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Delmastro tensioni in FdI. Meloni: “Poco accorto, io non sapevo ma resta”

19/03/2026 Roma. Palazzo dei Congressi, Roma per il SI. Incontro organizzato da Fratelli D'Italia per il referendum. Nella foto Arianna Meloni. (agf)

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Il sottosegretario: “La mafia è merda”. Il partito sulla carta lo difende ma Milani ammette: forse salta, si vedrà dopo il voto
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ROMA – Delmastro salta? Forse, ne ha combinate troppe...». In un angolo del palazzo dei congressi dell’Eur, gran chiusura di FdI per il referendum, Massimo Milani dà voce ai malumori che montano tra i Fratelli contro il sottosegretario alla Giustizia, inguaiato per gli affari con la figlia di Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese. Milani non è un peone. È il vice di Giovanni Donzelli, dunque il numero due dell’Organizzazione di FdI, in quota Rampelli. Si sfoga così, sul compagno di partito nella burrasca: «Ne ha fatte troppe, anche da noi è come la tessera a punti della Coop: troppi buchi. Vediamo dopo il referendum. Di certo io non avrei mai aperto un ristorante con una diciottenne sconosciuta. Poi, se fai politica, perché devi aprire una trattoria?». Giorgia Meloni, da Bruxelles, difende il fedelissimo a parole, con qualche puntura: «Poteva essere più accorto, ma da questo a segnalare che abbia contiguità con la mafia ce ne passa. Resta al suo posto? Sì». La leader nega di aver…

ROMA – Delmastro salta? Forse, ne ha combinate troppe...». In un angolo del palazzo dei congressi dell’Eur, gran chiusura di FdI per il referendum, Massimo Milani dà voce ai malumori che montano tra i Fratelli contro il sottosegretario alla Giustizia, inguaiato per gli affari con la figlia di Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese. Milani non è un peone. È il vice di Giovanni Donzelli, dunque il numero due dell’Organizzazione di FdI, in quota Rampelli. Si sfoga così, sul compagno di partito nella burrasca: «Ne ha fatte troppe, anche da noi è come la tessera a punti della Coop: troppi buchi. Vediamo dopo il referendum. Di certo io non avrei mai aperto un ristorante con una diciottenne sconosciuta. Poi, se fai politica, perché devi aprire una trattoria?». Giorgia Meloni, da Bruxelles, difende il fedelissimo a parole, con qualche puntura: «Poteva essere più accorto, ma da questo a segnalare che abbia contiguità con la mafia ce ne passa. Resta al suo posto? Sì». La leader nega di avere saputo da un mese della vicenda, come raccontano invece nel suo stesso partito, «fake news». Conferma la linea Arianna Meloni, raggiungendo la sala dell’Eur dal retro per evitare i cronisti che accusa di «gogna mediatica». «Delmastro non è indagato». Ma la diga di via della Scrofa quanto può reggere? Il grande timore è che l’inchiesta si allarghi. Sulle dimissioni, si deciderà dopo il voto.Sul palco la stessa Arianna Meloni evoca per l’ennesima volta Falcone e Borsellino. Per molti, a questo giro, è un segnale: «Noi abbiamo iniziato a fare politica perché non potevamo accettare che due eroi come loro siano stati ammazzati». Chiara Colosimo, fedelissima della premier a capo della commissione Antimafia, fa capire che non ci saranno sconti per quanto riguarda l’attività d’indagine che può portare avanti il Parlamento: «Non mi sottrarrei mai ad un approfondimento che riguarda la criminalità organizzata - dice Colosimo, uscendo dall’evento di FdI - segnalo che la commissione si occupa di criminalità organizzata a Roma con uno specifico filone da diversi anni ormai».

Quindi, aggiunge, «tutti gli atti relativi a Senese e a Caroccia sono già nell’archivio della commissione Antimafia. Per il proseguo degli approfondimenti, ovviamente, aspetterò la formalizzazione nell’ufficio di presidenza». Mentre parla, Colosimo ha una pila di carte sotto braccio. In mattinata era stata ricevuta dal procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi. Incontro «programmato da tempo», su altro, trapela dallo staff della meloniana. Il grosso di FdI si trincera dietro no comment e imbarazzi. Alfredo Mantovano, a domanda sull’opportunità che Delmastro si dimetta, risponde così: «Non do una risposta». Sulle scale del PalaCongressi, accanto ad Antonio Zequila, detto “Er Mutanda” venuto a sentire, Fabio Rampelli, se la cava con una battuta: «Delmastro? Forza Roma».Le opposizioni ovviamente bersagliano la premier. La dem Elly Schlein chiede all’inquilina di Palazzo Chigi di «prendere posizioni chiare», prima del referendum. Angelo Bonelli di Avs parla invece di una situazione di una «gravità inaudita» e cita un altro elemento che chiama in causa il sottosegretario: «Delmastro non ha comunicato alla Camera, come la legge prevede, il fatto che possedeva azioni di una società. Perché?». L’interessato, il sottosegretario, fa spallucce. La «mafia è una montagna di merda», diceva ieri a un comizio sulla giustizia a Catanzaro. Oggi sarà tra Novara e Verbania, sempre a parlare di referendum. Dopo il voto, dentro FdI, parte la resa dei conti.

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