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Il no travolge il governo: lasciano Delmastro e Bartolozzi. Meloni: “Via anche Santanchè”

(lapresse)

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Costretti alle dimissioni la capo di gabinetto e il sottosegretario alla giustizia che in una nota si giustifica: “Non ho fatto nulla di scorretto”. Pressing sulla ministra del Turismo
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Il referendum è stato un terremoto per il governo e ora gran parte delle macerie si trovano in via Arenula. È il ministero della Giustizia infatti ad aver avvertito la scossa più forte che ha fatto crollare, in un solo giorno, la capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, e il sottosegretario Andrea Delmastro, dopo settimane di veleni, guai giudiziari e scivoloni comunicativi. Fatti che, secondo i partiti di maggioranza, hanno contribuito alla bocciatura della riforma sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e su cui è stato presentato il conto.

Il day after è una giornata di passione che si chiude con una nota di palazzo Chigi in cui viene spiegato che la premier esprimere «apprezzamento per la scelta di Delmastro e di Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione». E aggiunge subito dopo di auspicare che, «sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal ministro del…

Il referendum è stato un terremoto per il governo e ora gran parte delle macerie si trovano in via Arenula. È il ministero della Giustizia infatti ad aver avvertito la scossa più forte che ha fatto crollare, in un solo giorno, la capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, e il sottosegretario Andrea Delmastro, dopo settimane di veleni, guai giudiziari e scivoloni comunicativi. Fatti che, secondo i partiti di maggioranza, hanno contribuito alla bocciatura della riforma sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e su cui è stato presentato il conto.

Il day after è una giornata di passione che si chiude con una nota di palazzo Chigi in cui viene spiegato che la premier esprimere «apprezzamento per la scelta di Delmastro e di Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione». E aggiunge subito dopo di auspicare che, «sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal ministro del Turismo Daniela Santanchè», a processo a Milano per presunto falso in bilancio su Visibilia e indagata per un’ipotesi di bancarotta.

A gestire l’impatto del referendum è stata la premier in prima persona che, nonostante in campagna referendaria avesse sempre difeso Delmastro, ieri ha preteso il passo indietro del sottosegretario, che è anche tra gli esponenti più in vista di Fratelli d’Italia, e della capo di gabinetto.

Il sottosegretario è finito nell’occhio del ciclone, proprio alla vigilia della consultazione sulla riforma, per aver creato una società con la diciottenne Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia condannato in via definitiva nel gennaio 2025 come prestanome del clan Senese. La società era proprietaria del ristorante Bisteccheria d’Italia, ed è in questo locale che Delmastro e Bartolozzi sono stati fotografati attovagliati insieme a dirigenti del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel giugno del 2025. E prima ancora, nell’ottobre del 2023, il sottosegretario si fa scattare una foto proprio con Mauro Caroccia. Scatti e date che dimostrano che l’esponente di governo lo conosceva e non poteva non sapere, nel momento in cui ha fondato la società, anche per il ruolo che ricopre, chi fosse il padre della sua socia.

Dunque ieri pomeriggio, su input di palazzo Chigi, Nordio convoca nel suo ufficio Delmastro e Bartolozzi, la quale si è ritrovata contro anche gran parte della maggioranza di governo per aver paragonato la magistratura a un «plotone di esecuzione» durante una trasmissione televisiva nonostante il suo ruolo tecnico. La capo di gabinetto, fedelissima del ministro tanto che nei corridoi di via Arenula la chiamano «la zarina», prova a resistere.

Le voci di possibili dimissioni si rincorrono e diventano sempre più insistenti finché poco prima delle 18 il primo a ufficializzare il passo indietro è Delmastro: «Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza». E poi ancora: «Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il presidente del Consiglio». Poco dopo è costretta a lasciare anche Bartolozzi, già indagata nell’inchiesta sul caso Almasri per false dichiarazioni al pm e difesa fino a qualche ora prima dallo stesso ministro. Il sostituto è già pronto, mentre la delega di Delmastro al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sarà assunta almeno per un po’ da Nordio.

Fratelli d’Italia, che comunque tira un respiro di sollievo, rende a Delmastro l’onore delle armi con una serie di comunicati e dichiarazioni. Tra queste spiccano quelle del responsabile organizzazione del partito, Giovanni Donzelli, convinto che Delmastro avrebbe lasciato anche in caso di vittoria del sì: «Aveva già dato la sua disponibilità alle dimissioni anche prima del referendum. Per rispetto degli elettori si è scelto di aspettare il risultato».

Oggi è un altro giorno, che porterà con sè la grana Santanchè ma anche le possibili dimissioni dell’assessora del Piemonte di Fratelli d’Italia Elena Chiorino, che deteneva il 5% delle quote della società legata a Caroccia. Il partito, anche a lei, non vuol fare sconti.

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