Ruzzon: "Il nostro no a Meloni per difendere la Carta, diritto alla casa e condizioni di lavoro”
di Serena RiformatoEmma Ruzzon, 26 anni, presidente dell’Unione universitari di Padova non è affatto stupita. L’interesse della sua generazione per il voto, e per la politica, non l’ha scoperto dai sondaggisti: «Bastava farsi un giro tra le aule universitarie, abbiamo riempito sale da 400-500 posti per parlare del referendum nel merito». I numeri, quindi, sono solo una conferma: secondo Nando Pagnoncelli il 67% dei giovani tra i 18 e i 29 anni è andato ai seggi. E nella fascia under 35 anni, sei su sette hanno scelto il no alla riforma, dicono le stime di Opinio.
Vi hanno sottovalutato?
“Come sempre. Si credeva che il tema fosse troppo tecnico per interessarci, e non è stato così. Ci siamo sentiti presi in giro dalle argomentazioni messe in campo dai sostenitori del sì: strumentalizzazioni della paura, tentativi di sviare dai veri contenuti. Noi abbiamo tutti gli strumenti per capire che serve cautela quando si mette mano alla Costituzione. E forse più degli altri per comprendere quando ci mentono”…
Emma Ruzzon, 26 anni, presidente dell’Unione universitari di Padova non è affatto stupita. L’interesse della sua generazione per il voto, e per la politica, non l’ha scoperto dai sondaggisti: «Bastava farsi un giro tra le aule universitarie, abbiamo riempito sale da 400-500 posti per parlare del referendum nel merito». I numeri, quindi, sono solo una conferma: secondo Nando Pagnoncelli il 67% dei giovani tra i 18 e i 29 anni è andato ai seggi. E nella fascia under 35 anni, sei su sette hanno scelto il no alla riforma, dicono le stime di Opinio.
Vi hanno sottovalutato?
“Come sempre. Si credeva che il tema fosse troppo tecnico per interessarci, e non è stato così. Ci siamo sentiti presi in giro dalle argomentazioni messe in campo dai sostenitori del sì: strumentalizzazioni della paura, tentativi di sviare dai veri contenuti. Noi abbiamo tutti gli strumenti per capire che serve cautela quando si mette mano alla Costituzione. E forse più degli altri per comprendere quando ci mentono”.
Il momento più brutto di questa campagna?
“Troppi per elencarli tutti. Imbarazzante quando la presidente del Consiglio ha detto che il no avrebbe portato alla liberazione di più stupratori”.
È stato un no al governo Meloni?
“Inevitabilmente. Ed è indicativo che arrivi proprio da quella fascia di elettorato che viene considerata pochissimo dalla politica in generale, e da questo centrodestra in particolare. Tanto da aver impedito il voto ai fuorisede, costretti a ricorrere a escamotage - per esempio registrarsi come rappresentanti di lista - per votare fuori dal proprio comune di residenza”.
Un segnale di malcontento basato su quali ragioni?
“Siamo una generazione che il futuro non lo vede. Per motivi molto concreti su cui questo governo non interviene: il diritto alla casa e alla salute, le condizioni di lavoro. Tutti fattori che rendono faticoso, a volte impossibile, mantenerci. E spesso ci obbligano a lasciare il Paese”.
Hanno pesato anche le questioni internazionali?
“Senz’altro. Vediamo un esecutivo che non solo non risponde ai nostri bisogni primari e concreti, ma non ci rappresenta nelle cause che più abbiamo a cuore: il genocidio in Palestina, le guerre che si moltiplicano, il no al riarmo come unico strumento di tutela nazionale. Il governo assume sempre la posizione sbagliata”.
Incide la vicinanza a Donald Trump?
“Sicuramente sì. La nostra generazione vede con chiarezza quanta poca fiducia meriti il presidente degli Stati Uniti. È sconfortante vedere che la premier non vuole o non riesce – non sappiamo quale delle due sia peggio – distanziarsi dalle sue azioni, limitandosi a balletti retorici quando è troppo imbarazzante stare con Trump".
I vostri no si tradurranno in voti per il centrosinistra alle Politiche?
“Non è automatico, non va dato per scontato. Anzi, non si siedano sugli allori di questi risultati. La fiducia va conquistata”.
Tre punti che le forze progressiste devono tenere a mente per avere il vostro voto.
“Temi concreti. Ancora una volta ribadisco: il diritto alla casa. La questione abitativa è sempre più complicata e nessuno cerca di farci qualcosa. Poi il lavoro: basta stage sottopagati e forme di lavoro in nero. Poi la politica estera: posizioni chiare e non contradditorie”.