Meloni, il video della disfatta: “Abbiamo perso un’occasione”. Fazzolari attacca i giudici
di Antonio FraschillaPrende atto della sconfitta appena capito che il no certamente era avanti, anche se a spoglio ancora in corso e con meno della metà delle sezioni scrutinate. Alle 16,45 Giorgia Meloni, sorriso tirato, voce pacata e maglioncino grigio come la tuta di Chiara Ferragni indossata per chiedere scusa dopo il Pandoro gate, posta un video per dire che rispetterà «la decisione degli italiani». Dando così la linea a tutti gli alti dirigenti di Fratelli d’Italia che fino a quell’ora erano silenti o balbettavano cose scontate del tipo «non cambia nulla».
«La sovranità appartiene al popolo — dice la premier da un giardino lontano da palazzo Chigi, senza microfoni e flash di giornalisti davanti — gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. I cittadini hanno deciso e noi come sempre rispettiamo la loro decisione. Resta il rammarico per un’occasione persa. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto con rispetto verso il popolo italiano». Fine, nessun altro commento ufficiale. Poche parole, t…
Prende atto della sconfitta appena capito che il no certamente era avanti, anche se a spoglio ancora in corso e con meno della metà delle sezioni scrutinate. Alle 16,45 Giorgia Meloni, sorriso tirato, voce pacata e maglioncino grigio come la tuta di Chiara Ferragni indossata per chiedere scusa dopo il Pandoro gate, posta un video per dire che rispetterà «la decisione degli italiani». Dando così la linea a tutti gli alti dirigenti di Fratelli d’Italia che fino a quell’ora erano silenti o balbettavano cose scontate del tipo «non cambia nulla».
«La sovranità appartiene al popolo — dice la premier da un giardino lontano da palazzo Chigi, senza microfoni e flash di giornalisti davanti — gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. I cittadini hanno deciso e noi come sempre rispettiamo la loro decisione. Resta il rammarico per un’occasione persa. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto con rispetto verso il popolo italiano». Fine, nessun altro commento ufficiale. Poche parole, toni bassi, denti stretti.
La delusione in Fratelli d’Italia è tanta per una consultazione che doveva segnare una ulteriore svolta nella conquista del Paese, e che invece segna la prima vera e pesante sconfitta dell’era meloniana. Da diversi alti colonnelli del partito trapela il malcontento per come è stata condotta la campagna elettorale contro i magistrati (con toni che hanno messo in difficoltà molti dirigenti ed elettori di FdI soprattutto nei luoghi caldi della battaglie antimafia): ma anche per le sparate arrivate da via Arenula, come quelle della capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, e per le «ingenuità», come le ha definite la premier, del sottosegretario Delmastro che si era messo in società con la figlia di un uomo legato al clan senese.
Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del partito e grande amico di Delmastro, lo ammette intervistato da Bruno Vespa: «I casi Delmastro e Bartolozzi? Faremo le analisi e tutte le riflessioni del caso. Credo che singoli episodi non abbiano condizionato perché il risultato è netto. Certamente se ci sono state delle sbavature nella campagna elettorale, ovviamente hanno pesato».
In generale sulle tante critiche ai magistrati arrivate dalle file dei Fratelli nelle settimane prima del voto, parole di pentimento arrivano a caldo da diversi deputati e senatori che parlano adesso dei «troppi attacchi alle toghe che hanno spaventato i cittadini».
Distinguo, disvelamenti di possibili rese dei conti interne. Ma c’è un grande timore adesso che attanaglia i meloniani dopo una campagna referendaria durissima contro pm e giudici. Ad esplicitarlo, parlando dei rischi «di un’azione adesso più invasiva delle toghe» per osteggiare le scelte del governo, è il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. «Gli italiani chiedono a questo governo — dice Fazzolari — maggiore controllo dell’immigrazione illegale e di essere maggiormente incisivi in termini di sicurezza. Finora su questi due argomenti abbiamo visto che molte delle norme attuate vengono poi indebolite da decisioni prese dalla magistratura: all’esito del referendum la preoccupazione è che questa azione potrebbe diventare ancora più invasiva». E poi per motivare le truppe depresse assicura: «Andremo avanti sul premierato e anche sulla legge elettorale». In sintesi sugli argomenti che sulla carta dovrebbero garantire seggi e ancora il governo del Paese, almeno così sperano molti in via della Scrofa.
Per il resto in casa FdI nessuno ha voglia di commentare: alcuni ministri sono strategicamente lontani migliaia di chilometri da Roma, come Francesco Lollobrigida in Uzbekistan e Adolfo Urso in Turchia. Ma a far rumore è il silenzio del sottosegretario, ed ex magistrato, Alfredo Mantovano che su questa riforma si è speso come non mai, anche alzando i toni a volte più dello strabordante Nordio: ieri da Mantovano nessuna dichiarazione alle agenzie e in tv. Tanto basta a far capire che il colpo tra i Fratelli è stato sentito e una resa dei conti sul fallimento giustizia ci sarà.