 paesi europei si avventurino a chiedere la censura insieme al commissario europeo alla Cultura Glenn Micallef. C’è un mondo della cultura che non la pensa così.E ci sono 60 luoghi in guerra dove i bambini muoiono e tra i 99 paesi presenti alla Biennale ce ne sarà più di qualcuno coinvolto. Mi chiedo per qualche motivo l’unico problema sia la Russia».
C’è il rischio che si arrivi davvero al taglio dei finanziamenti?
«Trovo a dir poco imbarazzante che un commissario europeo faccia un’uscita minacciando e ignorando il quadro europeo che prevede specifiche deroghe per la cultura, mantenendo invece limiti stringenti in specifici settori tecnici e professionali. La Biennale ha sempre ospitato chiunque. La Russia non può pensare di avere la beatificazione e noi non andiamo a fare la genuflessione».
Sbaglia il ministro Giuli se non sarà presente all’inaugurazione del padiglione centrale?
«Giuli è un bravo ministro, ci sta mettendo tutto il suo impegno, è un uomo di cultura. Spero sia presente. Ha detto le sue ragioni, che in un Paese civile e democratico ognuno può esprimere, ma va rispettata l’autonoma della Biennale».
Il dicastero della Cultura ha chiesto alla fondazione l’invio dei documenti relativi alla presenza della Russia. Si farà chiarezza?
«È una competenza del ministro vigilare, ci mancherebbe e non è un problema. Ma il problema nasce quando si va a ledere l’autonomia della Biennale. Non funziona a carte bollate, non esiste».
La Lega viene accusata di essere filo-russa, è così?
«No, io ne sono la dimostrazione come tutti coloro che in queste ore difendono la Biennale e sono notoriamente a favore dell’Ucraina. Finiamola con il dare a ogni dibattito questi contenuti perché diventa stucchevole. Se passa l’idea della censura della cultura, dove invece parliamo di pace e di razzismo, finiamo con l’inquisizione».
Il ministero della Cultura ipotizza il commissariamento. Si riferisce a questo?
«Non deve essere neanche presa in considerazione l’ipotesi del commissariamento. Commissariare perché? Se la Biennale fosse gestita male, se deragliasse, ma non mi sembra che abbia deragliato».
Quindi, secondo lei, che c’è uno scontro politico tra Giuli e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco?
«Io li conosco tutti e due. Sono due persone di valore, culturalmente sono preparate, Buttafuoco per me rappresenta un grande riferimento, arrivati a questo punto ognuno deve fare un passo a lato e lasciare che questa Biennale lavori con serenità».
Qual è la via d’uscita?
“Quella del dialogo. Gli attori in campo sono tutti ragionevoli. Da cittadino mi chiedo se c’è tutto questo rigore in giro per l’Europa. Approfittiamo invece per riportare Venezia vera capitale della diplomazia, come insegnò a suo tempo la Serenissima».