✕

La vendetta di Eris sulle divinità di governo

2RJHPX8 Eris, Greek goddess of discord, tossed the Apple of Discord intended for the most beautiful one, provoking the goddesses to begin quarreling. 

Ascolta l'audio

Eris è una dea malevola, ma potente. Omero, che l’aveva vista in azione, la descrive in questo modo: «Insaziabile, sorella e compagna diAres, l’omicida. Sulle prima si mostra piccola piccola, ma subito dopo innalza la testa fino al cielo e cammina sopra la terra». Per poi scatenare risse e conflitti sanguinosi.
2 minuti di lettura

Eris è una dea malevola, ma potente. Omero, che l’aveva vista in azione, la descrive in questo modo: «Insaziabile, sorella e compagna di Ares, l’omicida. Sulle prima si mostra piccola piccola, ma subito dopo innalza la testa fino al cielo e cammina sopra la terra». Per poi scatenare risse e conflitti sanguinosi. Così era successo la volta in cui si celebravano le nozze di Peleo e Teti. Tutti gli dèi dell’Olimpo erano stati invitati, si gioiva e si banchettava – salvo che si erano dimenticati di invitare Eris. Per questo mancato invito, l’ira furibonda della dea riuscì a trasformare quel matrimonio in una catastrofe, che finì per provocare addirittura la guerra di Troia.

Così deve essere andata anche questa volta. Dunque, le divinità del governo italiano, riunite nelle proprie lussuose sedi ministeriali, si apprestavano a celebrare le proprie nozze con la Nazione. Tutto era stato apparecchiato, cabine elettorali nelle scuole, stuoli di scrutatori e rappresentanti di lista; mentre Herme…

Eris è una dea malevola, ma potente. Omero, che l’aveva vista in azione, la descrive in questo modo: «Insaziabile, sorella e compagna di Ares, l’omicida. Sulle prima si mostra piccola piccola, ma subito dopo innalza la testa fino al cielo e cammina sopra la terra». Per poi scatenare risse e conflitti sanguinosi. Così era successo la volta in cui si celebravano le nozze di Peleo e Teti. Tutti gli dèi dell’Olimpo erano stati invitati, si gioiva e si banchettava – salvo che si erano dimenticati di invitare Eris. Per questo mancato invito, l’ira furibonda della dea riuscì a trasformare quel matrimonio in una catastrofe, che finì per provocare addirittura la guerra di Troia.

Così deve essere andata anche questa volta. Dunque, le divinità del governo italiano, riunite nelle proprie lussuose sedi ministeriali, si apprestavano a celebrare le proprie nozze con la Nazione. Tutto era stato apparecchiato, cabine elettorali nelle scuole, stuoli di scrutatori e rappresentanti di lista; mentre Hermes, il dio della comunicazione, a capo dei suoi innumerevoli araldi diffondeva in lungo e in largo, sulla rete e nei canali televisivi di stato, la formula di matrimonio: ovviamente, chiedendo alla Nazione di pronunziare il fatidico “Sì”. Il fatto è, però, che alle nozze non avevano invitato Eris. All’inizio nessuno l’aveva vista arrivare, come si dice oggi, poi però, passo dopo passo, la statura della dea era cresciuta smisuratamente, mentre le divinità del governo cominciavano a guardarsi prima preoccupate, poi smarrite. Il problema è sempre costituito da Omero, che in Italia si legge poco. Ancora nell’Iliade, infatti, il poeta l’aveva ben detto che a Eris si accompagnano il Panico e il Terrore. Accadde così che la Nazione italiana fu inaspettatamente sostituita dal Popolo italiano, il quale, sobillato da Eris, al momento di pronunziare la formula di matrimonio invece di dire “Sì”, disse “No”. Insomma, un patatrac. Eris si prese la sua rivincita, e che rivincita!

Bastò aver suscitato quel “No” perché le divinità del governo cominciassero ad accapigliarsi fra loro. La furia di Eris si abbatté dapprima sulla provincia di Dike, la dea della giustizia, e sui suoi esecutori. La prima a cadere fu una divinità di terzo grado, ma particolarmente tenace e vocale. Pare che nel suo dominio esercitasse un potere assoluto, tanto che i suoi, borbottando nei corridoi, l’avevano soprannominata la “zarina”. Un titolo che, diciamo la verità, per una dea era troppo poco.

Poi fu la volta di una divinità di secondo grado, un dio stavolta, anche lui appartenente al ministero di Dike. Eris non dovette faticare perché venisse sbalzato giù dall’Olimpo. Pare infatti che questo dio di secondo grado fosse implicato in una faccenda di bistecche, roba poco chiara, comunque assai disdicevole per chi esercita un ministero divino. Poi toccò alle divinità di primo grado. Dike, la dea della giustizia, traballò alquanto sul suo trono, poi però si mostrò contrita e dimessa, tanto che Eris la risparmiò. Ma la sua furia si scatenò senza risparmio contro una dea a pieno titolo, una divinità cretese, assai arcaica, che chiamavano la Dea dei Serpenti. Con in mano due rettili questa divinità soleva avanzare baldanzosa, sprezzante, e anche questa volta resisté e tentò in ogni modo di restare seduta sul suo trono. Solo che Eris non perdona, anche la Dea dei Serpenti finì per essere sbalzata giù dall’Olimpo (alcuni dicono che perdesse semplicemente l’equilibrio per colpa del tacco delle sue scarpe). Ma chissà. Le ultime notizie dall’Olimpo, comunque, dicono che Eris non ha ancora finito di compiere la sua vendetta.

Leggi i commenti