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Storace: “Santanchè è una donna tosta ma Meloni ha fatto bene a mollarla”

Francesco Storace (ansa)

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L’ex ministro: “Era entrata nel mirino dell’opposizione che la contestava per le inchieste. Ma devono essere i giudici a giudicare”
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Francesco Storace, lei con Daniela Santanchè ci fece un partito.

«Sì, la Destra. Solo che dopo poco mi mollò per tornare da Berlusconi, che in seguito la nominò sottosegretaria. Il Cavaliere ebbe però la carineria di avvertirmi prima, tramite Verdini: apprezzai molto».

Che ricordo ne ha caratterialmente?

«Spigolosa. Tosta. Lei stessa disse di essere una donna con gli attribuiti, no?».

Meloni ha fatto bene a chiederle le dimissioni?

«Certo. Purtroppo Daniela era entrata nel mirino della sinistra che la contestava per le inchieste».

Un ministro può rimanere al suo posto con tre indagini a carico?

«Ma devono essere i giudici a giudicare sui reati».

Ha detto “obbedisco”, ma ha fatto aspettare la premier per 24 ore.

«L’amarezza ci sta. È durissima dimettersi da ministro. A me è successo».

Quando?

«Nel 2006, per il Laziogate. Le concordai con Fini, Berlusconi non voleva. Sette anni dopo venni assolto perché il fatto non sussiste».

È pentito, col senno di poi?

«Chi può dirlo? Certo in quel m…

Francesco Storace, lei con Daniela Santanchè ci fece un partito.

«Sì, la Destra. Solo che dopo poco mi mollò per tornare da Berlusconi, che in seguito la nominò sottosegretaria. Il Cavaliere ebbe però la carineria di avvertirmi prima, tramite Verdini: apprezzai molto».

Che ricordo ne ha caratterialmente?

«Spigolosa. Tosta. Lei stessa disse di essere una donna con gli attribuiti, no?».

Meloni ha fatto bene a chiederle le dimissioni?

«Certo. Purtroppo Daniela era entrata nel mirino della sinistra che la contestava per le inchieste».

Un ministro può rimanere al suo posto con tre indagini a carico?

«Ma devono essere i giudici a giudicare sui reati».

Ha detto “obbedisco”, ma ha fatto aspettare la premier per 24 ore.

«L’amarezza ci sta. È durissima dimettersi da ministro. A me è successo».

Quando?

«Nel 2006, per il Laziogate. Le concordai con Fini, Berlusconi non voleva. Sette anni dopo venni assolto perché il fatto non sussiste».

È pentito, col senno di poi?

«Chi può dirlo? Certo in quel momento ti passa davanti tutta la vita. Non è un gesto facile. Io chiamai Ciampi, per avvertirlo, le firmai con maggiore serenità ».

Lei fa ancora politica.

«Non più. Non sono in Parlamento dal 2008, l’ho pagata. Dopodiché la vita continua, e anche Daniela se la farà passare».

Santanchè paga anche un tratto umano non sempre empatico?

«Diciamo che non fa il massimo per ingraziarsi le simpatie altrui».

Berlusconi la stimava.

«Però ci sarebbe voluto un video – all’epoca non c’erano i social – per testimoniare il modo con cui lo affrontò dopo che io e lei andammo da lui e Ghedini per comunicare che rompevamo l’alleanza».

Fu irosa?

«La dovetti calmare».

Nella lettera si definisce un capro espiatorio.

«Lì esagera».

Perché?

«Non è mica il Cavaliere nero».

E quando scrive che ha pagato i conti degli altri a chi si riferisce?

«Ho cercato di capirlo, ma non ci sono riuscito».

Comunque Meloni ha dovuto attendere un giorno intero per vedere accolta la sua richiesta.

«Ma cosa sono 24 ore per noi poveri mortali rispetto all’eternità?».

Come valuta la vicenda Delmastro?

«Una storia molto montata. Dov’è il reato?».

Vi conoscete?

«L’ho sentito anche oggi. Lo conosco. Gli avevano rinforzato la scorta perché ha reso più duro il 41 bis: come fai a dire che uno così fa affari con la criminalità organizzata?».

Lo dicono le carte.

«Quando parla di leggerezza ci credo».

Insomma, lei assolve tutti.

«Il referendum è stata una botta imprevista, ma la premier Giorgia Meloni ha certamente la capacità per ricreare l’entusiasmo attorno a sé».

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