Dicevano, ancora qualche giorno fa, mentre girava per le stanze di via Arenula alla ricerca dei locali giusti per un salone di parrucchiere: «Non cadrà mai». E invece Giusi Bartolozzi, la «zarina», è caduta. Travolta dai suoi stessi modi, amata dal ministro ma detestata da molti dentro il ministero, proprio nei giorni precedenti al referendum aveva ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini sulla vicenda Almasri, destinato a trasformarsi a breve in una richiesta di rinvio a giudizio. Un lungo elenco di bugie che, secondo la procura di Roma, avrebbe raccontato ai magistrati del tribunale dei ministri per salvare Nordio e, più in generale, il governo.
Anche per questo, forte di quella sua medaglia di fedeltà, Bartolozzi aveva immaginato di ottenere un sal…
Dicevano, ancora qualche giorno fa, mentre girava per le stanze di via Arenula alla ricerca dei locali giusti per un salone di parrucchiere: «Non cadrà mai». E invece Giusi Bartolozzi, la «zarina», è caduta. Travolta dai suoi stessi modi, amata dal ministro ma detestata da molti dentro il ministero, proprio nei giorni precedenti al referendum aveva ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini sulla vicenda Almasri, destinato a trasformarsi a breve in una richiesta di rinvio a giudizio. Un lungo elenco di bugie che, secondo la procura di Roma, avrebbe raccontato ai magistrati del tribunale dei ministri per salvare Nordio e, più in generale, il governo.
Anche per questo, forte di quella sua medaglia di fedeltà, Bartolozzi aveva immaginato di ottenere un salvacondotto dal Parlamento — con il conflitto di attribuzione alla Corte costituzionale — insieme ai ministri. Ma quel voto non è ancora arrivato. Un segnale. Così come è stato un segnale il silenzio che ha accompagnato la notizia, pubblicata su questo giornale, della sua gita a Capri a bordo di una motovedetta della Guardia di finanza insieme al marito, su cui indaga la procura di Napoli. Infine, la frase sul «plotone di esecuzione» alla vigilia del referendum. E non è detto che i problemi siano finiti.