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Marina Berlusconi dà la scossa al partito e Tajani minaccia l’addio

(ansa)

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La manager di Mondadori vuole “rinnovamento” “Avanti sull’identità liberale per distinguersi dagli alleati”
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Marina Berlusconi ha scosso l’albero di Forza Italia e un primo frutto — il capogruppo Maurizio Gasparri — è caduto a terra. Ma è soltanto l’inizio di quel «necessario e non più eludibile rinnovamento» di cui la primogenita del Cavaliere parla da tempo con tutti quelli che hanno bussato a corso Venezia, a Milano, per conoscerne l’opinione.

Da quello che filtra da ambienti a lei vicini, la sostituzione del capigruppo al Senato sarebbe da ricondurre ad autonoma iniziativa dei senatori forzisti e «non va letta come una sfiducia a Tajani», e tuttavia è stata subito benedetta dall’alto. Al di là delle prudenze e del linguaggio diplomatico — dopotutto la regia è stata affidata alle sapienti mani di Gianni Letta — è chiaro che “l’operazione rinnovamento” è partita e non si fermerà.

Marina Berlusconi ha scosso l’albero di Forza Italia e un primo frutto — il capogruppo Maurizio Gasparri — è caduto a terra. Ma è soltanto l’inizio di quel «necessario e non più eludibile rinnovamento» di cui la primogenita del Cavaliere parla da tempo con tutti quelli che hanno bussato a corso Venezia, a Milano, per conoscerne l’opinione.

Da quello che filtra da ambienti a lei vicini, la sostituzione del capigruppo al Senato sarebbe da ricondurre ad autonoma iniziativa dei senatori forzisti e «non va letta come una sfiducia a Tajani», e tuttavia è stata subito benedetta dall’alto. Al di là delle prudenze e del linguaggio diplomatico — dopotutto la regia è stata affidata alle sapienti mani di Gianni Letta — è chiaro che “l’operazione rinnovamento” è partita e non si fermerà.

Il prossimo frutto a cadere dovrebbe essere il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, consuocero del segretario di Forza Italia (lo scorso anno Gianpaolo Barelli e Flaminia Tajani si sono sposati). Marina è convinta infatti che il partito debba cambiare non solo il suo atteggiamento, alzando il suo profilo liberale, ma anche i volti della prima linea.

Il problema è che i numeri a Montecitorio sono meno favorevoli rispetto al Senato. La corrente dei “rinnovatori” conta infatti solo quindici membri certi su 54 deputati, mentre i fedeli al segretario (e quindi a Barelli) sono venti. A decidere le sorti del capogruppo saranno quindi i venti “neutrali”, che stanno aspettando di capire come schierarsi. Per questo è stato importante leggere la luce verde data da Marina, con i suoi apprezzamenti a Stefania Craxi. L’altra circostanza che, al momento, ha frenato la defenestrazione di Barelli è stato l’atteggiamento di Tajani. Se per Gasparri, visti i numeri, ha potuto fare ben poco, diversa e più incisiva si è rivelata la barricata alzata a difesa del consuocero. Raccontano che il segretario, pur di bloccare il colpo di mano — era già partito lo scouting per raggiunge il numero di firme necessario — sia dovuto arrivare a minacciare le proprie dimissioni. Una mossa estrema ma efficace, perché non ci sarebbe al momento una persona con cui sostituirlo. E, soprattutto, la Famiglia non vuole arrivare allo scontro con Giorgia Meloni, che sostiene Tajani con sguardo benevolo. Eppure, persino al di là delle intenzioni, è chiaro che “l’operazione rinnovamento” alla fine fa saltare gli ultimi filtri e pone la leadership di Meloni a diretto confronto con quella, potenzialmente alternativa, di una Berlusconi.

Le due hanno fatto sapere di essersi sentite e ufficialmente continuano a coltivare un rapporto amichevole. Ma quello che Marina ha in mente è un partito molto diverso dall’attuale, finora piuttosto accondiscendente con la leader di FdI. «L’obiettivo — spiega una fonte a contatto diretto con la Famiglia — è una Forza Italia che rivendichi la sua identità liberale, in maniera distinta dalle altre forze della coalizione. Andando a prendere voti al centro, dagli elettori di Calenda e di Renzi, ma anche da quei moderati delusi da Fratelli d’Italia». Una vera competition che finora si è vista raramente. Per la presidente della Fininvest è tempo invece che il partito «che porta il suo cognome nel simbolo e gode anche di un discreto finanziamento a garanzia», alzi la voce non solo sui diritti, ma «sulle tasse, sulla libertà d’impresa, sulle liberalizzazioni di cui non si parla più».

Non è prevista una discesa in campo diretta — «il core business di Marina resta la Ditta» — tuttavia da oggi Meloni dovrà vedersela con un’altra leader. Finora si era limitata a interviste dosate con il contagocce e a lettere (come quella inviata a questo giornale). Passato il referendum, visto che chi doveva sentire «faceva orecchie da mercante», ha deciso che fosse arrivato il momento del suo predellino.

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