✕

La partita di Schlein per tirare la volata alle politiche

20/03/2026 Roma. Speciale TG LA7, referendum. Nella foto Elly Schlein (agf)

Ascolta l'audio

Un successo riaccenderebbe la coalizione. Idea primarie a fine ottobre. Una sconfitta del no renderebbe il percorso più accidentato
2 minuti di lettura

Roma – A sinistra tutti compatti per il no, ma una sola leader ad assumersi il rischio (di vincere o perdere) più degli altri: Elly Schlein.

Se infatti il voto sulla riforma della giustizia è una sfida cruciale per l’intero campo progressista, cementato da una campagna referendaria a difesa della Costituzione ma ancora piuttosto instabile, per la segretaria democratica l’appuntamento con le urne vale doppio. Apre cioè — qualunque sia l’esito — due partite diverse, ancorché intrecciate: una esterna, sulla costruzione della coalizione alternativa alla destra e su chi dovrà guidarla; l’altra più interna, relativa ai rapporti di forza dentro al Pd. Entrambe condizionate, ovviamente, dal risultato finale. La cui premessa è però identica per maggioranza e opposizione: chi avrà successo metterà un’ipoteca sulle prossime politiche. Potrà ricevere, da questa consultazione popolare, la spinta decisiva per tornare o restare a Palazzo Chigi.

Fors’anche per scaramanzia, al Nazareno nessuno n…

Roma – A sinistra tutti compatti per il no, ma una sola leader ad assumersi il rischio (di vincere o perdere) più degli altri: Elly Schlein.

Se infatti il voto sulla riforma della giustizia è una sfida cruciale per l’intero campo progressista, cementato da una campagna referendaria a difesa della Costituzione ma ancora piuttosto instabile, per la segretaria democratica l’appuntamento con le urne vale doppio. Apre cioè — qualunque sia l’esito — due partite diverse, ancorché intrecciate: una esterna, sulla costruzione della coalizione alternativa alla destra e su chi dovrà guidarla; l’altra più interna, relativa ai rapporti di forza dentro al Pd. Entrambe condizionate, ovviamente, dal risultato finale. La cui premessa è però identica per maggioranza e opposizione: chi avrà successo metterà un’ipoteca sulle prossime politiche. Potrà ricevere, da questa consultazione popolare, la spinta decisiva per tornare o restare a Palazzo Chigi.

Fors’anche per scaramanzia, al Nazareno nessuno ne parla apertis verbis. Ogni discorso rinviato al post scrutinio, che fornirà tutti gli elementi utili alla strategia successiva. Ma alcuni ragionamenti circolano già da giorni. Primo scenario: vittoria del no. A farne le spese sarà innanzitutto Giorgia Meloni: il mito della sua imbattibilità ne uscirebbe incrinato. E ad avvantaggiarsene sarà proprio Schlein che, nell’inevitabile polarizzazione del dibattito sulla separazione delle carriere, ha fatto da implacabile contraltare alla premier. Una sconfitta della prima finirebbe dunque per rafforzare la seconda. Intanto dentro il Pd, che ricomincerebbe viceversa a ribollire se dovesse spuntarla il sì: chi oserebbe contestarle di aver schierato il partito dalla parte giusta della barricata? Ergo, il ventilato congresso anticipato per consolidare la linea e la catena di comando verrebbe archiviato all’istante.

Anche perché, nel frattempo, a irrobustirsi sarebbe pure il rapporto con gli alleati — M5s e Avs, altrettanto impegnati nella campagna — già suggellato nella pubblica piazza condivisa mercoledì scorso a Roma. Nel centrosinistra si trarrebbe la conclusione che l’unione fa la forza, impossibile tornare indietro. Carburante per il cantiere dell’alternativa.

Ciò tuttavia non significa che tutti i problemi svanirebbero di colpo. Resterebbe da risolvere il rebus sulla leadership del campo largo. Che Giuseppe Conte non è certo disposto a cedere, pronto anzi a rivendicare di aver contribuito almeno quanto Schlein a un’eventuale vittoria referendaria. Se arriverà, farà però da Bostik, come dimostra la data cerchiata in rosso sul calendario progressista: a stretto giro, in caso di esito positivo, verranno annunciate le primarie di coalizione per la scelta del candidato premier, da tenere a fine ottobre. In tempo per le politiche della primavera ‘27.

Ben altro scenario si aprirebbe invece se il no dovesse perdere. Una batosta rischierebbe di indebolire la segretaria del Pd, dentro e fuori il partito. A poco servirà dire che la sconfitta ha molti padri, non solo una madre. L’area riformista rialzerebbe la testa. E la tentazione dei suoi di anticipare il congresso, per rilegittimarla, riprenderebbe quota. La discussione interna tornerebbe a riaccendersi. E il Pd a spaccarsi. La consueta torcida. Col rischio di aggravare l’intero quadro. Gli alleati, a iniziare dal solito Conte che finora ha frenato il percorso della coalizione, ricomincerebbero a seminare dubbi. Complicando non poco la sfida per il governo. E la costruzione dell’alternativa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti