✕

Le opposizioni vanno all’assalto: “Dimissioni di Santanchè tardive, ora la premier spieghi”

25/03/2026 Roma, il Presidente del M5S Giuseppe Conte rilascia dichiarazioni dopo le dimissioni della ministra del Turismo (agf)

Ascolta l'audio

Pd, M5S, Avs, Iv e +Europa accusano Meloni di aver protetto la ministra per tre anni. Applausi alla Camera. Conte: “Governo che barcolla”. Bonelli: “Spettacolo indecoroso”
2 minuti di lettura

Se non si fosse dimessa, per Daniela Santanchè le opposizioni avevano già preparato il trappolone: mozione di sfiducia firmata da Pd, M5S, Avs, Iv, +Europa e Azione per «il venir meno del rapporto fiduciario tra la presidente del Consiglio e la ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica». Alla fine non ce n’è stato bisogno, la ministra ha lasciato da sola — e i lavori a Montecitorio sono stati interrotti da un lungo applauso — ma non basterà certo questo a placare le minoranze. La richiesta è unanime: Giorgia Meloni non può cavarsela così.

Dimissioni Santanchè, in aula scoppia l'applauso: Mulè si guarda attorno: "Che è successo?"

La segretaria del Pd Elly Schlein, dopo una lunga conferenza stampa alla Stampa estera in cui ha parlato della «crisi politica profonda della maggioranza» di governo, alla notizia delle dimissi…

Se non si fosse dimessa, per Daniela Santanchè le opposizioni avevano già preparato il trappolone: mozione di sfiducia firmata da Pd, M5S, Avs, Iv, +Europa e Azione per «il venir meno del rapporto fiduciario tra la presidente del Consiglio e la ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica». Alla fine non ce n’è stato bisogno, la ministra ha lasciato da sola — e i lavori a Montecitorio sono stati interrotti da un lungo applauso — ma non basterà certo questo a placare le minoranze. La richiesta è unanime: Giorgia Meloni non può cavarsela così.

Dimissioni Santanchè, in aula scoppia l'applauso: Mulè si guarda attorno: "Che è successo?"

La segretaria del Pd Elly Schlein, dopo una lunga conferenza stampa alla Stampa estera in cui ha parlato della «crisi politica profonda della maggioranza» di governo, alla notizia delle dimissioni commenta rilanciando un post social del partito: «Sempre troppo tardi».

Opinione condivisa e diffusa tra tutte le altre forze del fronte progressista. «Santanchè si è dimessa, dopo che per tre anni Meloni l’ha scudata e l’ha fatta scudare dal Parlamento, salvandola anche dalle nostre mozioni di sfiducia. Ci sono voluti 15 milioni di vostri voti al referendum per ottenere solo oggi le sue dimissioni. Abbiamo un governo che barcolla e una premier debolissima, che deve delle spiegazioni sul degrado istituzionale di cui si è resa responsabile. Lo deve fare di fronte al Paese e al Parlamento», è la riflessione del presidente del M5S Giuseppe Conte.

Angelo Bonelli di Avs riflette: «Le dimissioni arrivano tardi e non cancellano anni di arroganza e difesa dell’indifendibile. Il governo Meloni ha dato uno spettacolo indecoroso di fronte ai problemi degli italiani. È stato il voto popolare sul referendum sulla separazione delle carriere a fare pulizia di un governo di impresentabili che fino all’ultimo hanno resistito, nonostante posizioni assolutamente inquietanti». Queste dimissioni «chiudono un fatto politico inedito, la sfiducia della premier a mezzo stampa, ma lasciano sul campo tutte le conseguenze politiche del caso, anzi per certi aspetti le dilatano. Ci interessano poco i regolamenti di conti interni a Fratelli d’Italia, il clima da bunker che si respira da quelle parti, la strategia di Meloni che improvvisamente riscopre un giustizialismo d’antan dopo essersi professata garantista fino a ieri per cercare di rifarsi una immagine. Ci preoccupa, invece, l’evidente stato di implosione del governo», è il commento di Enrico Borghi e Davide Faraone di Iv. Mentre per Riccardo Magi di +Europa «Meloni esce politicamente a pezzi da tutta questa vicenda, indebolita dal post voto che ha gestito persino peggio della campagna elettorale per il referendum».

Insomma, il repulisti forzoso della premier dopo la batosta referendaria si sta trasformando in un meccanismo di implosione che si autoalimenta giorno dopo giorno. Per il centrosinistra, già galvanizzato dopo la vittoria referendaria, è tutto un surplus di soddisfazione. Anche Carlo Calenda, che al referendum era schierato per il Sì e che ad oggi è fuori dallo schema dell’opposizione, parlando in aula spiegava quanto fosse «necessario dirci su quali basi programmatiche il governo andrà avanti».

È una crisi politica in piena regola con anche diramazioni locali: in Piemonte la vicepresidente Elena Chiorino, coinvolta dall’affare Delmastro, esponente Fdi che con lui aveva aperto la società-ristorante assieme a un uomo della camorra, si è dimessa da vicepresidente della giunta regionale piemontese. Ma non da assessora. Una via di mezzo che infiamma altre polemiche.

Leggi i commenti