Caso Delmastro: quell’incontro dal notaio, le coincidenze delle date e la srl nascosta alla Camera
di Giuliano Foschini , Andrea OssinoAl primo piano del civico 2 di via Garibaldi, a Biella, il 16 dicembre 2024, non è una riunione qualunque. C’è un notaio, un tavolo lungo, una porta chiusa. Attorno siedono uomini e donne che contano. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. La vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino. Il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà. L’assessore ai lavori pubblici Cristiano Franceschini. E poi c’è lei. Diciotto anni. Arriva da Roma. Si chiama Miriam Caroccia. Non ha incarichi, non ha un profilo pubblico, non ha una storia politica. Eppure è seduta lì, davanti al notaio, insieme a loro. Per creare una società, la 5 Forchette srl, che avrà il compito di gestire alcuni ristoranti. Chi è quella ragazza? Che ci fa in mezzo a un sottosegretario e i notabili di Fratelli d’Italia? Davvero ci vogliono fare credere, come Delmastro fa oggi, che nessuno se lo chiede? E ancora: che cosa è veramente quella società? Sono le domande che ieri si è posto Il Fatto quotidiano che h…
Al primo piano del civico 2 di via Garibaldi, a Biella, il 16 dicembre 2024, non è una riunione qualunque. C’è un notaio, un tavolo lungo, una porta chiusa. Attorno siedono uomini e donne che contano. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. La vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino. Il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà. L’assessore ai lavori pubblici Cristiano Franceschini. E poi c’è lei. Diciotto anni. Arriva da Roma. Si chiama Miriam Caroccia. Non ha incarichi, non ha un profilo pubblico, non ha una storia politica. Eppure è seduta lì, davanti al notaio, insieme a loro. Per creare una società, la 5 Forchette srl, che avrà il compito di gestire alcuni ristoranti. Chi è quella ragazza? Che ci fa in mezzo a un sottosegretario e i notabili di Fratelli d’Italia? Davvero ci vogliono fare credere, come Delmastro fa oggi, che nessuno se lo chiede? E ancora: che cosa è veramente quella società? Sono le domande che ieri si è posto Il Fatto quotidiano che ha raccontato per primo questa storia. Ma non sono le sole. Repubblica ha potuto documentare, infatti, che il sottosegretario ha nascosto questa società al Parlamento. La proprietà delle quote non risulta infatti nella dichiarazione depositata alla Camera il 30 settembre 2025.
La società
Per tessere il filo della storia bisogna partire proprio qui, dalla società. Le 5 Forchette srl. Diecimila euro di capitale sociale. La metà è di Caroccia. Il 25 per cento è del sottosegretario. Il resto è diviso tra gli altri soci presenti davanti al notaio e Donatella Pelle, imprenditrice con partecipazioni in più società, e moglie di un importante avvocato nato a Locri, che nella sua tenuta di Biella organizza feste per il partito. La sede dell’azienda è nello studio di un commercialista che è anche assessore al Bilancio del Comune di Biella. Sulla carta si tratta di un’operazione ordinaria. Una società di ristorazione. Una delle tante. Niente che faccia rumore. E infatti non ne fa. Ma perché quella ragazzina? Miriam porta un cognome, Caroccia, che a Roma non è sconosciuto. Compare negli atti giudiziari che riguardano il gruppo guidato da Michele Senese, detto «’o pazzo». Una struttura criminale radicata nella capitale, capace di mantenere affari, relazioni e controllo anche dal carcere. Gli atti ricostruiscono i legami familiari e quelli economici. Mauro Caroccia, il padre della ragazza, viene condannato per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato il clan Senese. Secondo le sentenze, attraverso società e attività di ristorazione venivano schermati capitali riconducibili all’organizzazione. Tradotto: il padre di Miriam è un prestanome del clan Senese, gli amici di Diabolik, i più importanti della capitale. La sua vicenda giudiziaria personale è lunga. Arresti nel 2020. Una prima condanna. L’assoluzione in appello nel 2023. L’intervento della Cassazione che annulla. Un nuovo processo. La condanna. E infine la conferma definitiva, nel febbraio 2026. Non è una storia rimasta nascosta nei fascicoli. È una storia pubblica, dire Senese a Roma è come dire i Corleonesi in Sicilia, Bidognetti a Napoli, Berlocco in Calabria. Non si può non sapere.
Il ristorante
E invece il sottosegretario alla Giustizia non sa. O meglio: non conosce il curriculum giudiziario del padre della sua socia. Non lo sa quando crea la società. E non lo sa quando Le 5 Forchette prende in gestione il ristorante «Bisteccheria d’Italia», in via Tuscolana, a Roma. Quaranta coperti, carni pregiate. Delmastro continua a non saperlo anche quando incontra Caroccia, all’interno di quel ristorante in cui l’uomo dei Senese non si muove come il padre della proprietaria ma come il gestore. Di più, come un influencer. Video, dirette, è il mattatore del locale. «Guarda questa bistecchina», dice, mostrando piatti e tavoli. «Vi aspetto». È lui il volto dell’attività. È lui che la racconta, che la espone, che la tiene in piedi. Ad aprile c’è una grande inaugurazione. Il locale vola. «Ci andavano calciatori, giornalisti, volti noti», racconta chi frequenta quella zona. Sui social spunta la foto di Caroccia con il direttore di Rai Sport, Marco Lollobrigida o con l’attaccante della Lazio Matteo Cancellieri (che legittimamente potevano non sapere chi fosse Caroccia). Sembra tutto andare a gonfie vele. Ma accade qualcosa.
La mancata dichiarazione
Il 30 settembre Delmastro deposita la sua dichiarazione dei redditi al Parlamento e non indica che a dicembre del 2024 era entrato nella società Le 5 Forchette. Perché? Teme qualcosa? Lo vuole rimandare all’anno successivo? O forse perché sa che sta per cominciare un vorticoso passaggio di quote.
Nel novembre 2025 Delmastro trasferisce il suo 25 per cento alla G&G, una società immobiliare di cui è unico proprietario, per 2.500 euro. Formalmente esce. In realtà resta dentro. Le quote non vengono cedute a un soggetto terzo, ma a una società che è interamente sua. È un passaggio interno, che non interrompe il controllo ma lo sposta. Poi arriva la fase finale. Dopo la condanna in appello bis e la conferma in Cassazione nel febbraio 2026, inizia la dismissione. È il segnale d’allarme. A Repubblica risulta infatti che in quei giorni anche i piani alti del partito e del governo vengono messi a conoscenza della vicenda Caroccia. E scatta l’allarme. La G&G cede le quote a Donatella Pelle. Gli altri soci fanno lo stesso. Le partecipazioni vengono progressivamente scaricate. Le cifre sono contenute: 1.500 euro per le quote degli esponenti politici, 3.500 euro per quelle detenute dalla Pelle, comprese quelle originariamente del sottosegretario. Alla fine resta una sola persona. Miriam Caroccia. La ragazza seduta davanti al notaio di Biella. La socia. A loro insaputa.