Il campo largo rimonta ma è diviso sulle primarie. Schlein: non una priorità
di Giovanna VitaleIl sorpasso c’era già stato a ridosso del referendum costituzionale. Figlio di una tendenza che la schiacciante vittoria del no e il successivo terremoto nel governo potrebbero ora consolidare, allargando il distacco tra un centrodestra in calo costante e un centrosinistra in lenta ma inesorabile rimonta.
A rilevarlo è la prima Supermedia dei sondaggi realizzata da Youtrend nelle due settimane precedenti il voto: tra il 12 e il 25 marzo, i consensi della maggioranza sono diminuiti — specie per Fratelli d’Italia che perde ben otto decimi, più di tutti gli altri partiti — mentre aumentano quelli della compagine progressista. Dove si registra l’exploit del M5s, in crescita di otto decimi, al 13,5%.
Tirando le somme, il centrodestra raccoglie il 44,6% delle intenzioni di voto, in linea col risultato che nel 2022 consentì a Giorgia Meloni di varcare il portone di palazzo Chigi. Il centrosinistra sale invece al 45,4%, quasi un punto sopra gli avversari. Dato che rafforza la spinta all’unità…
Il sorpasso c’era già stato a ridosso del referendum costituzionale. Figlio di una tendenza che la schiacciante vittoria del no e il successivo terremoto nel governo potrebbero ora consolidare, allargando il distacco tra un centrodestra in calo costante e un centrosinistra in lenta ma inesorabile rimonta.
A rilevarlo è la prima Supermedia dei sondaggi realizzata da Youtrend nelle due settimane precedenti il voto: tra il 12 e il 25 marzo, i consensi della maggioranza sono diminuiti — specie per Fratelli d’Italia che perde ben otto decimi, più di tutti gli altri partiti — mentre aumentano quelli della compagine progressista. Dove si registra l’exploit del M5s, in crescita di otto decimi, al 13,5%.
Tirando le somme, il centrodestra raccoglie il 44,6% delle intenzioni di voto, in linea col risultato che nel 2022 consentì a Giorgia Meloni di varcare il portone di palazzo Chigi. Il centrosinistra sale invece al 45,4%, quasi un punto sopra gli avversari. Dato che rafforza la spinta all’unità e sconsiglia di ripetere l’errore di dividersi, commesso alle ultime politiche. Anche se mettere insieme un’alleanza larga non sarà semplice, molto lavoro resta ancora da fare. Come dimostra il botta e risposta scaturito dalle parole di Stefano Patuanelli.
«Credo che con noi al governo ci fermeremo con gli aiuti militari all’Ucraina», spiega al mattino il capogruppo al Senato e vicepresidente cinquestelle, «ma penso che anche sulla politica estera riusciremo a trovare la quadra con le altre forze della coalizione». Apriti cielo. L’ala riformista del Pd la prende malissimo. «Con loro si fermeranno di certo, sapendo da che parte stanno», twitta sdegnato il senatore Filippo Sensi: «Con noi, invece, gli aiuti ci sono stati, ci sono e ci saranno. Fatevene una ragione». Scintille che fanno godere Carlo Calenda, lestissimo a infilare il dito nelle contraddizioni altrui. Ci prova Elly Schlein a metterci una pezza: «È difficile essere più divisi di questo governo sulla politica estera, che ha tre posizioni distinte. Sono fiduciosa che noi riusciremo a raggiungere un accordo su tutto».
Fosse l’unica questione che scatena tensioni e frizioni fra alleati. L’altra è il rebus sulle modalità per scegliere il candidato premier della coalizione. «Lo abbiamo già comunicato sia a Schlein sia a Conte: non possono esserci primarie se prima non si definisce una chiara cornice programmatica dell’alleanza», ribadisce l’altolà Angelo Bonelli di Avs. Ma anche nel Pd l’aria che tira non è favorevole. «Se noi ci mettessimo nelle prossime settimane a discutere dello strumento per chi farà il leader commetteremmo un errore clamoroso», avverte Stefano Bonaccini. Parole che pesano, trattandosi del presidente dem. Condivise da molti, dentro e fuori il partito. «Io ritengo che parlarne oggi sia farsi male inutilmente», incalza Pier Ferdinando Casini: «Oggi bisogna parlare dei risultati del referendum, dei problemi che ha il Paese, che sono tanti, e del contesto internazionale, che è drammatico». Lo stesso concetto del governatore campano di rito 5S Roberto Fico: «In questo momento l’opposizione deve costruire un progetto e un programma per essere pronti quando si andrà al voto».
Ma da via di Campo Marzio, quartier generale di Giuseppe Conte, precisano: l’ex premier giallorosso «non ha detto primarie subito», prima bisogna consultare gli iscritti. Ma quando sarà, dovranno essere «aperte» e di «popolo»: l’unico modo per riuscire a spuntarla su Schlein. La quale, respirati gli umori contrastanti all’interno del Pd, a sera un po’ frena: «Oggi la nostra priorità non sono le primarie». La telenovela continua. —