BRUXELLES – Un Consiglio europeo quasi al buio, perché la penuria di informazioni certe sulla crisi iraniana condiziona le cancellerie continentali. Senza previsioni affidabili, è complesso tracciare soluzioni. E così oggi i Ventisette si ritroveranno a ragionare di guerra ed energia più che di competitività, il dossier attorno a cui doveva ruotare il summit. Ma è difficile che sanciscano decisioni di rilievo.
Ne discutono nella notte Giorgia Meloni e Friedrich Merz, all’hotel Amigo. Devono affrontare una serie di nodi. Ad esempio, è in salita un accordo sugli Ets. L’Italia preme per una revisione del sistema di scambio delle emissioni di CO2, ma si scontra con la resistenza della maggioranza dei partner Ue. La premier ha firmato assieme a Polonia e ad altri otto Paesi (Austria, Croazia, Grecia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia) una lettera ai vertici comunitari in cui si chiede entro maggio una «revisione approfondita» del sistema Ets che includa «un’estensio…
BRUXELLES – Un Consiglio europeo quasi al buio, perché la penuria di informazioni certe sulla crisi iraniana condiziona le cancellerie continentali. Senza previsioni affidabili, è complesso tracciare soluzioni. E così oggi i Ventisette si ritroveranno a ragionare di guerra ed energia più che di competitività, il dossier attorno a cui doveva ruotare il summit. Ma è difficile che sanciscano decisioni di rilievo.
Ne discutono nella notte Giorgia Meloni e Friedrich Merz, all’hotel Amigo. Devono affrontare una serie di nodi. Ad esempio, è in salita un accordo sugli Ets. L’Italia preme per una revisione del sistema di scambio delle emissioni di CO2, ma si scontra con la resistenza della maggioranza dei partner Ue. La premier ha firmato assieme a Polonia e ad altri otto Paesi (Austria, Croazia, Grecia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia) una lettera ai vertici comunitari in cui si chiede entro maggio una «revisione approfondita» del sistema Ets che includa «un’estensione delle quote gratuite Ue oltre il 2034» e un approccio «graduale» alla loro eliminazione a partire dal 2028. Il problema è che Merz è ostile, come la Francia. E sempre rispetto ai costi dell’energia, è difficile ipotizzare un compromesso sugli aiuti di Stato: Berlino è a favore, Roma si oppone perché a corto di risorse in cassa.
L’unico punto su cui i leader potrebbero trovarsi d’accordo riguarda una generica intesa sulla posizione che l’Europa deve assumere rispetto alla richiesta americana di partecipare a un’operazione per forzare il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz: Meloni e gli altri non sono al momento disposti a farsi coinvolgere direttamente nel conflitto, dunque dicono no a Trump. Semmai, potrebbero sostenere la proposta di coinvolgere le Nazioni Unite per garantire una tregua (mentre i Paesi del Med-5 si dicono pronti a mettere in sicurezza la petroliera russa alla deriva nel Mediterraneo). Un cessate il fuoco in Iran, d’altra parte, è al momento uno scenario remoto. Il tycoon e Benjamin Netanyahu non sembrano pronti a fermarsi.
Ed è qui che si arriva a Meloni. La presidente del Consiglio è salita ieri al Colle per il consueto pranzo con Sergio Mattarella in vista del Consiglio. La «preoccupazione» è il sentimento che trapela da Palazzo Chigi, come dal Colle. Preoccupazione per gli effetti della crisi sull’economia, ma anche per il nodo degli approvvigionamenti. Senza trascurare il potenziale impatto del terrorismo e i rischi per la sicurezza dei militari e delle ambasciate italiane nel Golfo.Sono riflessioni che diventano il cuore di un altro incontro che si tiene poche ore prima, a Palazzo Chigi. Attorno allo stesso tavolo siedono i vertici dell’intelligence, l’autorità delegata ai servizi Alfredo Mantovano e il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Non è un dettaglio, visto le tensioni che ciclicamente riaffiorano. È stata Meloni a sollecitare un coordinamento rafforzato, per stabilire una condivisione delle informazioni. In questa fase — e nonostante alcune diffidenze — l’unica strada per gestire al meglio l’escalation.Americani e israeliani, questo il dato di realtà con cui fare i conti, tendono in questa fase a condividere pochissimi dettagli con i partner europei, facendo scontare la posizione di non belligeranza. Poco chiari gli scenari delle prossime settimane, la durata e l’intensità del conflitto. Con una certezza: non durerà poco. Difficile, così, prevedere le prossime mosse: vale per l’approvvigionamento e per gestire i pericoli a cui sono esposti gli ormai pochissimi militari italiani rimasti nel Golfo. Complesso, dunque, ipotizzare le contromisure migliori anche per contrastare il caro energia. In questa chiave, ieri Meloni avrebbe sentito Elly Schlein per annunciare gli interventi in arrivo.