Delmastro, adesso FdI teme l’avviso di garanzia: “Se lo indagano sarà difficile difenderlo”
di Serena RiformatoAndrea Delmastro (a sinistra) con Mauro Caroccia, vicino al clan Senese
La paura, dentro Fratelli d’Italia, è che siano solo le prime gocce della tempesta in arrivo. I meloniani temono nuove rivelazioni. La prima versione fornita dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro sulla società 5 Forchette Srl si è rivelata presto falsa: l’avvocato penalista, contrariamente a quanto dichiarato, conosceva personalmente Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese e padre della diciottenne con cui era in affari fino a gennaio 2026. Dovessero emergere altre contraddizioni, e così sfacciate, diventerebbe sempre più complicato difenderlo. Tra le righe l’ha lasciato intendere anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervistata venerdì dal Tg La7: «Se la questione fosse più ampia e ci fossero altri problemi, la magistratura farà il suo corso».
La paura, dentro Fratelli d’Italia, è che siano solo le prime gocce della tempesta in arrivo. I meloniani temono nuove rivelazioni. La prima versione fornita dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro sulla società 5 Forchette Srl si è rivelata presto falsa: l’avvocato penalista, contrariamente a quanto dichiarato, conosceva personalmente Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese e padre della diciottenne con cui era in affari fino a gennaio 2026. Dovessero emergere altre contraddizioni, e così sfacciate, diventerebbe sempre più complicato difenderlo. Tra le righe l’ha lasciato intendere anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervistata venerdì dal Tg La7: «Se la questione fosse più ampia e ci fossero altri problemi, la magistratura farà il suo corso».
Nel partito l’ordine di scuderia è minimizzare il caso. A taccuini chiusi, però, viene tracciata una linea rossa: davanti a un’indagine sullo stesso Delmastro, il passo indietro non sarebbe più un tabù. Ma non in ogni caso, precisano i Fratelli. Tutto dipenderebbe dall’eventuale accusa formulata a carico del sottosegretario. Se fosse pesante, per esempio “riciclaggio”, il reato contestato ai soci Caroccia, padre e figlia, i meloniani sarebbero pronti a scaricare l’avvocato biellese. Se invece fosse più tenue, per esempio “falso in atto pubblico” — l’ipotesi che ventilano dall’opposizione perché Delmastro, deputato, non ha mai dichiarato alla Camera le quote della bisteccheria — allora FdI tenterebbe un’ultima difesa. Con una teoria già confezionata da spingere insieme all’esito del referendum: sia con una vittoria del sì che con una del no, l’avviso a Delmastro verrebbe presentato come «la vendetta» della casta dei magistrati contro il governo. Del resto, la strategia è stata anticipata dalla “manina” evocata dalla premier per far pensare a uno scandalo a orologeria.
Di certo le opposizioni non si accontentano della spiegazione offerta finora dalla presidente del Consiglio: il sottosegretario sarebbe stato «leggero», niente di più. Il Pd, con la vice-capogruppo Valentina Ghio, chiede che Meloni riferisca in parlamento «con urgenza e spieghi quali siano le ragioni per cui non ritiene necessario intervenire», nonostante continuino gli «elementi gravi e inquietanti». Ipotesi, quella dell’informativa, per ora inesistente a Palazzo Chigi.
Il leader del M5S, Giuseppe Conte, collega la vicenda alla giornata dedicata alle vittime di mafia, celebrata ieri. E punta il dito contro Meloni: «Presidente, ci aspettavamo che annunciasse la revoca dell’incarico a Delmastro e le sue scuse per aver minimizzato un fatto così grave». E invece, attacca, l’esempio offerto da questo governo è così «negativo» da «affondare le istituzioni sotto la linea della minima decenza». I 5s, come Avs, hanno annunciato una mozione di censura a Montecitorio per chiedere il passo indietro del sottosegretario. Come faceva Delmastro a non conoscere il legame tra Caroccia e Senese? Perché non trovava anomala la nomina di una 18enne come amministratrice unica della società di cui aveva le quote? Sono le domande su cui martellano le opposizioni. Convinte che quella di Delmastro sia una posizione «insostenibile sotto ogni punto di vista», rincara Riccardo Magi di +Europa: «Troppe ombre, troppe “leggerezze”, troppe omissioni».