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Caiazza: “Abbiamo pagato lo scandalo del ristorante di Delmastro e gli errori del governo”

Gian Domenico Caiazza, Presidente del Comitato "Si' Separa" della Fondazione Luigi Einaudi

 (lapresse)

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Il presidente del comitato Sì Separa: “È stato un giudizio contro la premier, ma ha inciso anche l’ostilità a Trump e alla guerra”
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Non ha dubbi Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato Sì Separa: «È stato un voto politico. Questo confronto referendario non ha avuto niente a che fare con i contenuti della riforma». L’ex presidente dell’Unione delle camere penali è scosso, arrabbiato e traccia un bilancio a tinte fosche.

Sta dicendo che il sì ha perso perché il voto è stato politicizzato?

«È stato un voto contro il governo e contro la premier Giorgia Meloni. Ma non solo».

E contro chi altro?

«Va collocato in un orizzonte più ampio. È stato anche un no a Donald Trump e alla guerra. Ho visto piazze che manifestavano contro il conflitto a Gaza e contro la riforma della giustizia».

Pensa che il governo si sia mosso male ed è stato bocciato dagli italiani?

«Abbiamo assistito a performance che potevano e dovevano essere evitate e che hanno allarmato la parte moderata del Paese. Quindi motivato maggiormente la componente più aggressiva del no».

Per esempio?

«Ci sono state imprudenze o ingenuità comunicative …

Non ha dubbi Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato Sì Separa: «È stato un voto politico. Questo confronto referendario non ha avuto niente a che fare con i contenuti della riforma». L’ex presidente dell’Unione delle camere penali è scosso, arrabbiato e traccia un bilancio a tinte fosche.

Sta dicendo che il sì ha perso perché il voto è stato politicizzato?

«È stato un voto contro il governo e contro la premier Giorgia Meloni. Ma non solo».

E contro chi altro?

«Va collocato in un orizzonte più ampio. È stato anche un no a Donald Trump e alla guerra. Ho visto piazze che manifestavano contro il conflitto a Gaza e contro la riforma della giustizia».

Pensa che il governo si sia mosso male ed è stato bocciato dagli italiani?

«Abbiamo assistito a performance che potevano e dovevano essere evitate e che hanno allarmato la parte moderata del Paese. Quindi motivato maggiormente la componente più aggressiva del no».

Per esempio?

«Ci sono state imprudenze o ingenuità comunicative di un ministro che ha parlato di metodo paramafioso del Consiglio superiore della magistratura».

Si riferisce al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

«Ha commesso una grave leggerezza comunicativa. Il ministro ha citato una frase di Nino Di Matteo senza dire che quella frase era di Di Matteo».

Non trova che l’abbia fatta propria?

«Ha sbagliato, infatti. Un ministro non può definire mafiosi i componenti del Csm, ci sono dei limiti che non si possono superare ed è stato, sul piano della comunicazione, uno sprovveduto».

Tutto questo quanto ha pesato nella sconfitta del sì?

«Io mi sento sconfitto nei limiti di quello che poteva fare un comitato. Non abbiamo avuto la forza di mantenere il confronto sull’oggetto del voto».

L’uscita di Nordio non è stata la sola. Anche la sua capo di gabinetto è stata contestata per aver paragonato la magistratura a un plotone d’esecuzione.

«Noi non dovremmo neanche conoscere il nome di un capo di gabinetto. E invece Giusi Bartolozzi è diventata protagonista, con frasi scomposte in una campagna referendaria. Queste sono cose che si pagano».

Il fronte del sì ha pagato anche il caso legato al sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, fotografato con Mauro Caroccia, condannato per reati di mafia, e in società con la figlia?

«Può darsi che abbia pesato. È una vicenda che certamente non ha aiutato. E ora si chiede il conto».

Quindi ci dovrebbero essere ripercussioni sul governo o su alcuni dei suoi esponenti?

«La politica ne trarrà le conseguenze, non spetta a me intervenire. Certamente quando lo scontro si allontana dal contenuto è un tana libera tutti».

Lo è stato anche per Meloni?

«Complessivamente i suoi interventi sono stati di un tono adeguato all’istituzione che rappresenta. Anche se il caso Garlasco e la famiglia del bosco non c’entravano nulla con il referendum. Ma questo, rispetto a tutto il resto, possiamo considerarlo un dettaglio».

Dal canto vostro quale messaggio non siete riusciti a trasmettere?

«Abbiamo la responsabilità di aver commesso degli errori».

Quali?

«Il fronte del no ha fatto una formidabile operazione di mistificazione del contenuto della riforma. L’Associazione nazionale magistrati ha chiesto agli elettori se piaceva o no che il pubblico ministero venisse sottoposto all’esecutivo».

Se così non era perché non siete riusciti a smontare questa tesi?

«Evidentemente non siamo riusciti a esternare con chiarezza queste informazioni».

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