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Cirino Pomicino, l’ex ministro Dc Scotti: “Le nostre strade divise dopo il delitto Amato. Ma sempre grande rispetto”

L'ex ministro dc Enzo Scotti 

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Il politico democristiano spiega: “Nel nostro partito c’erano gruppi che stimolavano il dialogo e con Paolo si potevano affrontare discussioni strategiche. Era un creativo”
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NAPOLI – «Paolo era un creativo, ma aderente alla realtà, con una concezione alta della politica. Però in questo ultimo periodo della sua vita mi sembrava piuttosto tormentato, si era tenuto molto autonomo», sottolinea Enzo Scotti, 93 anni, ex ministro dell’Interno e degli Esteri che dice di avvertire «un vuoto» dopo la morte di Paolo Cirino Pomicino, scomparso sabato all’età di 86 anni. Si erano conosciuti al tramonto degli anni Sessanta e nel decennio successivo Paolo Cirino e Enzo Scotti erano cresciuti nella Dc napoletana alla scuola di Pino Amato, influente assessore regionale che sarà assassinato dalle Brigate Rosse il 19 maggio del 1980. «Fu un momento terribile, pensi che su quella macchina avrei dovuto esserci io: l’avevo data a Pino assieme al mio autista perché avevo impegni di governo a Roma», ricorda Scotti.

Con Pomicino vi vedevate ancora?

«Ci eravamo sentiti al telefono qualche volta negli ultimi tempi e in un’occasione anche incontrati».

NAPOLI – «Paolo era un creativo, ma aderente alla realtà, con una concezione alta della politica. Però in questo ultimo periodo della sua vita mi sembrava piuttosto tormentato, si era tenuto molto autonomo», sottolinea Enzo Scotti, 93 anni, ex ministro dell’Interno e degli Esteri che dice di avvertire «un vuoto» dopo la morte di Paolo Cirino Pomicino, scomparso sabato all’età di 86 anni. Si erano conosciuti al tramonto degli anni Sessanta e nel decennio successivo Paolo Cirino e Enzo Scotti erano cresciuti nella Dc napoletana alla scuola di Pino Amato, influente assessore regionale che sarà assassinato dalle Brigate Rosse il 19 maggio del 1980. «Fu un momento terribile, pensi che su quella macchina avrei dovuto esserci io: l’avevo data a Pino assieme al mio autista perché avevo impegni di governo a Roma», ricorda Scotti.

Con Pomicino vi vedevate ancora?

«Ci eravamo sentiti al telefono qualche volta negli ultimi tempi e in un’occasione anche incontrati».

L’omicidio Amato divise anche le vostre strade nella Dc, con Pomicino che divenne il riferimento a Napoli di Giulio Andreotti. Eravate amici o avversari?

«C’era rispetto reciproco. Era un uomo politicamente intelligente, molto vivo. Tra di noi si era instaurato un rapporto personale all’insegna della libertà».

Però nel gioco delle correnti democristiane eravate spesso su fronti contrapposti.

«Ho sempre pensato che la fine delle correnti abbia rappresentato la fine della Dc, è stato un problema vero. Nella Dc c’erano gruppi che stimolavano il dialogo e invitavano ad approfondire i problemi. E con Pomicino si potevano sempre affrontare discussioni strategiche».

Al governo, quando con Andreotti premier lei era agli Interni e Pomicino al Bilancio, i vostri rapporti com’erano?

«Sono stati sempre molto lineari e chiari nelle cose che ciascuno di noi faceva. Andavamo d’accordo».

Qualche aneddoto?

«Era un creativo, ma non una persona che gettava nel vuoto tante idee. Cercava di capire il settore dell’area pubblica, parlava dei problemi che in quegli anni giravano intorno all’economia statuale. Era al Bilancio e l’ho visto dialogare in momenti difficili con personalità autorevoli come Beniamino Andreatta».

In che cosa ha sbagliato la generazione politica della Prima Repubblica che sarà poi travolta da Tangentopoli?

«È un discorso complesso. Non ha visto quello che stava avvenendo nel Paese e non ha compreso le difficoltà determinate dal mutamento degli assetti mondiali. Ad esempio non ho mai capito perché lui, pur con questa sua creatività, non si fosse reso conto che ragioni dell’economia italiana avevano dimensione mondiale ed europea e non potevano essere ridotte a una marginale lotta politica. Anche oggi dovremmo cercare di comprendere ciò che sta accadendo nel mondo: stiamo assistendo a cose preoccupanti per la tenuta del Paese e dell’Europa».

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