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La Russa difende Santanchè: “Nessuna ragione per lasciare”. Salvini: periodo stimolante

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Il presidente del Senato: “Sono stato io a fare da tramite giusto obbedire alla premier”. Donzelli esclude il voto anticipato
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È stata dura. Lo racconta in tv il presidente del Senato Ignazio La Russa. Nel travaglio che si è consumato intorno al passo indietro “forzato” dell’ormai ex ministra del Turismo, il delicato ruolo di mediatore – «aver dovuto essere io a parlarle» – gli è pesato: «Ma l’ho fatto – dice su Rete 4 – nell’interesse sia di Daniela che del partito, la situazione era difficile, non c’era alcuna ragione giuridica per le dimissioni». Una difesa totale: «Sulla vicenda famosa del Covid, non c’è neanche il rinvio a giudizio». Però il piano ormai era inclinato, lo riconosce il presidente di Palazzo Madama: Santanchè, accusata di «una cosa vecchia», «nei giorni del referendum paga un prezzo alto per una vicenda contingente». Non che sia una critica alla premier. Anzi: «Onore e merito a Giorgia che si è sobbarcata il peso nell’ultima settimana di una campagna referendaria che non apparteneva alla storia del partito di Fratelli d’Italia». La “Santa” l’aveva detto a modo suo: «Sono abituata a pagare i…

È stata dura. Lo racconta in tv il presidente del Senato Ignazio La Russa. Nel travaglio che si è consumato intorno al passo indietro “forzato” dell’ormai ex ministra del Turismo, il delicato ruolo di mediatore – «aver dovuto essere io a parlarle» – gli è pesato: «Ma l’ho fatto – dice su Rete 4 – nell’interesse sia di Daniela che del partito, la situazione era difficile, non c’era alcuna ragione giuridica per le dimissioni». Una difesa totale: «Sulla vicenda famosa del Covid, non c’è neanche il rinvio a giudizio». Però il piano ormai era inclinato, lo riconosce il presidente di Palazzo Madama: Santanchè, accusata di «una cosa vecchia», «nei giorni del referendum paga un prezzo alto per una vicenda contingente». Non che sia una critica alla premier. Anzi: «Onore e merito a Giorgia che si è sobbarcata il peso nell’ultima settimana di una campagna referendaria che non apparteneva alla storia del partito di Fratelli d’Italia». La “Santa” l’aveva detto a modo suo: «Sono abituata a pagare i miei conti e anche quelli degli altri».

Il giorno dopo lo schianto è dedicato a raccogliere i rottami. Il presidente del Senato a pranzo vede il responsabile dell’organizzazione Giovanni Donzelli: «Niente di strano, capita di frequente», minimizza il deputato meloniano. E tuttavia non è una settimana normale. I due parlano inevitabilmente di quello che è accaduto, di quello che sta ancora accadendo. All’uscita di Palazzo Giustiniani, poi, Donzelli viene intercettato dai cronisti: assicura che il voto anticipato «non sia mai nemmeno stato ipotizzato». Ma ammette che sì, si apre una nuova fase. E prima di farlo c’era la «necessità di dare un segnale, un cambio di passo» su «alcuni messaggi» che la premier vuole «dare molto chiari».

Che le scosse siano finite, nessuno è pronto a scommetterci. L’ipotesi è che dopo il repulisti tra i ministeri, qualche aggiustamento vada a toccare le strutture del partito. Da giorni si inseguono le voci di un avvicendamento tra lo stesso Donzelli e Arianna Meloni alla guida della macchina organizzativa. «Non è detto che sia un cambiamento formale, potrebbe anche essere solo ridimensionato nel potere effettivo», è il ragionamento che si sente dentro il partito. «Non penso che salteranno altre teste», azzarda una previsione a SkyTg24 il responsabile del programma, Francesco Filini. Ora il «governo vuole ripartire senza distrazioni». E infatti, all’indomani di tre dimissioni di peso, l’ufficio studi di FdI, propaggine della comunicazione che fa capo al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, pubblica un dossier sulla missione in Algeria e «i flussi d’energia». L’indicazione ai parlamentari è chiara: parliamo d’altro, facciamo vedere che siamo al lavoro. Per la stessa ragione, i social di Giorgia Meloni e satelliti martellano sulle nuove norme Ue sui rimpatri, «una svolta fortemente voluta dall’Italia». Daniela Santanchè chi? Forza Italia è presa dal proprio psicodramma interno. Il vicepremier leghista Matteo Salvini addirittura si limita a dire che «è un momento politicamente stimolante, interessante diciamo». Come fosse il governo di un altro. Chi invece non ha intenzione di fare finta di niente è l’opposizione. Per la segretaria Pd Elly Schlein, «ora bisogna cercare di ricucire il Paese che Meloni ha diviso».

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