Meglio tardi che dopo il voto. L’Agcom prende atto dell’invasione delle tv da parte del fronte governativo del sì e infligge un «ordine di riequilibrio», da applicare «entro il 20 marzo» cioè domani, al Nove e a Retequattro, la rete che ha ospitato l’altra sera, in barba a qualunque vincolo di par condicio, il monologo della premier senza alcun contraddittorio. Risultato: Mediaset fa sapere che adotterà «le misure necessarie per il riequilibrio degli spazi entro la data prevista», anche perché di fronte alla mancata applicazione scatterebbero multe salate, ma contemporaneamente, dalla sede di Cologno Monzese, scende in campo direttamente il patron, Pier Silvio Berlusconi. Che dice: «Voterò convintissimamente sì». Nel frattempo, Giorgia Meloni cambia canale e ieri, per silenziare la mobilitazione del no che porta migliaia di cittadini in piazza del Popolo, torna ad occupare la ribalta Rai del Tg1 col suo spot. E rilancia anche un nuovo messaggio su X, perfino con il video tutorial in c…
Meglio tardi che dopo il voto. L’Agcom prende atto dell’invasione delle tv da parte del fronte governativo del sì e infligge un «ordine di riequilibrio», da applicare «entro il 20 marzo» cioè domani, al Nove e a Retequattro, la rete che ha ospitato l’altra sera, in barba a qualunque vincolo di par condicio, il monologo della premier senza alcun contraddittorio. Risultato: Mediaset fa sapere che adotterà «le misure necessarie per il riequilibrio degli spazi entro la data prevista», anche perché di fronte alla mancata applicazione scatterebbero multe salate, ma contemporaneamente, dalla sede di Cologno Monzese, scende in campo direttamente il patron, Pier Silvio Berlusconi. Che dice: «Voterò convintissimamente sì». Nel frattempo, Giorgia Meloni cambia canale e ieri, per silenziare la mobilitazione del no che porta migliaia di cittadini in piazza del Popolo, torna ad occupare la ribalta Rai del Tg1 col suo spot. E rilancia anche un nuovo messaggio su X, perfino con il video tutorial in cui mostra come si fa: «Cari italiani. Dovete mettere una croce sul sì, ecco qui». «Un’occasione che potrebbe non tornare più», ribadisce.
L’Authority per le comunicazioni, spinta dalle continue denunce del comitato del no, ha quindi accertato nella settimana più calda, «monitoraggio condotto tra 8-14 marzo» – come spiega in una nota – «una sproporzione nei tempi attribuiti alle due posizioni referendarie nella programmazione informativa di Retequattro», a tutto svantaggio di chi si oppone alla riforma. L’ordine di Agcom impone alla rete Mediaset di ripristinare l’equilibrio entro le prossime 24 ore, «ultimo giorno di campagna elettorale», bilanciando adeguatamente il tempo attribuito alla presenza della premier. Stesso verdetto per il Nove. Archiviata invece la denuncia su La 7. Ma nelle stesse ore, Meloni ricompare al Tg1: «Una eventuale vittoria del no? Nessun contraccolpo per il governo – insiste – ho già detto che non mi dimetto, la maggioranza è solida. Sono gli altri a essere diviso, basta guardare che alcuni di loro votano con noi. Purtroppo l’effetto del no lo pagherebbero solo gli italiani».
Dubbi infondati, a sentire il ministro Carlo Nordio. «Sono sicuro che vinciamo», dice in una sala di Tor Bella Monaca, col colonnello meloniano Fabio Rampelli. Nuovi attacchi sferrati contro i giudici. «Il 40 per cento delle persone inquisite poi sono assolte perché le indagini sono fatte male – accusa il Guardasigilli – motivo? Molti pm non sono in grado di fare le inchieste perché appartengono a questa grande famiglia che mette insieme giudici civili, penali, che fanno gli sfratti, le cause del lavoro. Non si può essere tuttologi».
Picchia anche di più da Palermo, la deputata FdI Carolina Varchi, che spara nel mucchio: «Le toghe quando devono toccare le toghe sono sempre clementi, lo dicono le carte del Csm, guardate anche su internet: troverete giudici che dimenticano persone in carcere, magistrati che vanno in overdose nei bagni del Tribunale interrompendo le udienze. E la loro disciplina interna se li considera colpevoli applica solo una censura, un buffetto». Avanti tutta, la chiamata alla armi coinvolge anche Berlusconi jr. Dopo che la presidente di Mondadori, Marina, aveva scritto a Repubblica, sostenendo che il via libera alla riforma non era «la vittoria postuma» di suo padre, con analoghi toni neutri spinge anche suo fratello Piersilvio. «Questa riforma non è di destra o di sinistra. Andrò a votare perché considero questo passaggio importante per essere al passo con i tempi in un paese democratico, civile e moderno».