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L’analisi dei flussi al referendum: urne piene come alle politiche e anche a destra c’è chi dice no

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L’affluenza ha sfiorato il 59 per cento: nove punti più delle Europee. Il no sfonda tra i giovani (al 61% tra 18 e 34 anni). Il caso Forza Italia: il 17,9% contro “il sogno di Silvio Berlusconi”
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Un fiume carsico riemerso in superficie per dire un netto no alla riforma della magistratura del governo Meloni. L’affluenza finale dei due giorni di urne si attesta al 58,9%. Oltre ogni previsione nell’epoca della disaffezione e dell’astensionismo sistemico. Quello appena concluso si classifica così come il secondo referendum costituzionale più partecipato della Storia repubblicana dopo il voto sulla legge Boschi-Renzi che portò ai seggi il 65,5% degli aventi diritto. La consultazione sulla giustizia supera di oltre sette punti anche il popolarissimo taglio dei parlamentari del 2020. E staccate di dieci le Europee del 2024, ferme a un anemico 49,7%. L’affluenza di questa tornata viaggia su cifre da Politiche (al 63,9% nel 2022).

Chi sono dunque questi elettori sfuggiti ai radar dei sondaggisti? I primi flussi fotografano l’enorme mobilitazione dei giovani per bocciare la riforma. Lo faceva pensare la vivacità sui social, Instagram e TikTok, l’hanno confermato i seggi: secondo Op…

Un fiume carsico riemerso in superficie per dire un netto no alla riforma della magistratura del governo Meloni. L’affluenza finale dei due giorni di urne si attesta al 58,9%. Oltre ogni previsione nell’epoca della disaffezione e dell’astensionismo sistemico. Quello appena concluso si classifica così come il secondo referendum costituzionale più partecipato della Storia repubblicana dopo il voto sulla legge Boschi-Renzi che portò ai seggi il 65,5% degli aventi diritto. La consultazione sulla giustizia supera di oltre sette punti anche il popolarissimo taglio dei parlamentari del 2020. E staccate di dieci le Europee del 2024, ferme a un anemico 49,7%. L’affluenza di questa tornata viaggia su cifre da Politiche (al 63,9% nel 2022).

Chi sono dunque questi elettori sfuggiti ai radar dei sondaggisti? I primi flussi fotografano l’enorme mobilitazione dei giovani per bocciare la riforma. Lo faceva pensare la vivacità sui social, Instagram e TikTok, l’hanno confermato i seggi: secondo Opinio/Rai, il 61,1% dei votanti tra i 18 e i 34 anni ha scelto il no. Vincente, al 53,3%, anche tra chi ha dai 35 ai 54 anni. Il sì prevale — di misura, al 50,7% — solo tra gli over 55. Una spaccatura generazionale. Emerge in modo simile dagli instant poll di Youtrend per SkyTg24: il no al 57% tra i 18 e 34 anni. Al 60% tra i 35 e 49. Perdente, con il 47%, tra chi ha dai 50 ai 64 anni. Viene considerata una fascia anagrafica in più: la bocciatura è maggioritaria con il 55% dei voti anche tra chi ha più di 65 anni.

E politicamente che profilo hanno i sostenitori del sì e no? La generosa affluenza ha pescato nel bacino degli astensionisti, stimano gli istituti demografici, una forchetta del 10-15% in più di partecipazione. C’è un dato ancora più interessante: l’infedeltà al sì degli elettori di centrodestra. Per il consorzio Opinio addirittura un 17,9% di elettori di FI e di Noi Moderati avrebbe votato per affossare la riforma che era il «sogno di Silvio Berlusconi» (copyright di Antonio Tajani). Una percentuale persino più alta del 14,1% di leghisti per il no, solo all’11,2% tra i Fratelli d’Italia. Nel centrosinistra le defezioni sarebbero state assai più ridotte: solo il 9,6% dei dem avrebbe barrato il sì e il 6,9% di Avs. Più alta la cifra nel M5s: il 13% dei loro elettori avrebbe promosso il ddl di Nordio.

In sintesi, la divisione tra favorevoli e contrari non coincide perfettamente con maggioranza e opposizione. Lo dicono anche i numeri assoluti: alle Politiche 2022, sommando i consensi di Pd, Avs e del M5s — che però correvano divisi — si arrivava a circa 11,6 milioni di voti, mentre le schede per il no sono state 14,4 milioni. Per Antonio Noto significa che «centrodestra e centrosinistra, salvo qualche sbavatura, hanno tenuto i loro voti. La novità — spiega — è che a loro si è aggiunto un nuovo elettorato “anti-partitico” che non aveva votato né alle scorse politiche né alle scorse europee e ora è sceso in campo per il referendum».

Cosa ha risvegliato questi cittadini disaffezionati? Secondo gli instant poll di Youtrend a favore del no il primo fattore citato, al 61%, è il desiderio di non modificare la Costituzione, il secondo, al 39%, è l’obiettivo di contrastare il sorteggio dei componenti del Consiglio superiore della magistratura, e solo al terzo posto (31%) viene citata la volontà di dare un voto di opposizione al governo Meloni. Forti le ragioni di merito, invece, tra chi si è espresso per far entrare in vigore la riforma: sostenere la separazione delle carriere (59%), i due Csm (35%) e l’istituzione di un’alta Corte disciplinare per i magistrati (34%). Forti, ma non abbastanza forti.

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