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Il prestanome del boss Senese al lavoro per Delmastro: indagine sui legami con il clan

(ansa)

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Caroccia dal notaio per la nuova srl. Anche dopo la condanna ha continuato a gestire il locale
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Mauro Caroccia, il prestanome del boss Senese, era formalmente un dipendente della società del sottosegretario Andrea Delmastro e dei dirigenti piemontesi di Fratelli d’Italia? E ancora: Caroccia era fuori dalla stanza del notaio di Biella in cui si costituiva la società, come risulta a Repubblica? Che rapporti ci sono tra le vecchie società del “Baffo”, chiuse per mafia, e i nuovi ristoranti di Delmastro? Mentre fuori imperversa la polemica politica, dentro i palazzi della giustizia romana si ragiona con calma. Ieri magistrati dell’Antimafia e investigatori si sono chiusi in una stanza per mettere in fila i fatti, separare il rumore dalle prove, capire dove porta l’indagine che, al momento, solo sfiora Delmastro.

Al centro c’è un ristorante, la Bisteccheria d’Italia. E so…

Mauro Caroccia, il prestanome del boss Senese, era formalmente un dipendente della società del sottosegretario Andrea Delmastro e dei dirigenti piemontesi di Fratelli d’Italia? E ancora: Caroccia era fuori dalla stanza del notaio di Biella in cui si costituiva la società, come risulta a Repubblica? Che rapporti ci sono tra le vecchie società del “Baffo”, chiuse per mafia, e i nuovi ristoranti di Delmastro? Mentre fuori imperversa la polemica politica, dentro i palazzi della giustizia romana si ragiona con calma. Ieri magistrati dell’Antimafia e investigatori si sono chiusi in una stanza per mettere in fila i fatti, separare il rumore dalle prove, capire dove porta l’indagine che, al momento, solo sfiora Delmastro.

Al centro c’è un ristorante, la Bisteccheria d’Italia. E soprattutto la società che lo gestisce, Le 5 Forchette srl. Una storia che non è mai stata lineare. La società nasce con una ragazza di diciotto anni, Miriam Caroccia, figlia di Mauro, condannato per aver riciclato denaro del clan Senese. Insieme a lei, però, ci sono politici di Fratelli d’Italia, tra cui lo stesso Delmastro. L’indagine, partita per ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia, porta indietro nel tempo, ai ristoranti “Baffo”, sequestrati dall’Antimafia nel 2020. Da quelle ceneri nasce la nuova attività. Ma il passaggio è opaco e i pm vogliono capire cosa è successo davvero al momento della fondazione e durante la gestione. Capire, ad esempio, se Mauro Caroccia — immortalato nei video promozionali mentre serviva ai tavoli e pubblicizzava il locale — avesse un regolare contratto con l’azienda di Delmastro e soci, che sostenevano di non sapere chi fosse, oppure se lavorasse in nero per il sottosegretario e altri esponenti del partito.

L’indagine sarà ampia e lunga. Un punto chiave è il 16 dicembre 2024: uno studio notarile a Biella, in via Garibaldi. Dentro ci sono Delmastro, il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà, l’assessore Cristiano Franceschini, la vicepresidente Elena Chiorino, una socia vicina al partito, Donatella Pelle. E poi lei, Miriam Caroccia: diciotto anni, partita da Roma da sola, pochi giorni prima di Natale, per fondare una società insieme a un gruppo di politici.

Una scena che apre interrogativi. Perché, se il notaio non ha motivo di mentire su chi era nella stanza, resta da capire chi c’era fuori, se qualcuno aspettava, se tra questi ci fosse Mauro Caroccia, come risulta a Repubblica. Un uomo che nei documenti non compare mai ma che, di fatto, sembra esserci sempre. Non è dal notaio, ma c’è la figlia. Non è negli atti, ma promuove il locale. Compare nei video, lavora tra i tavoli: una presenza costante che nelle carte resta invisibile.

Le indagini della Finanza riguardano anche il vorticoso giro di quote. Tutti i soci, dopo la condanna definitiva di Caroccia — arrivata meno di due mesi fa — cedono le loro quote alla diciottenne. Lei versa cinquemila euro in contanti, senza che nessuno si ponga troppe domande. La società resta nella sede dello studio del commercialista Amedeo Pareggio, assessore al bilancio di Biella, anche lui di Fratelli d’Italia.

E infine i soldi: le sponsorizzazioni, i flussi di denaro, le spese. Con quali risorse una diciottenne apre una società e compra le quote degli altri soci? Chi gestiva davvero il ristorante nella fase iniziale? Chi lavorava dentro? E soprattutto: chi pagava le cene, gli incontri, le serate con politici e funzionari? Chi metteva i soldi sul tavolo? L’obiettivo è escludere che il metodo utilizzato da Caroccia sia stato replicato anche nell’ultima Bisteccheria d’Italia, il cui nome deriva da «una lunga storia, lascia stà», come dice Caroccia in un’intervista. Tutti i ristoranti dell’uomo — “Baffo 2018”, “Baffo 2 Fish”, “Baffolona Burger” — sono finiti all’attenzione dei pm, sequestrati nel 2020, quando l’indagato subì il primo arresto, perché ripulivano il denaro del clan Senese. Dentro le aziende c’erano soci occulti, anche il figlio del boss Michele ‘o Pazz. E se in questo caso fosse proprio Mauro Caroccia il socio occulto? Di più: e se dietro Caroccia ci fossero i vecchi compari legati al clan? Da qui la delega al nucleo Valutario della Finanza. Che è già al lavoro.

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