"Non si vota su Meloni ma sulla giustizia”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ai microfoni di 'Pulp Podcast' di Fedez e Mr. Marra.
Il ‘fuori ora” del podcast è stato annunciata da due lanci sui rispettivi social. Dalla stessa premier: "Quando non parlo, dicono che scappo. Quando parlo, contestano il luogo, il mezzo e pure chi mi intervista. A questo punto il sospetto è uno: che preferirebbero semplicemente che io non esistessi. Mi spiace, ma su questo non posso accontentarli. Posso però invitarli a una cosa più semplice: guardare la puntata prima di commentarla". E dal rapper: "Da 48 ore questa puntata viene recensita senza che nessuno l'abbia vista. Ora potete far finta di averla vista davvero. Giorgia Meloni a Pulp Podcast. Fuori ora su youtube e spotify".
Ecco i principali contenuti dell’intervista durata circa 55 minuti.
Meloni: “Chi vota no non fa un affarone, non mi dimetto”
Giorgia Meloni ha ribadito a Fedez e Mr Marra che non intende dimettersi dal suo ruolo di premier anche se al prossimo referendum sulla giustizia vincesse il 'no'. "Non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato - ha detto - portare a termine il lavoro e confrontarmi al cospetto degli italiani, facendomi poi giudicare sul complesso del lavoro che ho fatto. Quindi, se tu oggi voti 'no' solo per mandare a casa Meloni, ti ritrovi che ti tieni sia Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone". Concetto espresso già più volte.
“Non ho elementi certi su tesi Usa sull’Iran”
"Il punto è che io non ho, non essendo stato al tavolo delle negoziazioni, elementi certi nè per confermare nè per confutare quello che dicono gli americani sulla impossibilità di chiudere un accordo con l'Iran e quindi continuo a perseguire questa strada che secondo me è l'unica tra questi scenari ragionevole, cioè quella di tentare di chiudere un accordo per cui l'Iran accetta di utilizzare l'uranio solamente a scopi civili e non a scopi militari. Non so dire se ad oggi ci siano ancora queste condizioni, ma chiaramente è quello che con i partner stiamo chiaramente perseguendo, perché la posizione italiana alla fine è la posizione della quasi totalità dei paesi europei è quella sulla quale bisogna continuare a cercare di lavorare".
Iran, "Al lavoro su de-escalation e per minimizzare conseguenze economiche”
Sul discorso Medio Oriente-Trump "la posizione ufficiale dell'Italia è quella che abbiamo già portato in Parlamento: è che l'Italia non partecipa a questo attacco nei confronti dell'Iran, che non intende partecipare. Quello che noi cerchiamo di fare, chiaramente date le condizioni, è lavorare a una de-escalation. Stiamo aiutando a difendersi i Paesi del Golfo che sono nostri partner strategici, ma soprattutto perché nell'area ci sono decine di migliaia di italiani oltre a 2.000 soldati di stanza. Dopodiché ovviamente lavoriamo per cercare di rispondere alle conseguenze del conflitto, che sono soprattutto per noi delle conseguenze che possono essere legate alla sicurezza e sono le conseguenze di carattere economico che bisogna cercare il più possibile di affrontare e minimizzare".
“Russia non vuole nessun tipo di accordo”
"Che Zelensky non voleva nessun tipo d'accordo mi pare un po' forte, allo stato attuale mi pare che la Russia non vuole nessun tipo di accordo". Così a proposito della guerra fra Russia e Ucraina.
Intanto, la campagna elettorale è al rush finale. Da un parte la sorella della premier e responsabile della segreteria di FdI e del tesseramento, Arianna Meloni, che concludendo il suo intervento alla manifestazione del partito per il sì al referendum a Roma, ha invitato i “suoi” ad andare “casa per casa” per “raccontare la verità, non gli stiamo raccontando delle bugie, ma esattamente cosa rappresenta questa riforma e allora concentrati, fino alla fine, lo dobbiamo alla nostra storia, lo dobbiamo alla nostra nazione, ma soprattutto lo dobbiamo ai nostri figli". Dall’altra parte, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi che intervistato dall’Adnkronos spiega: “Io faccio politica, non sono un oppositore del governo, mi occupo dell'Anm e quindi non mi piace l'idea che i cittadini pensino che i magistrati siano nemici del governo perché non lo siamo”. Aggiungendo: “Io faccio il pubblico ministero da 36 anni e sentirmi dire che sono qua per liberare i pedofili, gli stupratori o per portare via i bambini dalle famiglie è qualcosa che mi umilia profondamente. Ci sono tantissimi magistrati, come me, che sono profondamente umiliati dall'essere indicati ai cittadini italiani, da una fonte così autorevole, come persone che sono qui per difendere i criminali. Ciò non corrisponde alla realtà che conosco, tanti magistrati sono avviliti da questa immagine che viene data”, conclude Parodi.