✕

Zanon: “Nessuna toga sottomessa con l’Alta corte chi sbaglia paga”

Nicolò Zanon 

 (lapresse)

Ascolta l'audio

Il sorteggio per i giudici serve a demolire il potere dei gruppi organizzati dentro l’Anm e a ridare ai magistrati la loro dignità
2 minuti di lettura

«Previsioni? No, lascio ai sondaggisti il loro difficile mestiere», premette Nicolò Zanon, l’ex vicepresidente della Corte Costituzionale al vertice del comitato filo-governativo “Sì Riforma”. «Ma sono fiducioso: siamo riusciti a spiegare le ragioni di una riforma che migliora il rapporto tra cittadini e giustizia, a dispetto di tante menzogne».

Professore Zanon, lei vede le “menzogne” del fronte del no e non la campagna scomposta fatta a destra, o la propaganda di Meloni e Nordio sui casi Garlasco, Kercher, famiglia nel bosco e Enzo Tortora?

«Guardi, la campagna scomposta e violenta è iniziata con Gratteri e altri che hanno accusato chi vota sì di essere mafioso. Poi, non credo si possa citare la vicenda Tortora con sufficienza. È stata e resta una storia orribile, va ricordata e conosciuta»

Non è in discussione questo. Ma in concreto, in che modo separare le carriere e smantellare il Csm c’entra con questi diversi casi?

«C’entra assai, invece: perché spezzare il dominio delle …

«Previsioni? No, lascio ai sondaggisti il loro difficile mestiere», premette Nicolò Zanon, l’ex vicepresidente della Corte Costituzionale al vertice del comitato filo-governativo “Sì Riforma”. «Ma sono fiducioso: siamo riusciti a spiegare le ragioni di una riforma che migliora il rapporto tra cittadini e giustizia, a dispetto di tante menzogne».

Professore Zanon, lei vede le “menzogne” del fronte del no e non la campagna scomposta fatta a destra, o la propaganda di Meloni e Nordio sui casi Garlasco, Kercher, famiglia nel bosco e Enzo Tortora?

«Guardi, la campagna scomposta e violenta è iniziata con Gratteri e altri che hanno accusato chi vota sì di essere mafioso. Poi, non credo si possa citare la vicenda Tortora con sufficienza. È stata e resta una storia orribile, va ricordata e conosciuta»

Non è in discussione questo. Ma in concreto, in che modo separare le carriere e smantellare il Csm c’entra con questi diversi casi?

«C’entra assai, invece: perché spezzare il dominio delle correnti e quindi aumentare il livello di responsabilità di magistrati poco attenti può evitare cadute che poi determinano effetti devastanti sulle vite di chi è innocente».

E perché Salvini si è appena smarcato dicendo: “Queste vicende non c’entrano con la riforma” ?

«Andrebbe chiesto a lui. In ogni caso, per una volta che Salvini prova a fare il moderato, non chiediamoci troppo…».

Come spiega che non sole le “toghe rosse” ma quasi tutti i 9700 magistrati italiani, d’ogni orientamento, vedono nella riforma l’ingerenza della politica sull’ordine giudiziario?

«Infatti c’è da rimanere basiti di fronte alla propaganda dell’Anm che diffonde la bufala dei “giudici” assoggettati alla politica. Ho ripetuto fino alla noia che la riforma non tocca l’articolo 101 della Costituzione, quel pilastro che ci ricorda che i giudici non sono sottomessi a nessun potere, ma “soggetti solo alla legge”.

Il diavolo però è nei dettagli. Voi introducete un sorteggio diseguale, cioè lotteria secca per i togati e semi-lotteria per i prescelti dal Parlamento, in modo che questi ultimi potranno dirigere i giochi?

«Guardi che il sorteggio per i togati nei due Csm serve proprio a demolire il potere delle correnti organizzate in seno all’Anm e a ridare a tutti i magistrati italiani la loro dignità. Hanno tutti superato un selettivo concorso, decidono dei nostri beni e delle nostre libertà: potranno ben occuparsi di amministrare per un po’ le nomine, la vita professionale dei colleghi».

Stessi timori per l’Alta Corte disciplinare, dove i collegi che giudicano le toghe avranno i laici in maggioranza: e dove sparisce la figura del presidente della Repubblica come garante al vertice.

«Ma proprio l’Alta Corte ridà serietà a un inaccettabile sistema di “giustizia domestica”. Attualmente i giudici disciplinari sono eletti da quegli stessi magistrati che dovranno giudicare. Insomma, i magistrati si scelgono i loro giudici. Ci vuole invece un organo terzo e autorevole, che affermi il principio per cui anche in magistratura chi sbaglia paga».

Lei, da ex vicepresidente della Consulta, davvero condivide le parole di Meloni quando dice che, se vince il no, avremo “immigrati illegali, stupratori, pedofili e spacciatori rimessi in libertà e antagonisti a devastare stazioni”?

«Non mi metto col ditino alzato a fare le bucce alle dichiarazioni semplificatrici della politica. Credo che la premier volesse attirare l’attenzione su alcune interpretazioni forzate e ideologiche delle leggi».

E il caso Delmastro influirà sul voto? Chi fa il sottosegretario alla giustizia può consentirsi scelte o cadute di questa natura?

«Anche su questo, non mi faccia recitare parti che non mi competono. Spero che la politica valuti al meglio. Con la fine della campagna, termina per me una straordinaria esperienza: ora torno alle mie care aule universitarie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti