Schlein sul referendum: “Nel Paese esiste una maggioranza alternativa. Basta stravolgere la Carta”
di Giovanna VitaleLa segretaria del Partito democratico Elly Schlein
(ansa)Segretaria Elly Schlein, c’è chi dice no: a chi secondo lei?
«A chi ha provato a stravolgere la Costituzione, a mettere in discussione l’equilibrio dei poteri che sono l’architrave della nostra democrazia, a chi anziché preoccuparsi della gigantesca questione economica e sociale che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese pensa che le priorità siano — lo ha detto un paio di mesi fa Arianna Meloni — il premierato e la legge elettorale».
È stato un voto contro il governo?
«Quando l’affluenza sfiora il 60% non si può non vedere il forte messaggio politico indirizzato innanzitutto al governo, che ha tentato di modificare da solo la Costituzione, imponendo al Parlamento un testo blindato, senza alcuna possibilità di emendarlo. Una inaccettabile forzatura, giustamente punita nelle urne. Che esige una profonda riflessione».
Su che cosa?
«Il governo deve uscire dal palazzo e ascoltare i reali bisogni dei cittadini — caro-vita, bollette più alte d’Europa, sanità pubblica allo sfascio…
Segretaria Elly Schlein, c’è chi dice no: a chi secondo lei?
«A chi ha provato a stravolgere la Costituzione, a mettere in discussione l’equilibrio dei poteri che sono l’architrave della nostra democrazia, a chi anziché preoccuparsi della gigantesca questione economica e sociale che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese pensa che le priorità siano — lo ha detto un paio di mesi fa Arianna Meloni — il premierato e la legge elettorale».
È stato un voto contro il governo?
«Quando l’affluenza sfiora il 60% non si può non vedere il forte messaggio politico indirizzato innanzitutto al governo, che ha tentato di modificare da solo la Costituzione, imponendo al Parlamento un testo blindato, senza alcuna possibilità di emendarlo. Una inaccettabile forzatura, giustamente punita nelle urne. Che esige una profonda riflessione».
Su che cosa?
«Il governo deve uscire dal palazzo e ascoltare i reali bisogni dei cittadini — caro-vita, bollette più alte d’Europa, sanità pubblica allo sfascio, calo della produzione industriale — invece di continuare a occuparsi di pseudo-riforme pensate per garantire sé stesso e il patto di potere interno alla maggioranza: dall’autonomia differenziata cara alla Lega, che stanno provando a reintrodurre nonostante lo stop della Consulta, alla cosiddetta separazione delle carriere targata Forza Italia, che gli elettori hanno bocciato perché sbagliata e pericolosa, fino al premierato che contrastiamo duramente».
Meloni ha perso e lei ha vinto?
«È stata una vittoria di popolo, trainata dai giovani e dalla società civile. Noi abbiamo fatto la nostra parte. Guardi, ho ricevuto tanti messaggi da colleghi stranieri che si congratulavano per il risultato e ne ho tratto una conclusione. Dall’Italia è arrivata la prima vera battuta d’arresto della destra nazionalista che in tutto il mondo, dall’Ungheria di Orban all’America di Trump, coltiva un disegno preciso: indebolire l’autonomia della magistratura per indebolirla e metterla sotto il controllo dell’esecutivo. Questo voto è anche la risposta all’arroganza del governo e alla presidente del Consiglio che per settimane ha strumentalizzato ogni fatto di cronaca pur di attaccare e delegittimare i giudici, minando la fiducia nelle istituzioni».
Lei ha detto: “È un messaggio politico anche per noi”. Perché?
«Il voto di oggi dice che nel Paese c’è già un a maggioranza alternativa e noi forze progressiste abbiamo la responsabilità di organizzare questa speranza. Una responsabilità che sentiamo tutti. Le oltre 14 milioni di persone che hanno votato no, 5 milioni in più di quelle che avevano scelto Pd, M5s e Avs alle Europee, dimostrano che esiste una maggioranza diversa da quella in carica e noi vogliamo costruire una proposta che sia all’altezza delle loro aspettative, dei loro problemi e anche delle loro priorità costituzionali: salute, lavoro, casa, scuola».
Il tempo però stringe: quando vi metterete intorno a un tavolo per scrivere il programma e scegliere il candidato premier?
«Non partiamo da zero. Alle ultime regionali ci siamo presentati con la stessa coalizione progressista in tutti i territori. E in Parlamento lavoriamo insieme da tre anni. Andando in giro per l’Italia, i nostri militanti ci chiedono soprattutto una cosa: unità. Sono certa che ci metteremo d’accordo su contenuti, modalità, percorso e tempi».
Oggi Conte per la prima volta si è dichiarato a favore delle primarie di coalizione, avete già pensato a una data?
«Io ho sempre detto che, se si deciderà di utilizzare le primarie per scegliere chi guiderà la coalizione progressista, sono assolutamente disponibile a correre. Tutto, data compresa, verrà deciso insieme».
C’è qualcosa, dentro il risultato del referendum, che l’ha colpita di più?
«La straordinaria partecipazione, segno di grande vitalità democratica. E il voto dei giovani: tra i 18 e i 34 anni il no ha vinto con il 61%, sono le nuove generazioni ad aver fatto la differenza, nonostante a tanti sia stato sottratto il diritto di votare fuori sede. Perciò ne approfitto per confermare che, quando saremo al governo, faremo una legge per permettere a studentesse, studenti, lavoratrici e lavoratori di votare nel comune in cui vivono».
Conferma che non chiederà le dimissioni di Meloni?
«L’ho detto e lo ribadisco: noi batteremo Meloni alle prossime politiche e torneremo al governo. Grazie anche alla spinta che arriverà dal basso, dalla società civile, che ha partecipato in modo appassionato alla campagna per il no. Una mobilitazione incredibile che non va dispersa. Per questo oggi ho lanciato un appello: restate mobilitati perché ne abbiamo bisogno, noi ascolteremo, vogliamo costruire l’alternativa con loro. Per battere le destre e difendere il diritto al futuro del Paese avremo bisogno di tutti».
Per il governo Meloni si apre una fase di instabilità o faranno finta di niente?
«È saltato il patto di potere sulle riforme, mi pare complicato che possano far finta di niente. Quella che è stata appena bocciata era stata fortemente voluta e blindata da Meloni».
Il sottosegretario Delmastro e la capo gabinetto di Nordio che si è distinta per gli attacchi ai giudici, verranno mandati via?
«Sarà sempre troppo tardi. La presidente del Consiglio avrebbe dovuto pretendere da entrambi dimissioni immediate. Soprattutto quelle del sottosegretario alla Giustizia, entrato in società con la figlia di un prestanome del clan Senese già indagato e poi condannato per mafia».
Resta in campo la nuova legge elettorale con maxi-premio di maggioranza, che il centrodestra vi ha chiesto di condividere. Lo farete?
«La proposta che abbiamo letto sui giornali è un antipasto del premierato a cui noi ci opponiamo con forza. Non mi sembrano le migliori premesse».