ROMA – Zagrebelsky cita Sant’Agostino: «Uno Stato senza vera giustizia è occupato da malfattori. Aprite gli occhi agli indecisi». Neri Marcorè legge il discorso di Pericle «per gli italiani». Ficarra e Picone sferzano: «Ma sicuro che con la riforma non assumono magistrati?». «No». «Ma allora rendono i processi veloci?» «Nossignore». «E sette articoli modificano? Ma la fanno per loro, la riforma?». L’altro: «Ma fatti i fatti tuoi». La professoressa Cabiddu, per dare in un’immagine l’allarme di 200 costituzionalisti: «Se un ciarlatano vi dà un farmaco e invece la schiera di medici vi dice ‘no, è nocivo’, voi di chi vi fidate?».
Teatro gremito all’Eur, per la la chiusura della campagna di Giuseppe Conte, con il M5s, cui danno voce (live o in video) artisti e prof, deputati e giornalisti, Elio Germano e Gianrico Carofiglio, Benedetta Tobagi, Marco Travaglio, Enzo Iacchetti. In platea tante donne, pensionati, ma anche ragazzi, con amici o papà. Conte affonda sul caso Delmastro: «Non p…
ROMA – Zagrebelsky cita Sant’Agostino: «Uno Stato senza vera giustizia è occupato da malfattori. Aprite gli occhi agli indecisi». Neri Marcorè legge il discorso di Pericle «per gli italiani». Ficarra e Picone sferzano: «Ma sicuro che con la riforma non assumono magistrati?». «No». «Ma allora rendono i processi veloci?» «Nossignore». «E sette articoli modificano? Ma la fanno per loro, la riforma?». L’altro: «Ma fatti i fatti tuoi». La professoressa Cabiddu, per dare in un’immagine l’allarme di 200 costituzionalisti: «Se un ciarlatano vi dà un farmaco e invece la schiera di medici vi dice ‘no, è nocivo’, voi di chi vi fidate?».
Teatro gremito all’Eur, per la la chiusura della campagna di Giuseppe Conte, con il M5s, cui danno voce (live o in video) artisti e prof, deputati e giornalisti, Elio Germano e Gianrico Carofiglio, Benedetta Tobagi, Marco Travaglio, Enzo Iacchetti. In platea tante donne, pensionati, ma anche ragazzi, con amici o papà. Conte affonda sul caso Delmastro: «Non possiamo passare da Calamandrei a un Nordio, scudato per il rilascio di Almasri. E non possiamo permetterci un sottosegretario che fa affari con la 18enne prestanome di un clan». Applausi quando chiama in causa Giorgia Meloni: «La premier si limita a giudicare Delmastro un po’ “leggero”? E se la prende con la “manina” che avrebbe tirato fuori la storia? Meloni – grida dal palco – quella manina si chiama libera stampa e ha tirato fuori lo scandalo Delmastro».
Analisi tecniche sulla “schiforma” e sarcasmo, ecco “perle” e contraddizioni della destra. La platea si accende per chi ha combattuto le mafie. Come Federico Cafiero de Raho, oggi deputato 5S: «Questo governo ha già fagocitato il potere legislativo, in un Parlamento senza più voce. Ora l’attacco è al potere giudiziario. Andiamo verso l’autoritarismo?». Il senatore ed ex pm Scarpinato: «Non è solo un referendum, è un voto storico sulla democrazia, sul futuro dell’Italia». C’è quasi la ola quando Giuseppe Antoci, che scampò a un agguato, arringa: «Separazione delle carriere? Separiamo la giustizia da Nordio, Delmastro, Bartolozzi». Testimonianza toccante e severa di Gustavo Zagrebelsky, che chiede il no «in nome di Sant’Agostino». Perché «è stato lui a dirci che solo la giustizia, autonoma e indipendente, differenzia uno Stato da magna latrocinia, da un’associazione a delinquere». Conte sul finale strizza l’occhio ai giovani: «Li vedo interessati e partecipi, ci daranno una bella sorpresa». Ma il suo appello ultimo guarda fuori della sala, parla allo streaming: «Cari indecisi – spiega – c’è un disegno politico ben preciso. È questa la riforma che attendete dopo 4 anni, senza aiuti per famiglie e imprese? Allora diamogli un secco e sonoro no».