Tra il 10 e il 30% degli elettori di destra al Sud ha scelto il no. E circa un 12-15% tra i sostenitori di FdI, FI, Lega e Noi Moderati, su tutto il territorio, ha disertato i seggi. Sono i due fattori di “voto infedele” che hanno inciso nella bocciatura della riforma, secondo i primi flussi dell’Istituto Cattaneo.
Dati confortanti per le forze progressiste? Per i ricercatori nessuno ha buone ragioni per sedersi sugli allori. L’analisi ritiene infatti “dubbio che si possa interpretare il risultato” del referendum “come un predittore del voto in occasione di future elezioni politiche”. E seppure si potesse, con l’attuale legge elettorale, nessuno potrebbe contare su una vittoria solida. “Se il Sì al referendum fosse un buon indicatore del consenso verso la linea politica del governo – scrive il Cattaneo – e il No un indicatore del consenso verso la linea politica delle opposizioni, le elezioni politiche porterebbero con larga probabilità alla coalizione vincente una maggioranza pa…
Tra il 10 e il 30% degli elettori di destra al Sud ha scelto il no. E circa un 12-15% tra i sostenitori di FdI, FI, Lega e Noi Moderati, su tutto il territorio, ha disertato i seggi. Sono i due fattori di “voto infedele” che hanno inciso nella bocciatura della riforma, secondo i primi flussi dell’Istituto Cattaneo.
Dati confortanti per le forze progressiste? Per i ricercatori nessuno ha buone ragioni per sedersi sugli allori. L’analisi ritiene infatti “dubbio che si possa interpretare il risultato” del referendum “come un predittore del voto in occasione di future elezioni politiche”. E seppure si potesse, con l’attuale legge elettorale, nessuno potrebbe contare su una vittoria solida. “Se il Sì al referendum fosse un buon indicatore del consenso verso la linea politica del governo – scrive il Cattaneo – e il No un indicatore del consenso verso la linea politica delle opposizioni, le elezioni politiche porterebbero con larga probabilità alla coalizione vincente una maggioranza parlamentare piuttosto risicata, se non solo ad una maggioranza relativa dei seggi”.
L'istituto ha comunque costruito una mappa in cui traduce i risultati del referendum nei collegi uninominali della Camera (spostando i voti del sì al centrodestra e del no al cosiddetto “campo largo”). Emerge con chiarezza la forza del centrosinistra al Sud: “I collegi che, sulla base di questo esercizio puramente illustrativo, vedrebbero prevalere il Campo largo con almeno 5 punti percentuali di distacco sarebbero 69; quelli in cui prevarrebbe il centrodestra con lo stesso margine sarebbero 49. Negli altri 29 il margine è così ridotto che, se anche il voto per il Sì e per il No fossero degli ottimi predittori, dovremmo considerarli contendibili”. E dunque, la conclusione dell’istituto: “Con la confluenza degli elettorati di centrosinistra e M5s, la geografia del voto assumerebbe caratteristiche già intraviste nelle elezioni regionali, con la destra che prevale al Centro e al Nord e la sinistra che prevale al Sud, nella ex Zona Rossa e in generale nei grandi centri urbani”.