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Primarie centrosinistra, Fratoianni: “Priorità al programma, al leader ci penseremo dopo”

Nicola Fratoianni 

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Il segretario di Sinistra Italiana: “Sono d’accordo con Prodi. L’alternativa si costruisce attorno alla Costituzione”
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Il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, frontman di Avs assieme ad Angelo Bonelli, lo va ripetendo da due giorni ed è in linea con la riflessione di Romano Prodi su Repubblica di ieri: «Le primarie non sono una priorità». No a una “discussione ombelicale”.

Perché? Ormai sono argomento di dibattito.

«Perché penso che l’onda costituzionale e repubblicana, l’onda generazionale che ha sommerso così fragorosamente la controriforma Meloni-Nordio, ponga a tutti noi una domanda e offra un’opportunità. Non mi pare che il cuore di questa domanda sia “spiegateci come decidete la leadership della coalizione”. Se ne parla molto sui giornali, nei circuiti della politica, ma fuori?».

Lei insomma dice: ora è un tema tutto di palazzo.

«Abbiamo visto come i giovani di questo Paese siano in grado di mobilitarsi, non è affatto vero che sono disinteressati, apatici, lontani dall’impegno, ma pongono una grande questione. Chiedono parole chiare, in grado di indicare la rotta di un’alternativa…

Il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, frontman di Avs assieme ad Angelo Bonelli, lo va ripetendo da due giorni ed è in linea con la riflessione di Romano Prodi su Repubblica di ieri: «Le primarie non sono una priorità». No a una “discussione ombelicale”.

Perché? Ormai sono argomento di dibattito.

«Perché penso che l’onda costituzionale e repubblicana, l’onda generazionale che ha sommerso così fragorosamente la controriforma Meloni-Nordio, ponga a tutti noi una domanda e offra un’opportunità. Non mi pare che il cuore di questa domanda sia “spiegateci come decidete la leadership della coalizione”. Se ne parla molto sui giornali, nei circuiti della politica, ma fuori?».

Lei insomma dice: ora è un tema tutto di palazzo.

«Abbiamo visto come i giovani di questo Paese siano in grado di mobilitarsi, non è affatto vero che sono disinteressati, apatici, lontani dall’impegno, ma pongono una grande questione. Chiedono parole chiare, in grado di indicare la rotta di un’alternativa che parli alla loro vita, ai loro problemi, alla precarietà che cresce, che è diventata una condizione esistenziale, agli stipendi bassi, al lavoro sottopagato, all’assenza di opportunità di futuro, chiedono un chiaro no alla guerra, il coraggio di una proposta in grado di dire che se vinciamo noi cambia tutto. I no del referendum non sono tutti voti nostri, le persone vanno coinvolte e convinte».

Forse i giovani non vi chiedono di dire chi è il leader, ma forse provare in tutti i modi a vincere le elezioni proprio per cambiare l’agenda. Non è più probabile farlo mostrandovi uniti sotto una leadership chiara e non costantemente in cantiere?

«È più probabile vincere mostrandoci uniti attorno a una proposta politica, quindi intanto sommessamente avanzerei una proposta: si convochi al più presto una riunione delle forze dell’opposizione per definire una traiettoria».

E da quanto se ne parla? Pure su questo non c’è un ritardo?

«Certo che c’è, per questo va colmato, bisogna cogliere la straordinaria indicazione che avanza in questo voto. Prendiamo per esempio un impegno solenne, che sia la prima traccia di questo programma: cioè che quando governeremo avendo vinto nelle urne, ci impegniamo a non farci venire grilli per la testa come quelli che talvolta in modo trasversale hanno spinto a ipotesi di stravolgimento della Costituzione. Ma ci impegniamo invece pubblicamente ad attuarla, applicarla e rilanciarla».

Quindi lei propone di lavorare sul programma, da quando?

«Da ieri, ma mi accontenterei di cominciare domani, vediamoci il prima possibile per dire intanto che questa coalizione c’è e che questo non è più in discussione. Ogni forza politica farà i suoi percorsi ascolterà i suoi elettori, ci mancherebbe, non voglio in nessun modo limitare l’autonomia di nessuno ma c’è un lavoro che va fatto insieme e che va fatto subito».

Chi è l’alleato più “renitente”?

«Non mi pare che ci siano renitenti».

Se comunque prima o poi alle primarie si andrà, Avs come si porrà? Una candidatura propria? O un sostegno a Conte o Schlein?

«Capisco che la bambola è partita ma siamo determinati a non subirla, a guardare alla sostanza. Non è una furbizia tattica eh, ma la risposta necessaria alla domanda che ci viene dal risultato delle urne».

Allora ha sbagliato Conte a parlarne subito a ridosso del voto?

«Non do giudizi sulle scelte degli alleati, perché ciascuno parla di quello che ritiene utile in quel momento. Io penso che non sia questa la priorità però».

Mettiamo che il governo cada a breve. Chi sarebbe a quel punto il vostro candidato premier?

«La legge non lo prescrive, non siamo ancora nel premierato. Come fronte progressista c’è per cominciare un “programma fondamentale, quello indicato dalla Costituzione”. E sul resto una formula condivisa la troveremo».

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