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Pagliarini: "Io, Bossi e il Carroccio delle origini. Salvini votò Roma capitale, tolga il nome Lega"

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Leghista della prima ora e ministro del primo governo Berlusconi: "Sono rimasto pietrificato. Andavo a trovarlo due o tre volte l'anno, in questo 2026 ancora non ci ero stato"
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Il "vecchio Paglia" - non è mancanza di rispetto, è l'username della sua casella di posta - alias Giancarlo Pagliarini, 83 anni, ministro del primo governo Berlusconi, è affranto: "Sono rimasto pietrificato", dice. La morte di Umberto Bossi è stato un bel colpo. Si conoscevano dal 1992.

Quando vi siete visti l'ultima volta?

"Andavo a trovarlo due o tre volte l'anno, in questo 2026 ancora non ci ero stato. L'ultima volta ero salito a Gemonio con mia moglie. Le racconto un aneddoto: Umberto la prendeva in giro perché di cognome fa Terrones, è peruviana. E scherzavamo: vedi, non è vero che non parli con i terroni…".

E di politica parlavate? Giuseppe Leoni dice che il testamento politico di Bossi era la riunificazione di tutte le realtà autonomiste.

"Bossi lo ha sempre pensato. Sa, Patto per il nord nacque così: ci convocò tutti noi della vecchia guardia e disse che, se non si lavorava insieme tra tutte le varie associazioni che c’erano, non si andava da nessuna parte. Ci vedemmo al parco…

Il "vecchio Paglia" - non è mancanza di rispetto, è l'username della sua casella di posta - alias Giancarlo Pagliarini, 83 anni, ministro del primo governo Berlusconi, è affranto: "Sono rimasto pietrificato", dice. La morte di Umberto Bossi è stato un bel colpo. Si conoscevano dal 1992.

Quando vi siete visti l'ultima volta?

"Andavo a trovarlo due o tre volte l'anno, in questo 2026 ancora non ci ero stato. L'ultima volta ero salito a Gemonio con mia moglie. Le racconto un aneddoto: Umberto la prendeva in giro perché di cognome fa Terrones, è peruviana. E scherzavamo: vedi, non è vero che non parli con i terroni…".

E di politica parlavate? Giuseppe Leoni dice che il testamento politico di Bossi era la riunificazione di tutte le realtà autonomiste.

"Bossi lo ha sempre pensato. Sa, Patto per il nord nacque così: ci convocò tutti noi della vecchia guardia e disse che, se non si lavorava insieme tra tutte le varie associazioni che c’erano, non si andava da nessuna parte. Ci vedemmo al parco di Monza, era il gennaio del 2024. Della Salvini premier non c'era nessuno".

Si sentiva ormai fuori dalla Lega?

"A me disse: 'Paglia', vai a fargli un po' di lezioni di federalismo. E io: non mi chiameranno mai. E infatti…".

Ma di Matteo Salvini cosa diceva?

"Non ne parlava volentieri, evitava il discorso. Ma comunque lui può dire e fare quello che vuole, ma per me il nome Lega lo deve togliere, non c'entra nulla quello che era con quello che è oggi. Hanno votato Roma capitale facendola diventare una regione autonoma, non c'è da aggiungere altro".

Si ricorda il vostro primo incontro?

"Per le elezioni del 1992. Formentini mi aveva chiesto se potevano candidarmi e risposi "vi do una mano volentieri". Facevo il commercialista all'epoca. Bossi decise di imperio però che non mi sarei candidato a Milano ma nella bergamasca. Ridevamo tanto, ci siamo molto divertiti. C'è stato un periodo che dicevano che eravamo razzisti, ma era falso. Dicevano che odiavamo l'Italia, falso pure quello".

Ma volevate separarvi dall'Italia però.

"Volevamo la secessione, sì, ma sarebbe stata utile anche per far anche ripartire il sud. Comunque, le nostre erano soprattutto battute, chi ci frequentava lo sapeva bene".

Al funerale andrà?

"Alla mia età spostarsi non è semplice, ora vivo nel Tigullio. Ma sì, voglio esserci".

E la politica?

"Do una mano a Patto per il nord. Ma noi vecchietti più di tanto è difficile".

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