ROMA – Se ne va «il capo». Un pezzo di storia del Paese. Indomito lottatore. Visionario. Avversario leale in anni intensi.
È unanime il cordoglio della politica per la scomparsa di Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e protagonista indiscusso della seconda Repubblica. «L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico», dice il presidente Sergio Mattarella. «Con la sua passione ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra», ricorda la premier Giorgia Meloni. Pianto soprattutto dalla sua comunità, ora «profondamente scossa»: quel manipolo di militanti padani che Bossi aveva riunito sul pratone di Pontida e portato per mano fin nel cuore delle massime istituzioni, locali e nazionali. Selezionando uno per uno i dirigenti oggi al governo. Basta guardare il tweet muto pubblicato sull’account del ministero dell’Economia: c’è solo una foto che ritrae il Senatùr accanto a Giancarlo Gi…
ROMA – Se ne va «il capo». Un pezzo di storia del Paese. Indomito lottatore. Visionario. Avversario leale in anni intensi.
È unanime il cordoglio della politica per la scomparsa di Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e protagonista indiscusso della seconda Repubblica. «L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico», dice il presidente Sergio Mattarella. «Con la sua passione ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra», ricorda la premier Giorgia Meloni. Pianto soprattutto dalla sua comunità, ora «profondamente scossa»: quel manipolo di militanti padani che Bossi aveva riunito sul pratone di Pontida e portato per mano fin nel cuore delle massime istituzioni, locali e nazionali. Selezionando uno per uno i dirigenti oggi al governo. Basta guardare il tweet muto pubblicato sull’account del ministero dell’Economia: c’è solo una foto che ritrae il Senatùr accanto a Giancarlo Giorgetti, giovani e sorridenti. Nessun commento. Perché, quando il dolore è autentico, non ha bisogno di parole.
Improvvisamente orfani, è questo lo stato d’animo condiviso dalla vecchia guardia: «Siamo cresciuti insieme, invecchiati insieme, abbiamo affrontato gioie e malattie insieme», si commuove Roberto Calderoli: «E proprio nel giorno del festa del papà perdo “papà Umberto”, perché per me è stato davvero un secondo padre, da un punto di vista umano e poi politico». Come lo è stato per il presidente della Camera Lorenzo Fontana, che parla di «dolore profondo e lacerante: lui è stata la ragione del mio approdo in politica». Disperato anche l’altro Fontana, Attilio, governatore della Lombardia: «Ha cambiato la storia d’Italia, ha saputo anticipare i tempi e dar voce al Nord». Anche se a ringraziarlo non dev’essere solo quel pezzo ma «tutto il Paese», rimarca Luca Zaia: «Se la politica ha dovuto affrontare una “questione settentrionale”, se oggi c’è una coscienza federalista diffusa, in buona parte è merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono». Per tutti «esempio e guida», chiosa il presidente del Friuli Max Fedriga.
Assai compianto pure dagli alleati. «Perdo un amico. Gli avevo detto che sarei andato a trovarlo e non o fatto in tempo. Per me è un cruccio», si rammarica Ignazio La Russa. Antonio Tajani ricorda la sua storica amicizia con Berlusconi. Crosetto racconta un aneddoto per esaltarne «il buon senso» e il grande realismo. Riconosciuto anche dagli avversari. Casini: «Era un indomito lottatore, un uomo rude e scomodo, ma anche profondamente buono». Renzi e Bonelli: «Un pezzo di storia repubblicana». Che «ha lasciato un segno», aggiunge il sindaco di Milano Sala. Con Mastella a rievocare quando, nel 2004 cantarono insieme a Porta a Porta e «abbiamo riunito il Paese».