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L’addio di Parodi: "Al referendum non ha vinto l’Anm, ma i cittadini. Ora serve rinnovamento"

(ansa)

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Il presidente uscente parla commosso tra gli applausi: "Io lascio, ma non dividiamoci. Il voto ha riacceso la luce ma non ha ripulito la stanza". Scatta anche il pressing dei 4 comitati: "Ora la legge per il voto ai fuorisede"
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ROMA – È il giorno che non si aspettavano di vivere. Cesare Parodi, procuratore di Alessandria, sa che è il suo ultimo discorso da presidente uscente dell'Associazione nazionale magistrati, cita emozionato Francesco De Gregori: "E poi la gente, perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare".

Applausi, abbracci, un po' di commozione e soprattutto l'agenda ricca di buoni propositi -"Dobbiamo migliorare, dobbiamo essere più attenti e in ascolto: con i cittadini, con gli avvocati, dobbiamo meritarci sempre di più tutta la fiducia che comunque arriva da questo voto" - segnano il primo comitato direttivo centrale dell'Anm, dopo la netta affermazione del no al referendum.

La sala al quinto piano è gremita di magistrati, nonostante il sabato spettrale negli ambienti della Cassazione. È la fase: oltre la vittoria. Con la riapertura al dialogo con ministero e governo, per poter incidere "ade…

ROMA – È il giorno che non si aspettavano di vivere. Cesare Parodi, procuratore di Alessandria, sa che è il suo ultimo discorso da presidente uscente dell'Associazione nazionale magistrati, cita emozionato Francesco De Gregori: "E poi la gente, perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare".

Applausi, abbracci, un po' di commozione e soprattutto l'agenda ricca di buoni propositi -"Dobbiamo migliorare, dobbiamo essere più attenti e in ascolto: con i cittadini, con gli avvocati, dobbiamo meritarci sempre di più tutta la fiducia che comunque arriva da questo voto" - segnano il primo comitato direttivo centrale dell'Anm, dopo la netta affermazione del no al referendum.

La sala al quinto piano è gremita di magistrati, nonostante il sabato spettrale negli ambienti della Cassazione. È la fase: oltre la vittoria. Con la riapertura al dialogo con ministero e governo, per poter incidere "adesso sulle vere criticità della giustizia"; ma è anche anche il momento dei primi conflitti che riaffiorano tra le correnti, sotto traccia, per la partita che si apre sulla nuova presidenza, visto che Parodi conferma l'irrevocabilità del suo addio come vertice (resterà però nel comitato), al suo posto svolgerà le funzioni il vicepresidente vicario, Marcello De Chiara.

Ed è "oltre la vittoria", per ottenere più diritti a beneficio di tutti, anche la direzione che ispira oggi il gruppo di vertice dei comitati per il no. Ovvero: l'appello unitario dei quattro presidenti, Giovanni Bachelet ("Società civile", con Cgil, Arci, Acli, Anpi), Enrico Grosso ("Giusto dire no", dell'Anm), Franco Moretti ("Avvocati per il no") e Giuseppe Salmé ("Comitato dei 15"), rivolto a tutto il Parlamento, per l'adozione di una legge che consenta il voto ai fuorisede. Opzione negata, nel corso della consultazione referendaria sulla giustizia, a circa cinque milioni di italiani: una scelta che, raccontano le urne, la destra ha pagato cara.

L'Anm: “Ora serve rinnovamento, diamo il nostro massimo”

Parodi non ha dubbi: "Questa non è una vittoria dell'Anm, questa è la vittoria delle cittadine e dei cittadini ai quali abbiamo cercato di spiegare, insieme al grande lavoro svolto dal nostro comitato come dagli altri efficaci comitati del no, i rischi e le preoccupazioni che avevamo sugli effetti della riforma. E la Costituzione è ancora sentita come casa comune". Ora però bisogna guardare avanti, il presidente uscente conferma la volontà di aprire un tavolo di confronto con il governo: "Il dialogo con il Paese non è un episodio, deve diventare un metodo. La vittoria ha riacceso la luce ma non ha ripulito la stanza". Bisogna quindi essere rigorosi, "la credibilità si misura sulla trasparenza, la coerenza. Servono segnali concreti e distanza chiara dall'opacità e contro i personalissimi".

Dello stesso segno la relazione del segretario, Rocco Maruotti, che prima ringrazia il "capo" ("Cesare ha dimostrato che si può essere intransigenti sui principi, ma gentili nel modo con cui quei principi si difendono, anche di fronte a chi vuole solo delegittimarti"), poi ricorda "offese e insulti piovuti sulla magistratura non solo per mesi, ma da anni", chiama l'applauso per uno dei bersagli della destra, Nicola Gratteri, riconosce la sua caduta con quel post che richiamava l'America di Trump ("anche da alcuni di noi c'è stata qualche sbavatura e ce ne siamo scusati") poi avanza con il lungo elenco di buoni propositi: "Dobbiamo operare per rendere veramente efficiente la giurisdizione; dobbiamo dare sempre di più centralità all'ascolto dell'utenza, attraverso la puntualità nel lavoro, lo studio sempre attento degli atti, la sensibilità nei confronti di tutte le parti, l'educazione nei rapporti con l'avvocatura".

L'Anm nuovo soggetto politico, come accusano da destra? Parodi: "Noi non avremo mai un ruolo politico, non ci compete. Ma vediamo che troppe persone operano in senso contrario per dare un'immagine della giustizia che non corrisponde a quella che veramente è". Né Parodi accetta le ipotesi del sottosegretario Fazzolari, che agitava timori di "un'azione ancora più incisiva delle toghe" contro provvedimenti del governo sull'immigrazione. "Si tratta di timori così astratti e generici, che francamente non si comprendono -ribatte - Noi applichiamo le leggi e su quel tema ci sono anche norme sovraordinate, che vengono dall'Unione europea, e alle quali sarebbe assurdo sottrarsi".

E sulla legge elettorale del Csm, eventualmente da rifare, Parodi apre mentre Maruotti non è d'accordo. Ma il comitato è intanto percorso da fibrillazioni e confronti tesi sulla partita del nuovo presidente: la nomina toccherà sempre a Magistratura indipendente (il gruppo più vicino al governo), si fanno i nomi del senior Antonio D'Amato, insieme a quello di Gerardo Giuliano e di Chiara Salvatori. Su quest'ultima c'è il veto di Unicost, la corrente di centro: è fuoriuscita da Unicost (ai tempi dello scandalo Palamara), secondo la quale quell'opzione non darebbe il senso di una netta discontinuità con il passato.

Comitati del no: "Ora investire sulla giustizia e sul voto dei fuorisede"

Dopo il voto, non si scioglie neanche l'impegno dei comitati per il no. Si riparte da un appello al Parlamento da parte dei quattro presidenti: Giovanni Bachelet, Enrico Grosso, Franco Moretti e Giuseppe Salmè. Il risultato delle urne ha sorpreso per la sua ampiezza e il peso specifico, "una larga fetta di cittadine e cittadini è tornata a votare dopo anni di distanza o disillusione", un patrimonio da coltivare e consolidare, insomma.

Come? Con investimenti sulla giustizia e con una legge ad hoc per poter consentire ai fuorisede di esprimere il proprio voto, senza sacrifici personali. Perché "la grande attenzione dei cittadini, soprattutto dei più giovani, per la nostra Costituzione non era scontato. L’esito referendario va inteso come un chiaro invito ad attuarla e a non modificarla mai più a colpi di maggioranza”. Da parte del centrosinistra arrivano i primi sì. C'è già la proposta di legge del Pd. Anzi, rileva Debora Serracchiani con Repubblica, "il nostro appello legato alla nostra proposta era "voto dove vivo". E avevamo presentato emendamenti al 'dl Elezioni', che la maggioranza ha bocciato prima del referendum". Impegno ripreso da Elly Schlein che aveva detto, già subito dopo l'esultanza per la vittoria del no, "sarà la prima legge che faremo".

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