Terremoto FI, lascia Gasparri: “Mi dimetto da capogruppo”. Marina Berlusconi: bene così
di Gabriella CeramiAntonio Tajani si arrende prima che la lettera arrivi ufficialmente nelle sue mani. Il vicepremier riunisce la segreteria di Forza Italia e nello stesso tempo il suo fedelissimo Maurizio Gasparri annuncia le dimissioni da capogruppo del partito convocando i senatori nel pomeriggio per scegliere chi prenderà il suo posto: Stefania Craxi.
Quattordici firme su venti senatori raccolte da Claudio Lotito sono troppe per resistere, soprattutto se Marina Berlusconi, da Milano, con un particolare attivismo dopo la sconfitta referendaria, insiste per un rinnovo dei vertici del partito e un profondo restyling che passa anche dalla volontà di consolidare un nucleo di forzisti vicini ai valori del Cavaliere e della sua famiglia.
Alla fine la lettera,…
Antonio Tajani si arrende prima che la lettera arrivi ufficialmente nelle sue mani. Il vicepremier riunisce la segreteria di Forza Italia e nello stesso tempo il suo fedelissimo Maurizio Gasparri annuncia le dimissioni da capogruppo del partito convocando i senatori nel pomeriggio per scegliere chi prenderà il suo posto: Stefania Craxi.
Quattordici firme su venti senatori raccolte da Claudio Lotito sono troppe per resistere, soprattutto se Marina Berlusconi, da Milano, con un particolare attivismo dopo la sconfitta referendaria, insiste per un rinnovo dei vertici del partito e un profondo restyling che passa anche dalla volontà di consolidare un nucleo di forzisti vicini ai valori del Cavaliere e della sua famiglia.
Alla fine la lettera, sottoscritta anche dai ministri Maria Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo, contro il romanista Gasparri rimane nella tasca del patron della Lazio. «Sembra un derby calcistico», scherza qualcuno a palazzo Madama. Ma il capogruppo non ha alcuna voglia di ridere. «Non ho nulla da dichiarare», le sue uniche parole, di mattina presto, quando la trattativa era ancora in corso. Insomma, nessun passo indietro senza giocare una contropartita.
Poi la convocazione dei senatori. E qualche ora dopo il comunicato. Il primo concetto ha tutta l’aria di voler allontanare le voci che si fanno sempre più insistenti, quelle che raccontano di un partito nel caos e di una manager che pretende dei cambiamenti importanti. «Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di FI al Senato», sottolinea Gasparri: «Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e sul senso del dovere e non solo sull’incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi».
Adesso tocca a Tajani fare buon viso a cattivo gioco e salutare l’avvicendamento. Lo fa con una nota di congratulazioni alla nuova capogruppo giunta via social oltre un’ora prima che l’elezione venisse formalizzata. «La dedizione e lealtà» di Gasparri «verso la nostra bandiera è un esempio che tutti dovrebbero seguire e apprezzare», sottolinea il segretario azzurro nel rivolgere «i migliori auguri di buon lavoro» a Craxi. E poi il tentativo di reagire: «Forza Italia è un partito vivo, un punto di riferimento per tutti quegli italiani che si ritrovano nei valori della libertà e del popolarismo. Nel solco e nell’eredità di Silvio Berlusconi, non perderà mai la sua rotta».
La riunione dei senatori durerà una ventina di minuti. La tensione è altissima. «Mi dimetto», esordisce Gasparri. Gelo e imbarazzo a seguire. Tocca ad Anna Maria Bernini, ministra stimata da Marina Berlusconi, rompere il ghiaccio e prendere la parola: «Propongo Craxi come capogruppo». Un senatore osserva: «Ma lo ha già detto Tajani». «Appunto», risponde lei, che nelle ore precedenti ha cercato di trovare un punto di caduta senza strappi eccessivi. La scena è a tratti surreale. Davanti a Gasparri ci sono i suoi pugnalatori. Si procede all’elezione di Craxi per acclamazione, anche perché ormai i giochi sono fatti. È talmente tutto deciso che Gasparri viene scelto come presidente della commissione Affari esteri al posto della nuova capogruppo che lascia a lui il posto.
A questo punto la presidente di Fininvest fa filtrare che il passaggio di consegne appena avvenuto è un’iniziativa del gruppo parlamentare, esprime «grande stima» nei confronti di Craxi e sottolinea che resta «immutato» il sostegno nei confronti di Tajani. La partita dentro FI però è tutt’altro che risolta. Alla Camera la tentazione di sostituire il capogruppo Paolo Barelli è forte. Servono però più firme e soprattutto il cambio «potrebbe apparire come una vera congiura nei confronti di Tajani», spiega chi spinge per raccogliere le sottoscrizioni anche qui. E poi non si tratta solo di un fedelissimo ma anche di un parente del segretario. Alessandro Cattaneo e Deborah Bergamini sono i nomi in pole. «Prima o poi succede, più prima che poi», scommettono intanto i deputati azzurri mentre pensano a chi può essere scelto come vicecapogruppo se Francesco Cannizzaro, neo candidato, sarà eletto sindaco di Reggio Calabria.