ROMA – Nella bufera, quando manca poco al voto referendario di domani e lunedì, Giorgia Meloni tenta la mossa evocando «la manina». Ospite di La7, la premier prova a ribaltare la vicenda che ha coinvolto il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, anche fotografato con l’imprenditore Mauro Caroccia, condannato per reati di mafia nell’ambito di un’indagine sul clan Senese e papà di Miriam con cui l’esponente di governo era in affari.
La leader FdI premette che la questione «non c’entra niente con il referendum della giustizia» e dice di aver «messo in conto» che il caso sia stato manovrato. Quindi domanda: «Ma se ci fosse stata una manina che dice “oh, sono gli ultimi giorni di campagna elettorale, tiriamo fuori la cosa peggiore che abbiamo contro il governo?”. Gli italiani valuteranno». Per Meloni, dunque, Delmastro deve restare al suo posto, almeno per ora. «Se la questione fosse più ampia e ci fossero altri problemi — puntualizza — la magistratura farà il suo corso».
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ROMA – Nella bufera, quando manca poco al voto referendario di domani e lunedì, Giorgia Meloni tenta la mossa evocando «la manina». Ospite di La7, la premier prova a ribaltare la vicenda che ha coinvolto il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, anche fotografato con l’imprenditore Mauro Caroccia, condannato per reati di mafia nell’ambito di un’indagine sul clan Senese e papà di Miriam con cui l’esponente di governo era in affari.
La leader FdI premette che la questione «non c’entra niente con il referendum della giustizia» e dice di aver «messo in conto» che il caso sia stato manovrato. Quindi domanda: «Ma se ci fosse stata una manina che dice “oh, sono gli ultimi giorni di campagna elettorale, tiriamo fuori la cosa peggiore che abbiamo contro il governo?”. Gli italiani valuteranno». Per Meloni, dunque, Delmastro deve restare al suo posto, almeno per ora. «Se la questione fosse più ampia e ci fossero altri problemi — puntualizza — la magistratura farà il suo corso».
E se per la premier il caso Delmastro, reo semplicemente di essere stato «leggero», non c’entra con il referendum sulla giustizia, discorso diverso lo fa su alcuni casi di cronaca. Le vicende di Garlasco o della famiglia del bosco con la riforma della giustizia «c’entrano eccome. Perché questa è una riforma sulla responsabilità e sulla meritocrazia nella giustizia», sostiene, nonostante il giorno prima il vicepremier leghista Matteo Salvini avesse chiesto di «non tirare in ballo Garlasco e la famiglia nel bosco. Che non sono vicende normali, certo, ma da risolvere in altro modo» rispetto al referendum sulla giustizia.
L’altro vicepremier, quello azzurro, Antonio Tajani, punta il dito contro le toghe: «Se un magistrato sbaglia e lascia in galera qualcuno per un suo errore per tanti anni, deve essere sanzionato. E credo che questa riforma vada proprio nella direzione di dare credibilità alla magistratura». E su Rete4 affonda il colpo: «Oggi i magistrati sono impunibili e impuniti». Ma il presidente del comitato “Giusto dire no”, Enrico Grosso, fa notare «un paradosso», secondo cui, con il sorteggio introdotto dalla riforma, «il dottor Palamara potrebbe essere eletto al Csm dopo essere stato espulso dall’Anm».
Risponde anche il capogruppo dei senatori del Pd, Francesco Boccia, che chiede di votare no al referendum per difendere la Costituzione «da chi insulta, delegittima e attacca i giudici ogni giorno e pretende di riscrivere le regole per avere meno controlli». E in questo contesto i dem hanno annunciato la presentazione di un’interrogazione rivolta al Guardasigilli Carlo Nordio in merito al rispetto da parte di Delmastro degli obblighi di comunicazione patrimoniale previsti dalla legge sui conflitti di interesse. A chiedere la testa del sottosegretario è tutto il campo largo. Nicola Fratoianni, co-leader di Avs, dice di non essere interessato a conoscere «quale sia il recondito motivo per cui la presidente del Consiglio debba sempre e comunque coprire Delmastro. Ma ormai si è superato ogni limite immaginabile». E l’altro co-leader, Angelo Bonelli, aggiunge: «Delmastro vada in Via Arenula a fare gli scatoloni». Dello stesso avviso anche +Europa e Italia Viva con Davide Faraone che chiede: «Perché Meloni continua a considerare tutto questo come fisiologico? Non è questione di garantismo ma di opportunità politica».