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Il trionfo del no al referendum riempie le piazze d’Italia: “Oggi inizia una nuova primavera”

La festa in piazza Barberini a Roma (ansa)

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Landini: “Questa giornata ci dice che il governo non rappresenta la maggioranza del Paese”
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«E uscimmo a riveder le stelle...». I più ispirati sono stati i palermitani, forti del loro quasi settanta per cento di No in un’isola dominata dalla destra, che hanno usato la Divina commedia per chiamare centinaia di persone a piazza Politeama. Ma il verso dantesco potrebbe essere benissimo lo slogan di tutte le manifestazioni spontanee che hanno unito la Penisola, da piazza Duomo a Milano a Pescara, da Napoli a Brindisi, ovunque il popolo di centrosinistra si è ritrovato a cantare insieme, ridere e urlare di gioia come non accadeva da tanti anni. E naturalmente Roma, dove è la Cgil a suonare per prima il tam-tam sui social e chiamare la gente a festeggiare a piazza Barberini, con palazzo Chigi e Giorgia Meloni quasi a portata di cori.

E i cori partono, senza una regia, soprattutto dai tanti giovani accorsi nonostante la pioggia. Uno su tutti: «Dimissioni-dimissioni». Altri anche più fantasiosi, come «Angurie sì/Meloni no», con un riferimento al frutto diventato il simbolo de…

«E uscimmo a riveder le stelle...». I più ispirati sono stati i palermitani, forti del loro quasi settanta per cento di No in un’isola dominata dalla destra, che hanno usato la Divina commedia per chiamare centinaia di persone a piazza Politeama. Ma il verso dantesco potrebbe essere benissimo lo slogan di tutte le manifestazioni spontanee che hanno unito la Penisola, da piazza Duomo a Milano a Pescara, da Napoli a Brindisi, ovunque il popolo di centrosinistra si è ritrovato a cantare insieme, ridere e urlare di gioia come non accadeva da tanti anni. E naturalmente Roma, dove è la Cgil a suonare per prima il tam-tam sui social e chiamare la gente a festeggiare a piazza Barberini, con palazzo Chigi e Giorgia Meloni quasi a portata di cori.

E i cori partono, senza una regia, soprattutto dai tanti giovani accorsi nonostante la pioggia. Uno su tutti: «Dimissioni-dimissioni». Altri anche più fantasiosi, come «Angurie sì/Meloni no», con un riferimento al frutto diventato il simbolo della causa palestinese. Padrone di casa è il segretario della Cgil, Maurizio Landini, che dopo le sconfitte ai referendum sul jobs act finalmente riesce a portare il risultato a casa. Sul palco improvvisato accanto alla fontana del tritone salgono tutti i leader progressisti, in quella che potrebbe essere la foto della futura coalizione dell’alternativa. Ci sono Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, il sindaco Roberto Gualtieri e il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo. Ma è l’abbraccio tra Elly Schlein e Giuseppe Conte a suscitare gli applausi più forti, anche se, dopo averli sentiti parlare, Guido, uno psicologo romano mischiato tra la folla, sentenzia saggiamente che «oggi è finita la campagna referendaria ed è iniziata quella delle primarie». Comunque per dividersi ci sarà tempo, stasera è solo una festa e finirà con un corteo spontaneo a piazza del popolo con qualche fuoco d’artificio.

«È l’inizio di una nuova primavera», grida dal microfono Landini, «questa giornata ci dice che il governo non rappresenta la maggioranza del nostro Paese». L’altra lezione, a sentire il segretario della Cgil, arriva per le forze d’opposizione, «e lo voglio dire con grande franchezza: quello che è successo lo abbiamo costruito insieme, perché ognuno da solo non va da nessuna parte». La piazza apprezza e applaude più forte. Anche il sindaco Gualtieri è convinto che dal voto arrivi «un segnale per costruire l’alternativa» e «dare un governo degno all’Italia». Angelo Bonelli si fa prendere dall’entusiasmo — a dire il vero la parte più giovane e pro-pal della piazza è tutta per lui — e rispolvera lo slogan del maggio francese: «Ce n’est qu’un debut, continuons le combat!». Chissà se i ventenni lo conoscono, ma le signore con i capelli bianchi lo ricordano bene e si mettono a cantare con lui. Nicola Fratoianni invita allora gli altri capi partito a «prendere un impegno solenne: quando governeremo noi non ci facciamo venire sghiribizzi, la Costituzione non si cambia, si attua».

Stasera tutto sembra possibile, a portata di mano, anche battere Giorgia Meloni nelle urne. Del resto, come insiste Conte, «sul referendum c’è stato un voto politico, sia perché si trattava dell’unica riforma fatta dalla maggioranza in quattro anni, sia perché Meloni è andata tutti i giorni in tv a reti unificate e persino nei podcast». Dopo aver chiesto ancora una volta le «dimissioni immediate» del sottosegretario Delmastro e della ministra Santanchè, l’ex premier riprende il tema della costruzione della coalizione. «Oggi — dice — ci avete dato un segnale importante, ma è un lavoro che stiamo già facendo da un po’, come sul salario minimo e sul conflitto di interessi. Oggi qui raccogliamo il vostro appello per scrivere un programma nuovo e condividerlo, perché i tempi iniziano a essere più definiti». La segretaria del Pd coglie l’apertura del leader 5S e rilancia: «C’è già una maggioranza alternativa a questo governo e spetta a noi la responsabilità di organizzare questa speranza». Schlein conclude con quello che è diventato il suo marchio di fabbrica: «Continueremo a essere testardamente unitari per mandare a casa questo governo».

All’Inferno di Dante dei palermitani, Landini risponde da piazza Barberini con il suo poeta di culto, di cui aveva un poster nel suo ufficio alla Fiom. «Consentitemi di concludere con una bellissima poesia di Pablo Neruda, che diceva “caro compagno e cara compagna, quello che è successo è venuto più da te che dal tempo, prendi il meglio della tua vita e consegnalo alla lotta”. È quello che dobbiamo fare per affermare, non domani ma oggi, la nostra libertà».

A Meloni ci si penserà da domani, adesso il corteo può partire.

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