In affari con la famiglia Caroccia, legata al clan dei Senese, che da anni comanda a Roma, c’erano il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e il gruppo dirigente di Fratelli d’Italia a Biella. Giorgia Meloni non lo ha scoperto dall’articolo pubblicato ieri dal Fatto Quotidiano, ma era stata avvisata oltre un mese fa dai vertici del suo partito, venuti a conoscenza della vicenda, scoppiata adesso a quattro giorni dal voto sul referendum.
La storia è legata alla società “Le 5 Forchette Srl”, di cui l’esponente di FdI aveva una quota. Della compagine societaria faceva parte anche Miriam Caroccia, figlia di Mauro attualmente in carcere a Viterbo dove sta scontando una condanna definitiva a 4 anni per l’indagine della Dda di Roma sul clan di stampo camorristico capeggiato da Michele Senese, detto ‘O’ Pazz’. La srl, fondata davanti a un notaio di Biella, aveva l’unità locale in via Tuscolana, al civico 452, dove è stato aperto il ristorante “Bisteccheria d’Italia”. Il 19 febbrai…
In affari con la famiglia Caroccia, legata al clan dei Senese, che da anni comanda a Roma, c’erano il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e il gruppo dirigente di Fratelli d’Italia a Biella. Giorgia Meloni non lo ha scoperto dall’articolo pubblicato ieri dal Fatto Quotidiano, ma era stata avvisata oltre un mese fa dai vertici del suo partito, venuti a conoscenza della vicenda, scoppiata adesso a quattro giorni dal voto sul referendum.
La storia è legata alla società “Le 5 Forchette Srl”, di cui l’esponente di FdI aveva una quota. Della compagine societaria faceva parte anche Miriam Caroccia, figlia di Mauro attualmente in carcere a Viterbo dove sta scontando una condanna definitiva a 4 anni per l’indagine della Dda di Roma sul clan di stampo camorristico capeggiato da Michele Senese, detto ‘O’ Pazz’. La srl, fondata davanti a un notaio di Biella, aveva l’unità locale in via Tuscolana, al civico 452, dove è stato aperto il ristorante “Bisteccheria d’Italia”. Il 19 febbraio arriva la sentenza definitiva della Cassazione con la conferma delle condanne definitive con l’aggravante di mafia e Delmastro il 27 febbraio cede definitivamente la sua quota.
La premier è infuriata. Il timore è che, questo nuovo caso giudiziario legato a Delmastro, già condannato in primo grado per rivelazione del segreto d’ufficio nella vicenda dell’anarchico Cospito, possa impattare sul referendum. In FdI inoltre hanno paura che possano venir fuori foto di Delmastro con Mauro Caroccia. Per questo, per adesso, su indicazione del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, gli esponenti di maggioranza provano a spostare l’attenzione, con una «scia» — la chiamano così — di dichiarazioni su Trani, quando invece le opposizioni chiedono che il caso venga discusso in commissione Antimafia.
Ed ecco infatti il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami: «Francamente non ci trovo niente di sconcertante o di incredibile. Trovo invece più sconcertante e più incredibile che il capo della procura di Trani vada a fare un convegno con il presidente della provincia di Trani, che è indagato dalla procura di Trani». E poi la collega Carolina Varchi: «L’opposizione sta montando un polverone su un caso Delmastro che di fatto non c’è».
Pd, M5s e Avs insistono e vanno all’attacco. I dem chiedono a Meloni di chiarire e alla commissione Antimafia «di acquisire gli atti sulla vicenda che riguarda esponenti piemontesi di FdI, in primis il sottosegretario Delmastro». La presidente Chiara Colosimo ha fatto sapere che non ha nulla in contrario nell’affrontare il caso.
Dal canto suo Delmastro respinge qualsiasi insinuazione. «La mia storia antimafia è chiara ed evidente. Il mio livello di scorta — afferma — non nasce per altri motivi se non per la mia battaglia contro la mafia». Poi entra nel merito della vicenda: «Si parla di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che si scopre essere “la figlia di”». Una volta scoperto, sostiene il sottosegretario alla Giustizia, «ho lasciato la società. E l’ho fatto per il rigore etico e morale che mi contraddistingue».
Per M5S le parole del sottosegretario sono «disarmanti. Non è minimamente credibile — sostengono i membri pentastellati in Antimafia — che una ragazza di 18 anni agisca da sola come amministratore unico con il 50% delle quote di una società, è evidente che dietro di lei si muove il ben noto gruppo familiare. Delmastro vuole dirci di essersi accorto solo dopo una sentenza definitiva che Miriam Caroccia è “figlia di”?. La vicenda giudiziaria della famiglia Caroccia e del clan Senese andava avanti da anni». Stesse accuse arrivano da Elisabetta Piccolotti, di Avs: «Questi personaggi sono gli stessi che poi ci danno lezioni di amministrazione della giustizia in tv». Adesso la maggioranza aspetta la consultazione referendaria per poi fare i conti al suo interno.