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Marina Berlusconi apre la resa dei conti dentro Forza Italia: fuori Gasparri e gli uomini di Tajani

Il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri e il segretario azzurro Antonio Tajani

 

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In quattordici, compresi i ministri Casellati e Zangrillo, firmano una lettera per far dimettere il capogruppo al Senato. L’ipotesi Stefania Craxi
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La resa dei conti è arrivata anche in Forza Italia, il partito che più di tutti ha puntato sulla riforma della giustizia con la voglia di dedicarla a Silvio Berlusconi. Ma dopo la vittoria del no è proprio Marina, la figlia del fondatore di FI, ad alzare il telefono affinché la sconfitta del referendum non rimanga senza conseguenze.

Da Milano in direzione Roma arriva la richiesta di un cambio di passo che tradotto significa: rinnovamento. La questione non coinvolge direttamente il segretario Antonio Tajani, ma le persone a lui più vicine. E comunque, per il vicepremier azzurro, si tratta di una slavina da riuscire a contenere.

La resa dei conti è arrivata anche in Forza Italia, il partito che più di tutti ha puntato sulla riforma della giustizia con la voglia di dedicarla a Silvio Berlusconi. Ma dopo la vittoria del no è proprio Marina, la figlia del fondatore di FI, ad alzare il telefono affinché la sconfitta del referendum non rimanga senza conseguenze.

Da Milano in direzione Roma arriva la richiesta di un cambio di passo che tradotto significa: rinnovamento. La questione non coinvolge direttamente il segretario Antonio Tajani, ma le persone a lui più vicine. E comunque, per il vicepremier azzurro, si tratta di una slavina da riuscire a contenere.

La presidente di Fininvest, delusa del risultato, ha contattato i ministri azzurri per fare con loro un’analisi del voto e ragionare insieme sul futuro. La prima conseguenza è una raccolta firme, avviata al Senato, su una lettera in cui si chiede un cambio alla guida del gruppo parlamentare, attualmente affidato a Maurizio Gasparri, ex ministro più volte parlamentare, vicino al titolare degli Esteri. Si tratta di un testo promosso da Claudio Lotito a cui hanno aderito anche ministri come Maria Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo, che siedono a palazzo Madama. Le sottoscrizioni avrebbero già toccato quota quattordici, quindi più della metà dei venti componenti del gruppo parlamentare. La raccolta firme è ancora in corso. Tra coloro che chiedono discontinuità ci sono tra gli altri Roberto Rosso, che è vicepresidente del gruppo, e Alberto Barachini. I numeri - garantiscono i promotori - sarebbero sufficienti per portare alle dimissioni di Gasparri. E colpire lui significa colpire Tajani.

L’operazione non sarebbe stata osteggiata dai Berlusconi. Si fa già il nome di un candidato capogruppo alternativo: si tratta di Stefania Craxi. Ma circola anche il nome di Licia Ronzulli, molto vicina alla famiglia dell’ex premier.

Nelle scorse ore era trapelata anche la possibilità di un avvicendamento alla guida del gruppo della Camera, attualmente affidata a Paolo Barelli, ma questa opzione è al momento congelata. Anche se è difficile che a farne le spese sia solo Gasparri.

In questo caos, Tajani ieri pomeriggio ha riunito nella sede di via San Lorenzo in Lucina lo stato maggiore del partito, i coordinatori regionali e i responsabili di settore per definire modi e tempi dei congressi regionali di aprile e maggio. Difficile, per molti, trattenere la rabbia. L’incontro è diventato uno sfogatoio. Scoppia la rivolta. Casellati propone di posticipare i congressi: «Sarebbe meglio rinviarli e fare una riflessione sulle ragioni della vittoria del no». Dopo di lei è il turno di Alessandro Cattaneo: «Il rilancio del partito deve passare dai temi, ho forti dubbi che aprendo ora una stagione congressuale, il giorno dopo ci ritroviamo più forti», ammonisce il responsabile nazionale dei dipartimenti di FI. Ma Tajani è di un altro avviso. Vuole accelerare per blindarsi prima che sia troppo tardi.

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