Bipartisan l’ultimo saluto a Cirino Pomicino: “Era intelligente e non si arrendeva mai”
di Concetto VecchioRisuonano le note del valzer n.2 di Shostakovich nella basilica del sacro Cuore Immacolata di Maria ai Parioli per l’ultimo saluto a Paolo Cirino Pomicino, o’ ministro morto sabato all’età di 86 anni. Così aveva chiesto lui in una lettera scritta prima di morire «ai convenuti» e letta in chiesa dalla cognata, Silvia Marotta, e in cui cita due persone: «Antonio Di Pietro, che si meravigliava del fatto che non provassi rancore verso nessuno» e la moglie, Lucia Marotta, «il più grande tesoro che il buon Dio mi ha dato». E la fila di amici per fare le condoglianze è infinita, perché come ricorda il cardinal Zuppi, che celebra le esequie, «Paolo si faceva voler bene».
E naturalmente ci sono tanti ex democristiani. Casini, Sco…
Risuonano le note del valzer n.2 di Shostakovich nella basilica del sacro Cuore Immacolata di Maria ai Parioli per l’ultimo saluto a Paolo Cirino Pomicino, o’ ministro morto sabato all’età di 86 anni. Così aveva chiesto lui in una lettera scritta prima di morire «ai convenuti» e letta in chiesa dalla cognata, Silvia Marotta, e in cui cita due persone: «Antonio Di Pietro, che si meravigliava del fatto che non provassi rancore verso nessuno» e la moglie, Lucia Marotta, «il più grande tesoro che il buon Dio mi ha dato». E la fila di amici per fare le condoglianze è infinita, perché come ricorda il cardinal Zuppi, che celebra le esequie, «Paolo si faceva voler bene».
E naturalmente ci sono tanti ex democristiani. Casini, Scotti, Tabacci, Mastella, Franceschini, Cesa, Gargani, Rotondi, Matarrese, D’Antoni col giornale di carta sottobraccio. Vecchi sodali che si salutano tra loro con misteriosi cenni del capo, è anche un grande revival meridionale, e c’è, silenzioso e appartato, Alfredo Vito, «mister 100mila preferenze». Il siciliano Calogero Mannino racconta che «da parlamentari con Paolo ci confrontavamo animatamente — un modo per dire che non andavano d’accordo — e poi «dopo solo amici, perché era intelligentissimo». E lo stesso concetto espresso l’altro giorno alla camera ardente da Massimo D’Alema, che guida la pattuglia degli ex comunisti, con Sposetti e il pd Misiani. E ci sono gli ex socialisti come Cicchitto e Caldoro. Ed è vero che poi, dopo, in tanti sono diventati amici di «Paolo», anche tanti cronisti che lo chiamavano perché conosceva la politica come pochi, e illuminava gli snodi oscuri con feroce ironia. Mannino ad un certo punto ti dice che era «un democristiano atipico». In che senso, chiediamo. «Vede, eravamo un partito di credenti, da cui derivava un senso della misura. Invece Paolo non si arrendeva mai. E fino all’ultimo ha spinto per veder ricomposta la Dc».
Marco Damilano ricorda, in un ritratto applaudito, che Pomicino diceva che «la migliore furbizia è la verità: non ci crede nessuno». I parlamentari di oggi gli parevano boy scout, ed è quello che pensano in tanti, tra i banchi, in un misto di rimpianto e nostalgia, e annuiscono cattolicamente quando Zuppi dice: «Quanto è facile fare i moralisti».