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Silvestri e il referendum: “In questo mondo dominato dalla violenza troppa voglia dell’uomo forte”

Daniele Silvestri (ansa)

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Il cantante a piazza del Popolo per il no: “Leggendo le furbizie di quei setti articoli, si capisce benissimo che la legge prepara il terreno a un pm che dovrà rendere conto al potere esecutivo”
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È stato Daniele Silvestri a chiudere la manifestazione per il no a piazza del Popolo, con una canzone inedita scritta per l’occasione. Una ballata struggente che esalta la Costituzione.

In una strofa scrive: “Possiamo lasciare che il vento/ ci passi vicino e nemmeno sentirlo/ E invece non è così / Ci vuole attenzione”. Che atmosfera avverte a pochi giorni dal voto?

«Spesso mi sono illuso, ma sicuramente in questi ultimi giorni mi sembra che ci sia un’attenzione in più».

In un’altra canzone, a bocca chiusa, sostiene che la partecipazione “non è solo libertà ma anche resistenza”. Un messaggio per chi non sa se andare a votare?

«Io lo dico sempre, anche ai miei figli. Mai come in questa occasione è fondamentale, anche perché non c’è il quorum. In ballo ci sono sette articoli della Costituzioni, che vengono modificati in maniera mostruosa».

Una riforma approvata in solitaria...

«Senza ascoltare niente e nessuno, non è mai successo che una legge costituzionale entrasse in Parlamento i…

È stato Daniele Silvestri a chiudere la manifestazione per il no a piazza del Popolo, con una canzone inedita scritta per l’occasione. Una ballata struggente che esalta la Costituzione.

In una strofa scrive: “Possiamo lasciare che il vento/ ci passi vicino e nemmeno sentirlo/ E invece non è così / Ci vuole attenzione”. Che atmosfera avverte a pochi giorni dal voto?

«Spesso mi sono illuso, ma sicuramente in questi ultimi giorni mi sembra che ci sia un’attenzione in più».

In un’altra canzone, a bocca chiusa, sostiene che la partecipazione “non è solo libertà ma anche resistenza”. Un messaggio per chi non sa se andare a votare?

«Io lo dico sempre, anche ai miei figli. Mai come in questa occasione è fondamentale, anche perché non c’è il quorum. In ballo ci sono sette articoli della Costituzioni, che vengono modificati in maniera mostruosa».

Una riforma approvata in solitaria...

«Senza ascoltare niente e nessuno, non è mai successo che una legge costituzionale entrasse in Parlamento in un modo e ne uscisse identica alla virgola. È spaventoso».

Il sì ha invitato a guardare solo il merito della riforma, il no anche il contesto, dal premierato in arrivo alla situazione internazionale, vedi Trump, Orbán e Netanyahu. Lei è d’accordo?

«Non tanto. Il contesto vuol dire che si ragiona in base a un pregiudizio, magari corretto — vedi il fastidio della destra per i controlli di legalità — ma sempre pregiudizio. Io invece guardo al merito e, leggendo le furbizie di quei sette articoli, si capisce benissimo che la legge prepara il terreno a quello che verrà dopo: un pm che dovrà rendere conto a quello che dirà il potere esecutivo. Che poi è quello che dicono esplicitamente lo stesso Nordio e Giusi Bartolozzi».

Cos’è che non va nella separazione delle carriere?

«Il pm non è un superpoliziotto che va solo a caccia di prove per incastrare l’imputato, come verrebbe fuori da una riforma che lo trasforma in avvocato dell’accusa. Oltretutto, con la legge Cartabia, la separazione delle funzioni già c’è».

Poi c’è il sorteggio per i due Csm. Non le piace?

«È una truffa, è venduto come paritario tra parte laica e togata e invece non è così. I togati saranno sorteggiati tra otto mila magistrati, i laici in una lista, non si sa nemmeno quanto ristretta».

Se l’è letta bene la riforma, parla come un costituzionalista...

«Un po’ costituzionalista quasi mi ci sento, in questi anni la Costituzione comincia a essere una lettura sempre più frequente. È sorprendente, scritta con un linguaggio comprensibile a tutti».

Come è possibile che nel 1948 riuscirono a mettersi d’accordo, pur divisi dai furori ideologici, e oggi la riforma Nordio è stata scritta senza nemmeno un emendamento dell’opposizione approvato?

«Perché allora tutti avevano davanti agli occhi il baratro da cui eravamo appena usciti. Il punto fondamentale è che evitarono di concentrare tutto il potere su un organo costituzionale, facendo in modo che ci fossero controlli e contrappesi».

Avevano il timore che si potesse ricadere in una dittatura. Ma oggi?

«Cento anni fa cercammo l’uomo forte, forse la tentazione di ricascarci ogni tanto l’abbiamo sentita e la sentiamo ancora. Una tentazione persino comprensibile e umana, soprattutto in questo mondo che appare fuori controllo e dominato dalla violenza».

Per questo è necessario non smantellare quel delicato sistema immaginato 80 anni fa?

«Sì, perché è pensato per assicurare, al di là delle persone e delle ideologie, un equilibrio tra i poteri. Se lo smantelliamo, allora vale tutto, non ci possiamo stupire se quello che fa Trump comincia a essere sempre più diffuso».

Come è nata la canzone che ha suonato a piazza del Popolo?

«Quando qualcuno che fa il mio mestiere dice qualcosa di politico, è inevitabile che sui social si scatenino. La cosa che ti dicono più spesso è: ma continua a canta’ che è meglio..e allora questo ho fatto, ho scritto una canzone. Perché mi ribolliva il sangue»

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