Schlapp: “Meloni è un’alleata, dialogo con il governo per il Cpac a Roma”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliGRAPEVINE – «Se vorremmo fare la nostra conferenza in Italia? Certo, può scommetterci. Chi non vorrebbe venire nel vostro magnifico paese? Ma le dirò di più: stiamo parlando già con il governo per organizzarla al più presto». Matt Schlapp e la moglie Mercedes si aggirano per i saloni del Gaylord Texan Resort di Grapevine, vicino Dallas, dove quest’anno hanno trasferito l’appuntamento annuale della loro Conservative political action conference, la più potente lobby del movimento conservatore negli Stati Uniti.
Un tempo la frequentava anche Giorgia Meloni, quando non era ancora premier ma si stava accreditando in questo mondo, diventato poi il cuore del fenomeno Maga. Il presidente Trump è stato una presenza fissa negli ultimi dieci anni, però stavolta stranamente non è nel programma ufficiale. Forse perché la guerra in Iran lo tiene occupato, oppure, secondo i maligni, perché l’allineamento non è più perfetto come un tempo.
Come mai la premier Meloni quest’anno non è venuta?
«Con i cap…
GRAPEVINE – «Se vorremmo fare la nostra conferenza in Italia? Certo, può scommetterci. Chi non vorrebbe venire nel vostro magnifico paese? Ma le dirò di più: stiamo parlando già con il governo per organizzarla al più presto». Matt Schlapp e la moglie Mercedes si aggirano per i saloni del Gaylord Texan Resort di Grapevine, vicino Dallas, dove quest’anno hanno trasferito l’appuntamento annuale della loro Conservative political action conference, la più potente lobby del movimento conservatore negli Stati Uniti.
Un tempo la frequentava anche Giorgia Meloni, quando non era ancora premier ma si stava accreditando in questo mondo, diventato poi il cuore del fenomeno Maga. Il presidente Trump è stato una presenza fissa negli ultimi dieci anni, però stavolta stranamente non è nel programma ufficiale. Forse perché la guerra in Iran lo tiene occupato, oppure, secondo i maligni, perché l’allineamento non è più perfetto come un tempo.
Come mai la premier Meloni quest’anno non è venuta?
«Con i capi di governo la logistica è sempre molto complicata e stavolta non siamo riusciti a farla funzionare».
L’avete invitata?
«Certo, sempre».
Ma non poteva intervenire via video, come aveva fatto l’anno scorso?
«Quest’anno abbiamo cercato di limitare il più possibile i discorsi da remoto, privilegiando le presenze di persona».
L’ex consigliere del presidente, Steve Bannon, uno dei vostri ospiti invitati a parlare dal palco e a tenere in diretta il suo podcast, ci ha detto che ormai Meloni è diventa una globalista, e la sua decisione di non collaborare dal principio con le operazioni militari in Iran dimostra che non può essere un ponte tra l’amministrazione Trump e l’Europa. Non è che c’è un raffreddamento nei rapporti con la premier, magari perché gli interessi nella fase in corso dei rapporti internazionali divergono?
«Meloni deve prima di tutto sopravvivere. Bisogna capire che in questo momento, in particolare dopo il referendum, la sua priorità è restare alla guida del paese. Quindi deve compiere un difficile gioco di equilibrio: da una parte non può compromettere il suo rapporto con gli altri leader europei, di cui ha bisogno per ragioni economiche e non solo; dall’altra non vuole rovinare il rapporto con Trump e con noi, perché questo è il suo istinto politico naturale. Per il nostro mondo però resta un’alleata molto importante e capiamo le sue esigenze».
Perciò vorreste organizzare la conferenza Cpac in Italia?
«Questo è sicuro. Chi non vorrebbe venire nel vostro paese?».
Ma è un desiderio o un progetto concreto?
«Stiamo parlando con il governo per portare Cpac in Italia. L’abbiamo fatto in Ungheria e Polonia, lavoriamo con Gran Bretagna e Germania, ora puntiamo su Roma».
L’anno prossimo, quando in Italia ci saranno le elezioni?
«Speriamo, incrociamo le dita».